Il giorno 7 giugno 2007 l’Ansa comunicava l’arresto di Carlo Fulchir in seno al crack Finmek da un miliardo di euro.
Io sono un lavoratore che ha perso il posto grazie a lui (siamo circa 6000 in Italia). Molti hanno perso soldi.
Il tg di La7 ne diede notizia nell’edizione delle 12.30, il TG3 Piemonte anche, TUTTI GLI ALTRI TG1, TG2, TG4, TG5 NON NE PARLARONO NEMMENO!!!!!!!!!!
Oggi, 20 giugno 2007, temo che vada a finire tutto nel dimenticatoio!
Eppure il caso è di importanza nazionale! Sotto alcuni articoli esplicativi, scritti lo stesso giorno e nei giorni immediatamente seguenti.
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Crack Finmek, arrestato ex consigliere del ministro Bersani
Otto ordinanze di custodia cautelare e quindici perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della magistratura di Padova sul crack Finmek da un miliardo di euro.
Tra gli indagati figura Carlo Fulchir, 45 anni, di Buja (Udine), ex consigliere economico di Pierluigi Bersani nel primo Governo D’Alema. I militari delle fiamme gialle stanno operando tra le province di Padova, Venezia, Milano, Udine e Roma. I provvedimenti sono stati emessi dal gip Cristina Cavaggion su richiesta del pm Paola De Franceschi. Le accuse sono, a vario titolo, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, aggiotaggio, e malversazione ai danni dello Stato.
LE INDAGINI. L’operazione di oggi è la conclusione di due anni di indagini svolte tra 8 stati esteri, che hanno coinvolto 100 società, vagliato 11 mila istanze di creditori, controllato 700 conti correnti bancari e attraverso anche 18 mila ore di intercettazioni telefoniche. Lo scorso aprile i finanzieri avevano sequestrato beni per 15 milioni di euro. Il crack mise sulla strada quasi 6 mila dipendenti. Le società coinvolte nel crack, e tutte parti del gruppo, sono dislocate tra Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo, Lombardia, Sardegna e Campania. Tra le più note Telit, ex Olivetti, Italtel, Magneti Marelli, Ixtant e Ixfin. I particolari dell’operazione saranno resi noti alle 15 al Comando del Nucleo regionale di polizia tributaria, a Mestre.
L’AZIENDA. La Finmek, azienda di ingegneria elettronica delle telecomunicazioni con sede a Padova, era stata dichiarata insolvente il 12 maggio 2004 e ha potuto beneficiare del decreto del ministro Antonio Marzano. Il gruppo, presieduto all’epoca da Roberto Tronchetti Provera (e per questo indagato nell’inchiesta), fratello del presidente della Pirelli, avrebbe acquistato e ceduto aziende, disperdendo capitali che hanno portato la società al fallimento. Manovre societarie che, nell’ipotesi dell’accusa, avrebbero fatto diventare carta straccia i bond emessi dalla Finmek nel 2001 per un valore di quasi 150 milioni di euro. Nell’inchiesta furono indagate 14 persone, e tra queste appunto Fulchir. I finanzieri hanno potuto accertare che il Gruppo Finmek aveva nel tempo fatto una serie di acquisizioni societarie, finalizzate allo sviluppo di grossi progetti imprenditoriali, usufruendo anche di consistenti contributi pubblici, senza provvedere al ripianamento delle situazioni di crisi esistenti. Inoltre sarebbe stata creata una ragnatela di società, tra l’Italia e l’estero, con l’obiettivo di svuotare le risorse, e quindi portando di fatto all’inevitabile fallimento del gruppo. La Finmek aveva usufruito, e usufruisce tuttora, dei benefici finalizzati al salvataggio delle grandi aziende in crisi, già applicati alla Parmalat.
07/06/2007 10:39 L’Unione Sarda
Padova 07/06/2007 11:51
CRACK FINMEK, LA GUARDIA DI FINANZA DI PADOVA ARRESTA 8 PERSONE
Padova, 7 giu. (Apcom) - Il crack della Finmek, azienda padovana dell’ hi-tech ha determinato l’apertura di un’indagine da parte della magistratura di Padova che ha portato oggi a un’operazione del Nucleo regionale della Guardia di finanza e l’esecuzione di 8 ordinanze di custodia cautelare. Indagando sul crack di 1 miliardo di euro della Finmek sono finiti nel mirino della Fiamme gialle anche Carlo Fulchir, ex consigliere economico del ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani all’epoca del primo governo D’Alema nel 1998 quando Bersani era responsabile del dicastero dell’Industria e l’imprenditore Roberto Tronchetti Provera, fratello di Marco, il numero uno di Pirelli. La Guardia di finanza sta proseguendo le indagini tra Padova, Venezia, Milano, Udine e Roma. Riguardo al coinvolgimento di Fulchir giunge una precisazione del ministro Bersani. "E’ totalmente falso - sottolinea il portavoce del responsabile del dicastero delle Attività produttive. - che Carlo Fulchir sia stato mai consigliere economico del ministro Bersani, come invece riportato dalle agenzie di stampa".
La7 07/06/07
LAVORO, CRACK FINMEK: INCHIESTA PROCURA VENEZIA, OTTO ARRESTI
Arresti e perquisizioni in corso tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, nell’ambito dell’inchiesta sul crac della Finmek. La Guardia di Finanza di Venezia ha eseguito otto ordinanze di custodia cautelare, e sta effettuando una quindicina di perquisizioni tra Venezia, Padova, Udine, Milano e Roma. Tra gli indagati c’è anche Roberto Tronchetti Provera, fratello di Marco. E Carlo Fulchir, indicato, nelle indiscrezioni trapelate dagli inquirenti, come consigliere economico del ministro Pierluigi Bersani, nel primo governo D’Alema: circostanza smentita, però, dall’ufficio stampa dello stesso Bersani. I provvedimenti sono stati emessi dal gip Cristina Cavaggion, su richiesta del pm Paola De Franceschi. Le accuse sono, a vario titolo, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, aggiotaggio e malversazione ai danni dello Stato. Il crac Finmek, su cui si indaga ormai da un paio di anni, provocò un buco di circa un miliardo di euro. E quasi seimila dipendenti rimasero senza lavoro. Le società coinvolte sono dislocate tra Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo, Lombardia, Sardegna e Campania. Tra le più note Telit, ex Olivetti, Italtel, Magneti Marelli, Ixtant e Ixfin. L’operazione di oggi è la conclusione di due anni di indagini svolte tra otto stati esteri, che hanno coinvolto 100 società, vagliato 11 mila istanze di creditori, controllato 700 conti correnti bancari e 18 mila ore di intercettazioni telefoniche. Lo scorso aprile, i finanzieri avevano sequestrato beni per 15 milioni di euro. La Finmek, azienda di ingegneria elettronica delle telecomunicazioni con sede a Padova, era stata dichiarata insolvente il 12 maggio 2004 e ha potuto beneficiare del decreto del ministro Antonio Marzano. Il gruppo, presieduto all’epoca da Roberto Tronchetti Provera (per questo indagato), fratello del presidente della Pirelli, avrebbe acquistato e ceduto aziende, disperdendo capitali che hanno portato la società al fallimento. Manovre societarie che, nell’ipotesi dell’accusa, avrebbero fatto diventare carta straccia i bond emessi dalla Finmek nel 2001 per un valore di quasi 150 milioni di euro. Nell’inchiesta furono indagate 14 persone, e tra queste appunto Fulchir. I finanzieri hanno potuto accertare che il Gruppo Finmek aveva nel tempo fatto una serie di acquisizioni societarie, finalizzate allo sviluppo di grossi progetti imprenditoriali, usufruendo anche di consistenti contributi pubblici, senza provvedere al ripianamento delle situazioni di crisi esistenti. Inoltre sarebbe stata creata una ragnatela di società, tra l’Italia e l’estero, con l’obiettivo di svuotare le risorse, e quindi portando di fatto all’inevitabile fallimento del gruppo. La Finmek aveva usufruito, e usufruisce tuttora, dei benefici finalizzati al salvataggio delle grandi aziende in crisi, già applicati alla Parmalat. (La Repubblica.it 7 giugno 2007-11:58)
ARTICOLO VECCHIO 15 maggio 2006-09:10
LAVORO, SCANDALO TEXAS-FINMEK: FULCHIR NONINATO DA GOVERNO D’ALEMA
“Probabilmente si farà un centro commerciale”. Con questa espressione vaga si conclude il servizio di RaiTre sulla vicenda dell’ex Texas di Aversa. La sinistra aversana (PdCI e Ds in primis), che aveva invitato ad assistere alla trasmissione Report, con tanto di manifesti che gridavano alla colata di cemento (loro se ne intendono), si è ritrovata con in mano un pugno di mosche. Spero non si vorranno aggrappare al poco professionale avverbio “probabilmente”. Il giornalista del servizio pubblico doveva attenersi ai fatti: le illazioni doveva lasciarle agli altri. E i fatti dicono – lo ha detto la conduttrice di Report, la Gabanelli - che il responsabile della crisi dell’ex Texas e della contestuale crisi occupazionale è il signor Carlo Fulchir, Presidente della Finmek, nominato nel 2000 dall’allora Presidente del Consiglio D’Alema come proprio consulente per l’innovazione tecnologica, dopo che lo stesso Fulchir aveva preso milioni di euro di soldi pubblici – anno 1998, Governo D’Alema - per risanare aziende che ha poi fatto fallire. Che boomerang per la sinistra aversana”. Lo afferma su www.mariniello.org il Dirigente Nazionale di Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale, Gianmario Mariniello. “Tornando alle “polemiche paesane”, devo dire che da settimane sto assistendo ad ipocrite sceneggiate sulla vicenda della licenza data dal Comune di Aversa ai proprietari dell’area ex Texas. Premetto che averla tenuta nascosta per mesi è stato errore imperdonabile, di forma e di sostanza: si è permesso in tal modo la fioritura di cattivi pensieri e di illazioni di ogni genere. Ma se guardiamo nel merito della licenza per costruire nell’area ex Texas una fabbrica di pelletteria, due sono le alternative: o licenza è legittima - e in caso di diniego, il Comune di Aversa, in caso di ricorso al TAR, avrebbe dovuto pagare il risarcimento del danno al richiedente e infine concedere la licenza - oppure la licenza è illegittima, e chi ha elementi per definirla tale, è invitato coram populo ad andare alla Procura della Repubblica. Tertium non datur”. “L’area dell’ex Texas è a destinazione industriale, ergo una fabbrica di pelletteria è coerente con tale destinazione. Chi oggi parla di cittadelle universitarie, o ciancia – ironizza Mariniello - di paradisi terrestri da realizzare in quell’area, doveva pensarci al momento dell’approvazione del Piano regolatore, non oggi. Quando si parla dell’area ex Texas si dimentica che quell’area è proprietà privata, non pubblica”. “Si agita lo spettro di un centro commerciale nell’area ex Texas: noi di Azione Giovani, che unici, a destra e sinistra, gridammo contro i centri commerciali medio-grandi, ai tempi della redazione del Piano Commercio – poi bocciato dalla Regione – non possiamo che essere contrari a tale evenienza. Ma per aversi un centro commerciale in quella zona, è necessario cambiare destinazione attraverso la revisione della pianificazione urbanistica, ergo è necessario un passaggio in Consiglio Comunale: quindi è scelta che passerà sotto gli occhi dell’opinione pubblica. Se invece, si cercheranno scappatoie legali di vario genere – come si vocifera - il Comune avrà certamente tutti gli strumenti per opporsi alla realizzazione del Centro Commerciale nell’area ex Texas. E poiché un centro commerciale non si realizza in un giorno, l’opinione pubblica, il Consiglio Comunale, la Giunta e il Sindaco avranno il diritto e il dovere di farsi sentire. Noi di Azione Giovani vigileremo. Per il bene di Aversa, come sempre”, conclude Mariniello. (15 maggio 2006-09:10)
PADOVA - Il Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia sta eseguendo dalle prime ore di oggi 8 ordinanze di custodia cautelare e 15 perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della magistratura di Padova sul crac Finmek da un miliardo di euro. Tra gli indagati figura Carlo Fulchir, 45 anni, di Buja (Udine), ex consigliere economico di Pierluigi Bersani nel primo governo D’Alema.
I militari delle fiamme gialle stanno operando tra le province di Padova, Venezia, Milano, Udine e Roma.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip Cristina Cavaggion su richiesta del pm Paola De Franceschi. Le accuse sono, a vario titolo, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, aggiotaggio, e malversazione ai danni dello Stato.
INDAGINI - L’operazione di oggi è la conclusione di due anni di indagini svolte tra 8 stati esteri, che hanno coinvolto 100 società, vagliato 11 mila istanze di creditori, controllato 700 conti correnti bancari e attraverso anche 18 mila ore di intercettazioni telefoniche. Lo scorso aprile i finanzieri avevano sequestrato beni per 15 milioni di euro. Il crac mise sulla strada quasi 6 mila dipendenti. Le società coinvolte nel fallimento, e tutte parti del gruppo, sono dislocate tra Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo, Lombardia, Sardegna e Campania. Tra le più note Telit, ex Olivetti, Italtel, Magneti Marelli, Ixtant e Ixfin.
La Finmek, azienda di ingegneria elettronica delle telecomunicazioni con sede a Padova, era stata dichiarata insolvente il 12 maggio 2004 e ha potuto beneficiare del decreto del ministro Antonio Marzano. Il gruppo, presieduto all’epoca da Roberto Tronchetti Provera (e per questo indagato nell’inchiesta), fratello del presidente della Pirelli, avrebbe acquistato e ceduto aziende, disperdendo capitali che hanno portato la società al fallimento. Manovre societarie che, nell’ipotesi dell’accusa, avrebbero fatto diventare carta straccia i bond emessi dalla Finmek nel 2001 per un valore di quasi 150 milioni di euro. Nell’inchiesta furono indagate 14 persone, e tra queste appunto Fulchir. I finanzieri hanno potuto accertare che il Gruppo Finmek aveva nel tempo fatto una serie di acquisizioni societarie, finalizzate allo sviluppo di grossi progetti imprenditoriali, usufruendo anche di consistenti contributi pubblici, senza provvedere al ripianamento delle situazioni di crisi esistenti. Inoltre sarebbe stata creata una ragnatela di società, tra l’Italia e l’estero, con l’obiettivo di svuotare le risorse, e quindi portando di fatto all’inevitabile fallimento del gruppo. La Finmek aveva usufruito, e usufruisce tuttora, dei benefici finalizzati al salvataggio delle grandi aziende in crisi, già applicati alla Parmalat.
07 giugno 2007
fonte Corrieredellasera.it
CRACK FINMEK:FULCHIR MAI STATO CONSIGLIERE ECONOMICO BERSANI
ore 10.50
ROMA, 7 GIU - Carlo Fulchir, indagato nell’ambito del crack Finmek, "non è mai stato consigliere economico del ministro Pierluigi Bersani". E’ quanto afferma il portavoce dello stesso ministro dello Sviluppo economico.
fonte(ANSA)
http://www.rete5.tv
Padova, 7 giu. (Adnkronos/Ign) - Il Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia sta eseguendo 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere, nell’ambito dell’inchiesta della magistratura di Padova sul crac Finmek da un miliardo di euro. Le Fiamme Gialle stanno effettuando, inoltre, 15 perquisizioni.
Tra gli indagati anche Carlo Fulchir, già presidente e ad del Gruppo di telecomunicazioni finito in amministrazione straordinaria nel 2004.
I militari della Gdf stanno operando tra le province di Padova, Venezia, Milano, Udine e Roma.
I reati contestati agli otto dirigenti del Gruppo Finmek, in base all’indagine della procura della Repubblica di Padova, riguardano a vario titolo: l’associazione per delinquere, la bancarotta fraudolenta, il falso in bilancio, il riciclaggio, la truffa aggravata e l’aggiotaggio. Quest’ultimo reato relativo all’eurobond da 150 milioni di euro emesso dal Gruppo Finmek nel 2001 e finito in default nel 2004.
L’indagine della Gdf fin dall’inizio ha riguardato varie regioni in cui erano situati i numerosi stabilimenti delle 14 società del Gruppo che aveva sede a Padova e che contava 6mila dipendenti.
CRAC FINMEK
Arrestato il fratello di Tronchetti Provera
Otto arresti nel blitz delle Fiamme gialle: il crac provocò un buco di un miliardo mettendo nei guai migliaia di persone. Tra gli indagati, Fulchir. Il portavoce di Bersani: "Mai stato consigliere del ministro"
Venezia, 7 giugno 2007 - Il crac della Finmek, azienda padovana dell’ heig-tech ha determinato l’apertura di un’indagine da parte della magistratura di Padova che ha portato oggi a un’operazione del Nucleo Regionale della Guardia di Finanza e l’esecuzione di 8 ordinanze di custodia cautelare.
Indagando sul crac di 1 miliardo di euro della Finmek sono finiti nel mirino della Fiamme Gialle anche Carlo Fulchir, ex consigliere economico del ministro della sviluppo economico, Pier Luigi Bersani all’epoca del primo governo D’Alema nel 1998 quando Bersani era responsabile del dicastero dell’Industria e l’imprenditore Roberto Tronchetti Provera, fratello di Marco numero uno di Pirelli. La Guardia di Finanza sta proseguendo le indagini tra Padova, Venezia, Milano, Udine e Roma.
LA SMENTITA
Carlo Fulchir, indagato nell’inchiesta padovana sul crack Finmek che oggi ha portato all’esecuzione di otto arresti, non è mai stato consigliere del ministro Pier Luigi Bersani. Lo afferma un portavoce del responsabile del dicastero delle Attività produttive. "E’ totalmente falso - sottolinea il portavoce - che Carlo Fulchir sia stato mai consigliere economico del ministro Bersani, come invece riportato dalle agenzie di stampa".
07 giu 10:51 Finmek: portavoce Bersani, "Fulchir mai stato nostro consigliere"
ROMA - Carlo Fulchir non e’ mai stato consigliere del ministro Pier Luigi Bersani. Lo afferma un portavoce del responsabile del dicastero delle Attività produttive. "E’ totalmente falso - sottolinea il portavoce - che Carlo Fulchir sia stato mai consigliere economico del ministro Bersani, come invece riportato dalle agenzie di stampa". Fulchir e’ indagato nell’inchiesta padovana sul crack Finmek. (Agr)
» 2007-06-07 17:27 Carlo Fulchir e la moglie arrestati (ANSA) - VENEZIA, 7 GIU - Carlo Fulchir, fondatore del gruppo Finmek, e la moglie, Loris Nicoloso, sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza del Veneto per il crak da un miliardo di euro del gruppo industriale. Lo si è appreso poco fa dal Nucelo regionale di polizia tributaria. Fulchir è in carcere a Padova, la moglie a Venezia. Per loro le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta frudolenta, falso in bilancio, riciclaggio. L’ex presidente del gruppo Finmek, Roberto Tronchetti Provera, fratello del presidente della Pirelli, risulta invece nell’elenco degli indagati, con l’ipotesi di accusa di concorso in bancariotta fraudolenta. (ANSA).
Crack Finmek, arrestato fondatore Fulchir e altri quattro
giovedì, 7 giugno 2007 8.46
VENEZIA (Reuters) - Le Fiamme gialle hanno arrestato stamattina cinque persone, mentre altre tre destinatarie di ordinanze di custodia cautelare risultano latitanti all’estero, nell’ambito dell’inchiesta sul crack da 1 miliardo di euro del gruppo Finmek. Lo ha riferito un alto ufficiale della Guardia di Finanza.
"Sono otto le ordinanze di custodia cautelare: cinque sono state eseguite in Italia - a Roma, Milano, Venezia e Udine - mentre tre (riguardano) latitanti all’estero", ha detto a Reuters il colonnello Pier Luigi Pisano, comandante del Nucleo di polizia tributaria "Veneto" di Venezia.
Tra gli arrestati figura anche Carlo Fulchir, fondatore del gruppo Finmek, e nominato nel 2000 dall’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema consulente per l’Innovazione tecnologica.
"Le persone arrestate oggi sono tutte indagate per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al falso in bilancio, alla emissione di fatture false, aggiotaggio, truffa ai danni dello Stato e malversazione", ha aggiunto Pisano.
Secondo quanto riferito dalla Fiamme gialle, tra gli indagati figura anche il nome di Roberto Tronchetti Provera, il fratello dell’ex presidente di Telecom Italia e presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, per "aver certificato il bilancio 2002 di Finmek in qualità di presidente del cda (all’epoca dei fatti, nrd)".
"UN CRACK DA 1 MILIARDO DI EURO" REUTERS Italia giovedì, 7 giugno 2007 8.46
"Parliamo di un crack di un miliardo di euro, di falsi in bilancio per 650 milioni di euro e di distrazioni per 150 milioni di euro. Quindi le somme non solo sono consistenti, ma anche lo spessore del fallimento è notevole: è il terzo dopo Cirio e Parmalat".
Le indagini sono state avviate circa due anni fa. Dopo che nel 2002 Fulchir aveva chiesto un prestito obbligazionario emettendo un bond da 150 milioni di euro, nel 2004 il Tribunale di Padova dichiarò l’insolvenza del gruppo Finmek, ammesso alla procedura di amministrazione controllata.
Non è stato possibile raggiungere i legali degli indagati per un commento.
Il colonnello Pisano ha spiegato che le indagini vertono su una serie di passaggi fra le casse del gruppo Finmek e diversi conti correnti esteri e società fittizie ubicate in paradisi fiscali tipo Bahamas, Gibilterra e Andorra.
Gli inquirenti ipotizzano che i soldi confluissero nelle mani di Fulchir, della moglie e del fratello, ritenuti "i tre principali responsabili", ha spiegato Pisano.
"Verso la fine degli anni Novanta Fulchir inizia a recuperare tutta una serie di società che operavano nel settore tecnologico: Olivetti, Texas Instruments, Telit, Magneti Marelli. Le prende, fa grandi progetti di rilancio industriale perché si tratta di ditte che sono in difficoltà ... e si fa dare i soldi dallo Stato", dice il colonnello, aggiungendo che Fulchir si sarebbe impossessato dei finanziamenti.
"Sono circa 6mila i lavoratori che hanno visto in crisi il proprio posto di lavoro grazie agli interventi di Fulchir e delle sue società".
Gli arrestati si trovano nel carcere di Padova, tranne la moglie di Fulchir, Doris Nicoloso, detenuta a Venezia.
In carcere Carlo Fulchir, re della new economy
Carlo Mion
Ha distrutto il gruppo padovano. In manette anche Paolo Campagnolo di Cittadella
L’imprenditore friulano nel campo dell’elettronica aveva acquisito numerose aziende del Nordest
PADOVA. Il «rigattiere» della new economy è finito in galera. Carlo Fulchir, considerato un maghetto nel mondo dell’elettronica non per aver inventato qualche cosa ma per aver acquisito, una dopo l’altra, aziende storiche ma decotte ottenendo denaro pubblico per rilanciarle, è finito nella polvere. Ieri stava partendo con la moglie Doris Nicoloso per una crociera: sono invece arrivati i finanzieri che lo hanno arrestato assieme alla moglie, al fratello Loreto e ai collaboratori, il cittadellese Paolo Campagnolo e Guido Sommella.
Ha vissuto da leone, per una quindicina d’anni, nel mondo della nuova economia sbocciata a Nordest. Sale all’onore delle cronache quando la sua creatura, la finanziaria Finmek, è all’apice dello splendore dopo aver acquisito aziende che si chiamano Texas Instruments, Olivetti, Telit, tanto per citarne alcune. Seimila persone lavorano per lui. il piccolo artigiano friulano che alla fine degli anni Settanta, da una cantina di Buja (Udine), muove i primi passi nel settore dell’elettronica, si fa conoscere. Ha la fama del manager che riesce ad acquisire e rilanciare stabilimenti e produzioni che le grandi multinazionali scaricano quando l’elettronica vive la sua prima crisi. Compra per pochi soldi, spesso paga a rate, riesce a farsi finanziare dallo Stato e riesce pure ad ottenere importanti commesse. Sa muoversi nella palude della politica, non tralasciando nessuna alleanza. E’ socio di Marcello Dell’Utri in una società editoriale e nel contempo è consulente per le «Innovazioni tecnologiche» del primo governo D’Alema, fa sedere nel consiglio di amministrazione di una delle sue società il forzista lombardo Riccardo Pugnolin, ma anche Umberto Minopoli, consulente dell’attuale ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani. Considerato che opera anche in Campania, non trascura nemmeno i rappresentanti della vecchia Dc, mettendo in un altro consiglio di amministrazione il demitiano Michelangelo Agrusti. E non sono incarichi da poco. Basti pensare che, per il suo incarico, Pugnolin percepiva 180 mila euro l’anno.
Carlo Fulchir alla fine degli anni Novanta sogna la quotazione in borsa. Ma forse in realtà tenta, attraverso Banca Intesa, l’ultima carta per salvare una situazione che sta per precipitare. Il suo castello di scatole cinesi si sbriciola. Anche perché in verità, più che sanare le aziende negli anni, ha ingrossato i suoi conti correnti, molti all’estero. Banca Intesa non piazza che pochi bond che devono servire alla quotazione. Questo perché l’istituto si accorge che qualche cosa non va. Una segnalazione analoga arriva anche da una società incaricata di certificare i bilanci delle aziende.
Nel maggio del 2004 è l’inizio della fine. In poco meno di due mesi, una dopo l’altra, falliscono sommerse dai debiti le 13 aziende del gruppo. Quindi scatta l’indagine del Nucleo provinciale della Polizia tributaria di Venezia. Il crac ammonta ad un miliardo di euro. I militari del colonnello Pier Luigi Pisano cominciano a visionare documenti, a rimettere assieme pezzi di verità che consente di scoprire come un centinaio di milioni di euro siano spariti. Finiti in conti privati o in investimenti in Italia e all’estero. Di questi, 17 milioni sono stati recuperati. Dopo i sequestri dello scorso mese, ieri gli arresti. Il «rigattiere» della new economy deve rispondere di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, false comunicazioni sociali in danno di creditori, emissione di fatture false, riciclaggio, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione ai danni dello Stato, appropriazione indebita e aggiotaggio. E come lui anche gli altri. Mancano all’apello tre suoi collaboratori. Lavorano tutti all’estero.
LA NUOVA di Venezia (08 giugno 2007)