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“Dio dietro le sbarre”. Sofri : ateo è un uomo di fede


"Adriano Sofri e la fede di un ateo”, il sottotitolo di quella che è la storia non del “caso Sofri”, ma di Adriano.
mercredi 22 octobre 2008, par Letizia Tassinari - 610 letture

Veramente tanta gente due pomeriggi fa nella sala della Croce Verde, alla presentazione-dibattito del libro di Mario Lancisi, il Miscredente.

Anche gli amici più cari. Quelli che con lui hanno vissuto il ‘68. Come l’assessore Emiliano Favilla.

” Adriano Sofri e la fede di un ateo”, il sottotitolo di quella che è la storia non del “caso Sofri”, ma di Adriano. Persona e non personaggio. Del suo rapporto con la fede, con le sacre scritture e con i preti.

Accanto a Giuliano Rebecchi, direttore di Ipugnidicortina e organizzatore del pomeriggio culturale, e Davide Guadagni, il giornalista pisano che ha dato una “mano “allo scrittore”, significativa è stata la presenza di don Mario Mencaraglia, parroco di Pruno di Stazzema, e monsignore Roberto Filippini, il cappellano del carcere Don Bosco di Pisa che ha vissuto fianco a fianco con Sofri la sua terribile vicenda di carcerato. Il libro racconta di un Sofri fuori da Lotta Continua, dove fra l’altro “ha militato solo sette anni della sua vita.”

Mai nelle pagine l’autore si riferisce a lui come ex L.C.. Adriano è visto come uomo, nell’inferno dell’umanità, quello delle carceri. “Anche la chiesa è nata in carcere – sono le parole dei due prelati. La persecuzione di Cristo ne è una prova. “La condizione del carcere rievoca l’esperienza religiosa del popolo di Israele, scandita dal binomio prigione-liberazione”.

Cristo non come re ma come uomo, condannato a morte. Non con una corona di diamanti ma di spine. La storia di Sofri, “paradossale”, di un “iter processuale fatto di indizi, la sua sempre proclamata innocenza, che lo ha portato e lo porterà fino alla fine a non chiedere la Grazia, come segno di coerenza, nonostante la malattia, ma il suo prodigarsi per tutti i compagni, in primis l’amico Bompressi”, lo rende da miscredente a uomo di fede : ” Cos’è Dio se non l’immagine dell’uomo ?”

Sofri, nel carcere, ha manifestato amore per tutti. Aiutando tanti, quelli che lui riteneva più bisognosi. ” Amore per il prossimo, come Cristo insegna”. Questa “è stata, ed è, la sua fede, di uomo pacifista senza ma e senza se”. Come un nuovo capitolo della Bibbia, il Vangelo secondo Adriano : Vivere il carcere è conoscere ” Dio dietro le sbarre”. E Sofri, ateo, è un uomo di fede : fede nell’uomo, in nome di sentimenti molto prossimi a quelli dei veri cristiani.

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