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Dino De Laurentiis

Agostino detto Dino, figlio di un pastaio torrese, iniziò giovanissimo a commerciare la pasta e durante il fascismo, subito dopo l’inaugurazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, intraprese una breve carriera di attore.

di Orazio Leotta - giovedì 11 novembre 2010 - 4434 letture

Il grande produttore Dino De Laurentiis ci ha lasciato oggi, all’età di 91 anni. Era di Torre Annunziata, dove aveva visto la luce l’ 8 Agosto del 1919 . E’ stato un grande italiano e un grande napoletano. Quando l’Italia gli chiuse le porte, andò a vivere in America e ripartì da zero, riuscendo a fare tutto quello che, negli ambienti del cinema e non, è ben noto.

E conservò sempre, pur vivendo in America, il suo accento napoletano, esprimendosi in un singolarissimo inglese. Il modo migliore per ricordarlo è elencare le sue produzioni a cominciare da Riso Amaro e continuando con Guardie e Ladri, Anna, Totò Terzo Uomo, La Lupa, Miseria e Nobiltà, L’Oro di Napoli, Un Americano a Roma, La Strada, Le Notti di Cabiria, La Grande Guerra, Una Vita Difficile, Serpico, Flash Gordon, Hannibal e tantissime altre, circa 700.

Agostino detto Dino, figlio di un pastaio torrese, iniziò giovanissimo a commerciare la pasta e durante il fascismo, subito dopo l’inaugurazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, intraprese una breve carriera di attore, virando poco dopo verso quella del produttore, cosa che gli diede ben presto fama internazionale, culminata con due premi Oscar per il miglior film straniero con La Strada e Le Notti di Cabiria. Leone d’Oro alla carriera alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia del 2003, dove tuonò contro i registi italiani, troppo attenti ai giudizi della stampa piuttosto che ad ascoltare l’anima dello spettatore.

Del suo lavoro, come non ricordare l’accoppiata Ponti-De Laurentiis nata nel 1948 insieme all’amico Carlo Ponti, che sfornò capolavori come La Grande Guerra di Mario Monicelli, Leone d’Oro a Venezia nel 1959 e poi Totò a Colori, il primo film a colori del cinema italiano ( primato ottenuto bruciando sul filo del rasoio La Carrozza d’Oro, della Panaria Film), Europa ’51 di Roberto Rossellini, Anni Facili di Luigi Zampa oltre ai già citati due premi Oscar. Famosi in tutto il mondo anche i suoi studi cinematografici “Dinocittà”, vicino a Roma, dove furono girati numerosi film anche con “star hollywoodiane” In America “emigra” all’indomani della Legge Corona del 1972 che premia coi contributi statali solo i film di intera produzione italiana (fino ad allora era necessario il 50%).

E lì, dopo aver fondato la De Laurentiis Entertainment Group, un’altra sfilza di capolavori: Body of Evidence, I Tre Giorni del Condor, Serpico, il remake di King Kong, Ore Disperate, L’Anno del Dragone tanto per citarne qualcuno. Fu sposato prima con l’attrice Silvana Mangano, protagonista dei suoi Riso Amaro e Anna, da cui ebbe quattro figli e poi con Martha Schumacher da cui ne ebbe altri due. Innumerevoli sono gli aneddoti che riguardano la carriera del grande Dino: di quando elargì mille dollari a Roman Polanski, in odore d’arresto, per consentirgli di riparare dagli States a Londra, di quando si trattenne a stento dal rimproverare Vittorio De Sica per i primi insuccessi di L’Oro di Napoli, degli altalenanti e a dir poco non idilliaci rapporti con Federico Fellini, dal destino crudele che lo privò dell’unico figlio maschio o di quando consegnò 20 milioni di dollari a David Lean per dirigere Bounty, ammonendo il regista che se avesse speso di più, i soldi li avrebbe dovuti mettere lui di tasca propria (ma ciò non accadde).


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