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Diego Zandel “Il Console Romeno” (Oltre Edizioni)

Una serie di racconti tersi a capire la multiforme realtà che ci circonda: la Palestina, la Grecia, la Romania, il Mediterraneo e l’Italia.
di Emanuele G. - lunedì 23 dicembre 2013 - 3578 letture

Diego Zandel è un romanziere di lungo corso. Cerchiamo di stilarne un rapido profilo biografico. Di origine fiumana è nato nel 1948. Nasce nell’ospedale di Fermo, nelle Marche, dal momento che la sua famiglia è ospite nel vicino campo profughi di Servigliano, che raccoglie gli esuli italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalla Jugoslavia di Tito. Questa origine avrà poi molta rilevanza nei suoi libri, compresi quelli di genere thriller. Tutta la produzione narrativa di Zandel appare, comunque, spesso collegata a esperienze autobiografiche, o a echi e risvolti di tali esperienze, in forma diretta o più lontana. Più in generale, vale per Zandel quanto scritto da Elvio Guagnini, professore emerito di letteratura all’Università di Trieste, in merito al romanzo "L’uomo di Kos": "Zandel sa coniugare gli “slarghi” delle descrizioni e dell’analisi con il ritmo sempre sostenuto di un racconto ricco di momenti di sospensione e di colpi di scena. Usa con intelligenza i trucchi del genere (dei generi) ai quali fa riferimento. Usa con altrettanta intelligenza anche la seduzione del paesaggio e dell’ambiente, per tenere avvinto il lettore. E, accanto a tratti “di consumo” usati con intelligenza (ma sappiamo che non tutta la letteratura detta di consumo è necessariamente “di consumo”), sa intrecciare una storia d’azione a un romanzo di analisi. Non è poco." Un’analisi che vale un po’ per tutti i suoi romanzi, in cui il gusto del mistero, della memoria e dell’avventura s’intrecciano incisivamente agli eventi della piccola e della grande storia.

Queste caratteristiche sono evidenti nel suo ultimo romanzo intitolato “Il Console Romeno” edito dalla Oltre Edizioni. Diciamo che la storia d’azione e il romanzo di analisi costituiscono gli architravi su cui l’autore costruisce le sue storie. “Il Console Romeno” è una raccolta di brevi racconti che in apparenza non hanno alcun legame fra di loro. Tuttavia, i trait-d’union sono parecchi. Prima di tutto ogni brano è una storia d’azione. Ma anche un romanzo di analisi. Inoltre, il fatto che tutti i racconti orbitino attorno all’area Mediterraneo rende questo mare la fonte di primaria creazione dell’autore. Scorrendo i vari racconti ci si accorge di un altro punto in comune. Il cinismo utilitaristico sembra essere il motore primario dell’azione di ogni racconto. Già in un mondo così vuoto di valori l’unico modo per andare avanti è appunto il cinismo. Un cinismo che distrugge qualsiasi valore, sentimento, bontà d’animo e amicizia. Ci si muove solo perché c’è un interesse di un singolo o di un gruppo da soddisfare. Punto e basta. Certo l’umanità che compare nei racconti de “Il Console Romeno” non è una bella umanità. C’è l’alto ufficiale dell’OLP che fa primeggiare la c.d. “ragion di stato”. Oppure quella signorina romena che si accompagna a due uomini senza farsi scrupoli. Od ancora il vice-ministro in crociera che invita gli uomini ad andare a letto con la propria moglie. Ma c’è il cinismo dell’incoscienza rappresentato da quel bambino che brandendo una pistola uccide un congiunto. Davvero bella l’umanità tratteggiata con perizia da Diego Zandel.

“Il Console Romeno” è la fotografia icastica del nostro tempo. Una fotografia implacabile. Che non ammette replica. Dove lo spazio per la speranza è nullo. E dove non c’è motivo per infiorare i racconti della classica lezioncina morale. Che ce ne facciamo – in fin dei conti – della morale? Per di più in un mondo così cinico e baro? Ecco, dai racconti balza subito agli occhi UNA UMANITA’ SENZA UMANITA’. Già…


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