Il documentario di Danilo Licciardello e Ornella Bellucci ci ricorda alcune cose. Che la storia della fabbrica (sulla Fiat si rimanda qui alle poche cose esistenti di Marco Revelli) è una storia di lotte, in cui gli operai hanno spesso subito e poche volte ottenuto miglioramenti.
Grazie a "Democrazia sconfinata", documentario di Danilo Licciardello e Ornella Bellucci abbiamo scoperto che Nola non è solo il luogo che ha dato i natali a Giordano Bruno, e in cui ogni anno avvengono le relative celabrazioni con tanto di scolaresche (che disputano anche un piccolo "campionato filosofico"), ma è anche territorio in cui vengono mandati al confino gli operai e i sindacalisti di base di Pomigliano d’Arco, ritenuti scomodi dalla Fiat.
Ci sono stati anni in Italia in cui sembrava che gli operai non avessero più diritto d’esistenza. I ceti arricchitisi negli anni Ottanta e le loro espressioni politiche avevano decretato la morte dell’operaio. Invece le fabbriche hanno continuato a lavorare, gli operai a produrre e a subire in condizioni sempre peggiori: tra Statuto dei lavoratori diventato carta straccia, e Sindacati CGIL-CISL-UIL sempre più portati a politiche di compromesso e di retroguardia.
La crisi attuale (ennesima) ha fatto ricordare, con le "crisi" degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese, Pomigliano d’Arco e Mirafiori, che gli operai ci sono, che la fabbrica esiste. Che lo si voglia o no. E che esiste una cosa chiamata repressione padronale, guerra di classe che la borghesia ha da sempre messo in atto nei confronti delle persone che vanno ridotti a oggetto, "capitale umano" al più, o meglio "costo del lavoro".
Il documentario di Danilo Licciardello e Ornella Bellucci ci ricorda alcune cose. Che la storia della fabbrica (sulla Fiat si rimanda qui alle poche cose esistenti di Marco Revelli) è una storia di lotte, in cui gli operai hanno spesso subito e poche volte ottenuto miglioramenti. Che la fabbrica italiana per eccellenza, la Fiat, è stata un sistema anche di repressione: con le Officine Stella Rossa nate per gambizzare il sindacato di base e chi si opponeva. Il documentario "Democrazia sconfinata", che dovrebbe essere visto in tutte le scuole italiane e in tutti i circoli giovanili dei partiti di sinistra, fa un passo ulteriore perché ci parla di Nola, ma anche della Palazzina LAF dell’Ilva di Taranto. Il documentario dedicato "alle lavoratrici e ai lavoratori confinati dell’industria italiana" parla del mutamento del sistema produttivo di questi anni, di come l’eliminazione dei "cartellini" in fabbrica abbia aumentato la "produttività" ma anche abbia portato a nuove sofferenze e malattie per chi lavora.
Si blatera delle "condizioni inumane" di lavoro nei Paesi asiatici. E sembra di assistere a funzioni ipocrite di propaganda religiosa, fatte apposta per non guardare a cosa sta succedendo qui e adesso; e magari sperando che qui le cose diventino ancora più selvagge e anarchiche (e dunque i padroni abbiano più spazio per fare quel che vogliono). Mi sembra che le buone intenzioni riformiste, che hanno concesso ai padroni tutto (co-co-co, contratti a consulenza, ecc. ecc.) siano ampiamente naufragate di fronte all’avidità e alla protervia di questa casta di potere.
Filmografia:
Democrazia Sconfinata / Regia: Danilo Licciardello ; Autori: Ornella Bellucci, Danilo Licciardello. Documentario,
durata 52’ - Italia 2010.
Nella grande fabbrica italiana esistevano ed esistono veri e propri reparti confino.
Sono officine fittizie, spesso lontane dal cuore produttivo degli stabilimenti in cui le proprietà ciclicamente confinano lavoratrici e lavoratori scomodi, perché iscritti al sindacato, perché insubordinati.
Si tratta di ambienti insalubri in cui i lavoratori sono costretti all’ozio, al non lavoro. In questi “non luoghi”
anche la democrazia appare sospesa e confinata.
Il documentario si propone di attraversarli, dando la voce ai “confinati”.
Sullo sfondo i mali che oggi affliggono il lavoro nella grande fabbrica italiana, con il pesante carico di morti,
infortuni, malattie professionali e inquinamento ambientale.
Proviamo ad affrontare questi temi, anche con rappresentanti del mondo sindacale e accademico. Tra gli altri
incontriamo l’avvocato Bianca Guidetti Serra, i magistrati Raffaele Guariniello e Francesco Sebastio, Il sociologo
Aris Accornero, gli storici Roberto Nistri e Gian Giacomo Migone, il giornalista Gabriele Polo.
Presta la voce agli operai dell’Osr l’attore Fabrizio Gifuni.
Non cederemo né ora né mai / di Danilo Licciardello. Documentario, durata 30 min. - Dichi Na,
Devo Na!, Italia 2008.
La resistenza dei contadini e delle contadine di Singur, nel Bengala occidentale (India), contro l’esproprio forzato delle loro terre ad opera del governo locale a favore di multinazionali quali la Tata Motors e la Fiat Auto e del
governo locale, è raccontata dai protagonisti e dagli artisti, scrittori, economisti, sindacalisti, uomini e donne
che la sostengono. L’altra faccia del boom economico indiano: le S.E.Z. (Special Economic Zone).