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Della previsione e del prevedere in politica

I cittadini cessano di rivolgersi alla classe politica quando questa rifiuta di accoglierne le istanze. L’Italia richiede un nuovo modo di fare politica. Sotto accusa è la politica tutta... Della previsione e del prevedere in politica. L’arte e il mestiere del sondaggio.

di Massimo Stefano Russo - giovedì 18 agosto 2022 - 1775 letture

La previsione che non è profezia, la si può confermare o respingere attraverso la misurazione, ma questa è limitata temporalmente e si muove nei limiti del tempo misurabile e del calendario, mentre è il profeta a stabilire lui stesso le date dell’accadimento. L’oracolo delfico segnala, senza dire né nascondere, mentre il veggente prende parte del futuro e sorpassa il presente. Chi è preveggente non dorme, veglia e osserva con attenzione. Oggi informare in base ai dati è importante, ma la progettazione e visualizzazione grafica può alterare le percezioni e le interpretazioni ricavate.

I grafici mostrano, ma possono anche nascondere, hanno una loro forza nel giornalismo basato sui dati. La mappa, per darne una informazione oggettiva, va spiegata con coerenza analitica. Nei sondaggi cerchiamo risposte spesso impossibili da dare, sulla certezza che qualcosa si verifichi o non si verifichi. I sondaggisti da esperti leggono e analizzano l’opinione pubblica per lavoro. Fare un sondaggio riguarda il problema delle aspettative, non significa prevedere il futuro. Lo scopo è estrapolare da un piccolo gruppo di persone, (il cosiddetto campione), l’opinione, o il comportamento dichiarato, di un grande gruppo di persone che rappresenta la popolazione.

Cosa ci dobbiamo aspettare da un sondaggio? Non più di quello che ci può dare; i sondaggi sono strumenti naturalmente imperfetti e limitati. L’illusione è di fornirci una previsione su un evento futuro. Nell’accadere dove c’è l’avverarsi, il coincidere di visione e realtà stupisce e desta meraviglia. Il quadro politico, dinamico per sua natura, cambia spinto dal sociale e dai mutamenti economici. Basti pensare all’Italia dopo Tangentopoli col sistema politico polverizzato e le forme di partecipazione politica non più le stesse. Crollati i partiti radicati territorialmente e sfarinati i corpi intermedi, il voto per esclusione ha sostituito progressivamente quello per appartenenza. (Quattro presidenti del Consiglio, cinque governi due di segno opposto con alla guida lo stesso premier, quattro maggioranze di governo si sono succeduti dal 2016 al 2021.)

I sondaggi riescono a registrare lo stravolgimento incessante dei rapporti di forza tra i partiti. Si trasforma continuamente e freneticamente il campo di gioco e in corrispondenza evolvono le opinioni, gli orientamenti e le scelte di voto. Nelle campagne elettorali con una loro specificità, anche se si parla sempre più di “campagne elettorali permanenti,” i sondaggi entrano nel raggio di osservazione di tutti.

Prevedere il futuro

I cicli politici sono rapidissimi. E’ nei trenta giorni precedenti il voto che molti elettori cambiano idea. Partiti e candidati fanno di tutto per farsi conoscere, comunicare le loro proposte, convincere nuovi elettori e dissuadere gli avversari dall’andare a votare. Quanti hanno consapevolezza che le percentuali riportate rappresentano l’intenzione di voto dichiarata da un campione di elettori in un dato momento? Si calcola che una quota tra il 7% e il 10% decida il voto lo stesso giorno della consultazione.

I sondaggi non possono formulare una misura perfetta della percentuale di un partito o di un candidato e le importanti fonti di incertezza non derivano da errori dei sondaggi. Il campione, il gruppo estratto dall’universo di riferimento, è la chiave, in quanto piccolo sottoinsieme della popolazione di riferimento. In un sondaggio nazionale il campione di solito è di 800, 1.000 persone, raramente più di 1.500. (Gran parte dei sondaggi proposti dai mezzi di informazione si basa su un numero di interviste cha va da 600 a 1.500.)

E’ fondamentale la qualità dei dati. Un campione molto numeroso può essere scorretto e finire anche per ingannare, con stime inaffidabili, ma precise illusoriamente. Il campione va ben costruito, e nell’essere rappresentativo, deve rispecchiare le caratteristiche strutturali della popolazione di riferimento e replicare in piccolo, ma correttamente, la distribuzione anagrafica, geografica e socioeconomica della popolazione di riferimento. Il margine di errore campionario in un sondaggio su un campione di 1.000 persone è intorno a +/- 3%. Sondare gruppi di poche persone può fornire indicazioni molto utili sul resto della popolazione. Si ragiona sempre in termini di probabilità e non di certezza. Nella rilevazione telefonica non tutti i chiamati rispondono e il tasso di risposta negli ultimi anni è sceso a livelli bassissimi. I sondaggi, per arrivare al campione desiderato, sono sempre più difficili e costosi. Si chiama in causa l’accuratezza dei dati e la rappresentatività del campione, con la formulazione delle domande altra fonte di incertezza. Le risposte dipendono sempre dalle domande fatte e gli stessi vocaboli contenuti nella domanda possono generare distorsioni. Dal campione che non rispecchia correttamente le proporzioni reali si ricavano dati distorti. I dati, nel saperli interrogare e leggere, ci aiutano a orientarci, permettono di dare un senso alle cose, di capire le situazioni che abbiamo di fronte, per guidarci nelle nostre azioni e decisioni. Il livello di istruzione è un fattore altamente predittivo della scelta di voto. Per farci idea di un fenomeno che non possiamo misurare direttamente dobbiamo ricorrere a indicatori indiretti. Come percepiamo i concetti di casualità e probabilità e perché tendiamo a non interpretare correttamente la probabilità? Il tentativo di tradurre l’intraducibile, con semplificazioni estreme, rischia la banalità e il relativismo estremo. Ma senza i dati non sappiamo nulla di concreto, di perfettamente vero e sostanziale.

L’opinione pubblica, insofferente nei riguardi della politica, ne reclama un nuovo tipo, con nuovi modi di rappresentanza. Il fenomeno Beppe Grillo esploso a Bologna con il V-Day dell’8 settembre 2007 fu un evento nuovo e importante per la comunicazione politica. Un coinvolgimento spontaneo e un modo diretto di rivolgersi, per dare voce al malessere diffuso, grazie anche all’utilizzo intelligente di Internet e delle nuove forme della comunicazione di massa. Sondaggi e analisi indicavano Beppe Grillo come autentico fenomeno dell’antipolitica, per il linguaggio diretto, semplice e chiaro, comprensibile a tutti. Parla di situazioni quotidiane denunciate con veemenza e chiarezza; con monologhi a sfondo sociale arriva al cuore degli italiani. Fa da cassa di risonanza e colma il vuoto di una classe politica autoreferenziale che aspira all’autoconservazione. I cittadini cessano di rivolgersi alla classe politica quando questa rifiuta di accoglierne le istanze. L’Italia richiede un nuovo modo di fare politica. Sotto accusa è la politica tutta che deve con coraggio propositivo scendere nelle strade e immergersi nella cruda realtà; vicini alla gente per riconquistarne la fiducia.


Link utile sui sondaggi.



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