Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Guerre Globali |

Della guerra di Putin

Vale la pena combattere per Kiev? Si può rimanere ciechi di fronte agli orrori?

di Massimo Stefano Russo - mercoledì 2 marzo 2022 - 2228 letture

Molti, in particolare nelle economie avanzate, intrappolati in un passato immaginario, rimangono convinti di una vita migliore cinquant’anni fa. In passato - sostengono - si avevano più opportunità di lavoro, con le comunità locali stabili e i cambiamenti tecnologici sotto controllo. Rifugiarsi nel passato, dai confini meno permeabili, fa sentire più protetti. Si associa il passato al progresso, il futuro alla stagnazione o al regresso.

Gran parte dei russi oggi rimpiange l’Unione Sovietica e una popolazione americana significativa rimpiange il potere e l’influenza degli Stati Uniti negli anni della guerra fredda e nel periodo subito successivo. Perdere lo status, la prosperità socioeconomia, la sicurezza e l’integrità culturale anima la nostalgia che difende dall’angoscia del presente. È una strategia difensiva per fronteggiare momenti di incertezza e discontinuità. Riportare il passato, ritornare al familiare, rafforza l’autostima soprattutto necessaria nei periodi di stress prolungato.

Vladimir Putin, nato in un quartiere criminale e arrivato alla poltrona presidenziale del Cremlino, eletto per la prima volta presidente della Russia il 26 marzo 2000, ha avuto una vita incredibile e un’ascesa politica folgorante. La rivista “Forbes” nel 2013 lo definì “l’uomo più potente del mondo.” Abile oratore adegua la propria comunicazione a qualsiasi scenario. La sua lotta per il potere è piena di contraddizioni, con pagine buie e luminose; dicono sappia sempre come comportarsi, nell’adattarsi a ogni necessità. Putin, maestro di cintura nera, pare sia anche un abile giocatore di scacchi, capace di proiettare nel lungo periodo la sua visione politica strategica. Una personalità politica dalla abile dialettica e dai consensi eccezionali. In base al principio di lealtà al capo ha attuato una politica clientelare neopatrimoniale. La nuova Federazione russa – presidente, governo, parlamento – concentra fortemente i poteri nelle mani del presidente, con l’amministrazione presidenziale fondamentale nel sistema di potere. Il suo consenso passa dal reprimere il dissenso, con i propri accoliti cooptati nel potere politico-economico, in nome della Patria e della Russia unita.

La natura multipla della verità, dai tanti lati, ne cambia il senso rispetto alla prospettiva che si osserva e la Russia nelle sue dinamiche interne rimane un paese poco conosciuto.

Oggi nel guardare all’Ucraina il pensiero va alla guerra e alla morte. Dall’azione di Putin che ha scatenato questo putiferio non ci si può aspettare nulla di buono. Il suo messaggio di aggressività, rivolto all’Occidente e all’Impero americano, vuole ri-assicurare la madrepatria Russia. Cosa ha portato all’azione Putin, temuto, ma pure rispettato da molti suoi avversari?

L’invasione quale disegno, misterioso e inquietante cela? L’operazione di Putin mira a ridefinire i confini della Russia. Il disegno ambizioso e terribile fa intravedere ombre che atterriscono. Un nazionalismo nostalgico che ha nel valore militare, la storia e la religione ortodossa gli ingredienti essenziali. La storia dell’Ucraina è piena di incognite, con situazioni storicamente drammatiche.

La guerra la si dichiara ai nemici ed è difficile che l’uso delle armi, in un battagliare sconclusionato, sia preventivo.

L’era di Putin iniziata nel 2000, all’insegna dell’ordine e della disciplina nella società, ha favorito uno Stato forte e una solida economia. Sono scenari difficili da prevedere, segnati dallo scadere della politica internazionale, incapaci di elaborare strategie incisive di mediazione e compromesso. Cosa fare oggi per riguadagnare il valore della democrazia quale forma di controllo?

È necessario riprodurre e far valere esclusivamente l’uso della forza militare armata? In un’analisi razionale di costi e benefici la decisione guerrafondaia di Putin rischia di precipitare in una guerra totale dalle tragiche e inevitabili conseguenze dolorose; l’Ucraina non è un problema locale e non si tratta di una rissa tra bulletti. Le conseguenze saranno devastanti per tutti.

Siamo sicuri che Putin sia e rimanga isolato, da solo? Basterà mirare i patrimoni in Occidente dei multimilionari che sostengono Putin, congelandoli e tassandoli fortemente? Le sanzioni risulteranno efficaci privando le banche russe della possibilità di accedere al sistema internazionale di transazioni finanziarie e trasferimenti di denaro?

La realtà concreta della Russia di Putin come società post-comunista, post-totalitaria, ci sfugge continuamente. Teoricamente e materialmente la forza militare sul campo della Russia è sproporzionatamente maggiore, ha molte probabilità di vincere, ma tantissime le variabili con il caso che ha la sua parte.

Da una guerra per il dominio mondiale, complessa, articolata, lunga e difficile non possiamo aspettarci nulla di buono, con l’esito incerto, lo scenario futuro la solitudine che spegne e l’isolamento.

Una nazione, un territorio, uno Stato come e fino a quando può vivere sotto tutela?

Negli scacchi il veramente forte è tale perché capace di indurre l’avversario a giocare al di sotto della sua forza effettiva: senza sfruttare al massimo le proprie risorse si perde, si fallisce. L’errore sta nel calcolare e interpretare male l’attacco. Chi rincorre ha sempre la sensazione di una condizione di inferiorità e difficoltà. Come sostituire la forza della volontà alla violenza delle armi?

Vale la pena combattere per Kiev? Si può rimanere ciechi di fronte agli orrori?

Se qualcosa per noi è importante siamo disposti a lottare ed esporci alle ferite, rischiare persino la vita, perché anche quando si è accurati e determinati si rimane pur sempre vulnerabili. Dove si posiziona la politica di Putin nel presente? Un discorso politicamente efficace vuole la platea ricettiva, ma evocare i più grandi successi storici della nazione non garantisce di fare presa della narrazione. Nessuno sa il tempo necessario perché una città e soprattutto uno Stato risorgano dopo tanta violenza e dolore. Il crescere delle tensioni, le tendenze illiberali odierne possono contribuire, alla fine suicida della società e all’annientamento dell’umanità. Solo l’agire politico capace di aprirsi, trattare e scegliere con intelligente accoglienza può ridurre al minimo le tensioni, massimizzare i benefici per poter dare una vita migliore e più libera, rispettando le diversità culturali e politiche. Chiusi orgogliosamente in se stessi, ignoranza, esasperazione e fanatismo fomentano ogni estremismo.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -