Dell’importanza dei vaccini e della conoscenza scientifica

Sabato 13 marzo 2021 ho avuto il privilegio di ricevere il vaccino AstraZaneca...
di Massimo Stefano Russo - giovedì 18 marzo 2021 - 601 letture

Sabato 13 marzo 2021 ho avuto il privilegio di ricevere il vaccino AstraZaneca, avendo risposto positivamente all’opportunità concessa dall’Università di Urbino ai suoi dipendenti. Non ho avuto effetti collaterali se non un blando tremore nottetempo durato meno di 30minuti e un leggero stordimento nella giornata di domenica. C’è chi ha accusato febbre alta, e disturbi vari rientrati nell’arco delle 24/48 ore. Mi ero premunito con l’acquisto di una confezione di Tachipirina, (costatami € 5,90) per ogni evenienza, ma non l’ho nemmeno aperta.

Sono stato fortunato? Certo! A potermi vaccinare, visto che le vaccinazioni AstraZeneca sono state temporaneamente sospese …

Ho avuto timori? L’ansia c’è sempre, ma il dialogo e l’incoraggiamento reciproco tra amici che si vogliono bene ha sciolto qualsiasi dubbio.

Vaccinarsi è un diritto, ma soprattutto un dovere.


Dobbiamo parlare con coraggio della pandemia rivolti ai numeri, dando senso ai dati che non solo pongono problemi, ma sono in grado di suggerire soluzioni, perché COVID-19, grazie alla ricerca scientifica, si è iniziato a sconfiggerlo.

I vaccini sono una conquista e rappresentano lo strumento per porre fine alla pandemia. La vaccinazione ha già cambiato la qualità della vita in meglio, in molte realtà: la speranza, in pieno convinti dell’efficacia e dell’efficienza dei vaccini, è che progressivamente e certamente usciremo fuori dalla pandemia.

Ma COVID-19 che ha colpito in modo sproporzionato i poveri, aggredisce le minoranze e gli anziani, tutti quei soggetti particolarmente vulnerabili. E’ un grande affare per l’industria farmaceutica. In questo contesto si poteva evitare lo stop di AstraZeneca (vaccino tradizionale in vendita a 2,80 euro a dose, a differenza di Pfizer che ha una tecnologia avanzata e ha un costo medio di 16 euro dichiarato efficace al 94% da uno studio indipendente dell’Università di Edimburgo)? Sia AstraZeneca che Pfizer hanno ricevuto sostanziosi finanziamenti pubblici. Le cifre indicative parlano di 200 milioni di euro da parte del governo di Londra e di 400 milioni di euro di Berlino a BioNTech industria tedesca alleata di Pfizer.

Un anno di pandemia ci ha sottoposti a un alto tasso di stress sociale. Ci siamo dovuti adattare a situazioni prima impossibili e anche caotiche, diversa da luogo a luogo la risposta dei sistemi sanitari di fronte all’emergenza COVID-19. Il confinamento, così come l’obbligo a indossare le mascherine non è stato unanime, ma è servito.

vaccino La collaborazione globale dei professionisti della medicina e dei ricercatori scientifici ha portato conoscenze nuove sul COVID-19 e il suo impatto sul corpo umano. Lo sforzo eccezionale ha reso disponibili, in tempi impensabili prima, i vaccini indispensabili per debellare la pandemia. Va sottolineato che l’infezione ha gradi diversi di malattia, ci sono persone senza sintomi, mentre altre sviluppano tosse o febbre e alcune, colpite dalla sindrome da distress respiratorio acuto, accusano una forma potenzialmente letale di polmonite. I ricercatori sono arrivati a comprendere che il virus può attivare in modo spropositato il sistema immunitario. I test clinici mostrano che nel sangue dei malati gravi si accumulano livelli alti di proteine immunitarie. Il sistema immunitario si sospetta che nei pazienti più gravi entri in uno stato di iperattività infiammatoria. Una risposta immunitaria, senza freni, può provocare coaguli sanguigni, alterazioni cardiache, insufficienze d’organo e danneggiare tutto il corpo. Nei casi più gravi è necessaria l’ospedalizzazione in terapia intensiva.

Quanto è probabile che un paziente con una forma lieve di COVID-19 possa sviluppare una forma più grave?

Sappiamo che il virus sfrutta la cellula umana per riprodursi e che il sistema immunitario - fuori controllo le difese immunitarie innate e fuori fase lo stesso sistema immunitario adattativo - arriva a rivolgersi contro di sé. I test rapidi sono indispensabili per esaminare i campioni di tessuto alla ricerca degli indicatori biologici (biomarcatori) e prevedere il decorso della malattia. Comprendere le interazioni di SARS-CoV-2 con le cellule del corpo e la risposta del sistema immunitario al virus permette di riconoscere i biomarcatori, per sviluppare adeguati trattamenti. La prima risposta viene dal sistema immunitario “innato” che è chiamato a disarmare ed eliminare il virus. In circa il 5 per cento dei casi, il contrattacco dell’organismo è errato: le cellule del sistema immunitario innato producono quantità eccessive di citochine, si può arrivare alla sindrome ARDS con un danno duraturo ai polmoni o ad altri tessuti. I ricercatori negli ultimi mesi hanno dedicato molta attenzione a una classe specifica di citochine: l’interferone di tipo I (IFN-I), la cui rapida produzione sembra capace di controllare il virus e bloccare la malattia. Alcuni studi propendono anche per la tesi che in soggetti anziani o esposti a quantità enormi del virus il sistema immunitario possa tardare la risposta e permetta al virus di continuare a riprodursi. Gli interferoni, una volta attivati, potrebbero reagire eccessivamente e stimolare la produzione di livelli elevati di citochine che possono generare infiammazione e forme gravi della malattia.

È importante misurare la risposta dell’interferone per capire il progredire della malattia e dare indicazioni utili sulla cura, questa è la strada che la ricerca scientifica sta perseguendo. Sono tutte conoscenze scientifiche in divenire. Il virus potrebbe ridurre la capacità di produrre interferoni di tipo I, per fattori genetici?! Alcune citochine amplificano l’infiammazione e il danno dei tessuti.

In alcuni pazienti COVID-19, il sangue rispetto alle persone sane presenta una forte perdita di linfociti T, elemento chiave dell’immunità adattativa a lungo termine. (I linfociti T dei pazienti con forme moderate di malattia agiscono diversamente da quelli dei malati gravi). Le gravi manifestazioni immunologiche in pazienti COVID-19 riguardano: l’aumento drastico delle citochine, l’infiltrazione di cellule infiammatorie nei polmoni, la diminuzione del numero dei globuli bianchi del sangue.

La carica virale di SARS-CoV-2 raggiunge il massimo tra i 3 e i 5 giorni dopo l’inizio dei sintomi, ma le persone infette possono diffondere quantità significative del virus ancora prima di sentire il minimo fastidio. Diversi i sintomi: perdita dell’olfatto, nebbia cerebrale, problemi gastrointestinali, coaguli sanguigni, problemi cardiovascolari, persino lesioni delle dita dei piedi. Si possono infettare anche i neuroni cerebrali. Nei guariti i danni possono durare mesi. L’impegno, su scala globale, di scienziati e professionisti medici continua a produrre importanti conoscenze che fanno tesoro dell’esperienza medica, per contrastare la pandemia. Alla luce di tutto ciò ci si sarebbe aspettati che l’approvazione dei vaccini anticovid-19, dichiarati sicuri ed efficaci, suscitasse una gioiosa esultanza. Non è stato così.

Perché le buone notizie riportate dai vaccini si accompagnano da un costante pessimismo?

Le autorità politiche-sanitarie, senza spiegare nei dettagli i meccanismi di trasmissione del Covid-19, hanno scelto di fornire una serie di regole chiare a tutti, proporre delle linee guida fisse dà un senso falso di “precisione.” L’idea realistica dei meccanismi di trasmissione del virus è importante. Il Giappone ha sottolineato sin dall’inizio l’importanza di evitare gli spazi chiusi, i luoghi affollati e i contatti ravvicinati. Spiegare meglio i meccanismi di trasmissione, aggiornando le informazioni sul contagio, aiuta a calcolare con più ragionevolezza i rischi nei diversi contesti.

Perché si è tardato a riconoscere l’importanza di alcuni meccanismi chiave dell’infezione, come la trasmissione tramite aerosol?

La superdiffusione, in gran parte determinata da pochi individui che ne infettano molti altri contemporaneamente, è il motore della pandemia. L’aria aperta diluisce rapidamente il virus e il sole aiuta a disattivarlo, mentre un vero pericolo sono i luoghi di lavoro poco sicuri.

Sul versante dell’opinione pubblica la comunicazione inefficace, è stata incapace spesso di dare senso alle proporzioni e distinguere il giusto allarme dall’allarmismo.

I dibattiti spesso fuorvianti sono segnati dai nuovi timori per le varianti del virus, l’inferiorità di un vaccino rispetto a un altro, i rischi a esso associati. E’ un pessimismo amplificato dai contrari alla vaccinazione, pronti a sfruttare ogni occasione per lanciare messaggi di sfiducia verso le autorità sanitarie. I negazionisti, nell’accusare di “spostare continuamente i paletti”, insinuano la “presa in giro”, con l’obiettivo vero di controllare la popolazione, negano il valore della vaccinazione in relazione al poter essere più liberi, per loro l’adeguarsi alle regole, la vaccinazione non produrrà cambiamenti positivi. I messaggi sulla salute pubblica, sono controproducenti, se in risposta alla pandemia si danneggia la fiducia dell’opinione pubblica verso le autorità e gli esperti di sanità. Il timore di una reazione imprudente delle persone di fronte alle misure (mascherine, test rapidi, vaccini) intraprese per la sicurezza della popolazione, con comportamenti sconsiderati c’è sempre ma i benefici superano gli effetti negativi.

I mezzi d’informazione tradizionali e i social network, in una comunicazione spesso fuorviante e poco scientifica, si sono distinti più per accusare e denunciare. I comportamenti più sicuri vanno evidenziati e incoraggiati, ma il rischio (impossibile eliminarlo completamente) è inutile cercare di ridurlo a zero.

Perché dare risposte allarmanti se le cose vanno male? La colpa è sempre degli altri?

La scelta dei mezzi d’informazione di presentare le ipotesi peggiori, interpretando male le ricerche, è insensata, ancor di più far circolare messaggi sui vaccini dichiarando a priori che non impediscono il contagio o non funzioneranno con le varianti. Solo col tempo sapremo quanto i vaccini sono efficaci, così come delle modifiche necessarie per migliorarli. Perché Parigi, Berlino a cui si è poi unita Roma continuano a porre dubbi su AstraZeneca? Si vuol punire l’industria per i ritardi nelle consegne o dar più tempo per rispettare le consegne? L’Unione Europea e Londra stanno ancora regolando i conti in sospeso della Brexit?


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