Delirio di impotenza


Egli comandava i politici di ogni classe e pensiero, imprenditori, sindacati e giornalisti, attori e ballerine, accompagnatrici, ragazzine, preti e carabinieri, militari e protettori (delle calamità civili e non).
mercoledì 7 aprile 2010, di Giovanni Giuffrida - 2388 letture

Un ometto in divisa a strisce comincia a muovere le braccia a mò di sbattere le ali: siamo in un ospedale psichiatrico. Il caso è grave, doloroso. L’ometto crede di aver comandato l’ Italia, con piglio e determinazione, con autorità, potenza e prepotenza: inguaribile. Egli è convinto, e lo ribadisce con forza e con vigore, che tutti erano ai suoi piedi, come un novello Napoleone, tutti, popolo compreso.

Egli comandava i politici di ogni classe e pensiero, imprenditori, sindacati e giornalisti, attori e ballerine, accompagnatrici, ragazzine, preti e carabinieri, militari e protettori (delle calamità civili e non). Non vi diremo da quanto tempo è qui, né vogliamo pensare al perché è finito qui, tantomeno alle cure non fatte, quando era in tempo.

La moglie lo ha abbandonato. Dice di non poter stare con un uomo che frequenta minorenni: “Mio marito non ha mai voluto fare nessuna visita specialistica. Questa sua condizione, negli anni, lo ha reso impotente, insicuro e insoddisfatto di se stes-so, portandolo a compiere gesti che mettono a rischio la nostra vita familiare. Rac-conta a tutti un sacco di bugie dalle più piccole alle più grandi. Racconta di esse-re ricco, straricco (e invece siamo pieni di debiti), allo scopo di apparire grande, il numero uno in tutto. Regala di tutto a tutti: vuole sentirsi dire che è bravo, buono, generoso, che lavora tanto.

Fa promesse che non riesce a mantenere, quindi alla fine è costretto a ingannare. Non ammette mai un suo errore, mai. Le bugie le dice anche a me, anzi, soprattutto a me, che sono diventata un investigatore pri-vato, che cerco di correre ai ripari prima che lo denuncino o gli tirino qualcosa in te-sta. Oggi dopo le ultime cose che ho saputo penso che sarebbe mio dovere chiedere l’interdizione mentale. Aiutatemi per favore. Aiutatemi!»

Egli è molto religioso, positivo e altruista: a giudicare dai sondaggi. Io vivo qui dice, in questa struttura, un po’ manicomio un po’ penitenziario. La mia vera casa, un luogo dove ogni uomo può sentirsi ancora libero: La Casa Della Lega-lità.

La CDL è un luogo dove gli uomini girano liberi per i viali, un oasi con alcune centi-naia di animali: papere, germani reali, oche, caprette; i malati fanno dei giri con la barca. C’è anche la piscina e il biliardo, la palestra e il computer. Ma soprattutto ci sono tutti i miei amici: politici locali e nazionali, di destra e di sinistra, imprenditori, alti prelati e banchieri. Ogni tanto facciamo anche delle feste ed io canto, accompagnato alla chitarra da un mio amico napoletano.

Ma Intanto i matti, che non sono scemi (come gli italiani), si lamentano. Dicono: “ci piacerebbe anche a noi diventare come loro”. Di una sola cosa mi lamento, confondo le erezioni con le elezioni. Mah!

Shakespeare aveva proprio ragione: “il mondo e’ un palcoscenico”. E io sono il pro-tagonista. Il miglior protagonista. Ovviamente abbiamo vinto noi, ma era del tutto scontato.

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