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"Dear Wendy": dalle pistole al film


Analisi critica della società americana dei danesi del dogma Von Trier e Vinterberg, "Dear Wendy" è un film che non ci è piaciuto.
sabato 1 ottobre 2005, di calogero - 1915 letture

Una povera città di miniere di carbone da qualche parte nell’America sud orientale (in realtà il film è stato girato a Filmbyen, appena fuori Copenhaghen, dove gli edifici di una vecchia base militare sono stati trasformati in scorci della società americana).

Un club di ragazzini emarginati della cittadina - The Dandies - che si riuniscono segretamente per usare ed idolatrare le loro pistole, rimanendo comunque fedeli alle loro convinzioni pacifiste. Ed attorno a Dick - il capo - ed alla sua atipica "truppa", i resti di una società/comunità che nel disprezzo delle regole d’umana convivenza trova l’esclusiva deriva di un possibile e sofferto dialogo e confronto.

Metafora ardita di tempi moderni governati da potenti che si professano "pacifisti con le armi"? Apologo sibillino e surreal/realistico sull’eterna fascinazione e potere delle armi? Di difficile definizione, "Dear Wendy", diretto da Thomas Festen Vinterberg e scritto da Lars Manderlay Von Trier, finisce per vagare sconclusionatamente nell’ambiguo e pericoloso confine che ha visto molte opere pseudo autorali smarrire la loro positiva ed alta ispirazione per precipitare nell’assunto negativamente opposto.

Una ricostruzione scenografica puramente artefatta (alla Dogville per intenderci), la voce fuori campo insistentemente letteraria, una recitazione asciutta (ma è comunque interessante ritrovare l’intensa e più matura espressione di Jamie Billy Elliot Bell), una scrittura che si nutre avidamente di simboli e metafore e la regia di Vinterberg che rende un omaggio - involontario ? - ai classici western dell’epopea americana fanno di "Dear Wendy" (la signorina è nello specifico una 6,35 mm a sei colpi dall’impugnatura di madreperla) l’inutile ed ambizioso prodotto di una cinematografia europea che sembra a volte avere poco a cuore il gusto e piacere del pubblico che sempre più spesso si trova così ad arrovellarsi (e ad annoiarsi) con i vacui esercizi stilistici ed intellettuali dei nostri autori tanto strombazzati e coccolati da critica e festival.

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"Dear Wendy": dalle pistole al film
13 maggio 2006, di : Enrico detto spara

parole sante, e la storiella di un gruppo di adolescenti frustrati e perdenti che finiscono per sacrificarsi per la missione del caffè è la cosa più patetica che abbia mai visto al cinema negli ultimi anni. Leggendo certe recensioni entusiaste in giro per il web è difficile, per chi il film l’ha visto, trattenere il vomito. Belli i capelli del protagonista e il culo della ragazza, squallida invece l’assonanza tra il tipo sulle stampelle che esce dalla miniera insieme agli altri sfigati e gli storpi che escono dal monte di "El Topo" di Jodorowsky, solo che quelli un motivo ce l’avevano, gli sfigati di Dear Wendy invece fanno tutto in nome della fratellanza e dell’amicizia. Stucchevole. Non andate a vederlo
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