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Daniele Sepe come Ulisse

"Nia Maro", ultima opera di Daniele Sepe pubblicata alla fine del 2004 da "Il Manifesto" al prezzo popolare di 8 €, contribuisce a rendere ancor più grande la tradizione della musica popolare napoletana allargando gli orizzonti verso l’intero Mediterraneo.

di Manuela Boccone - mercoledì 27 aprile 2005 - 7021 letture

La scelta del titolo risulta ideale in quanto "Nia Maro" in lingua Esperanto significa Mare Nostrum. L’ascoltatore diviene un moderno Ulisse che si avventura alla scoperta di terre in cui lo accolgono suoni antichi arricchiti dalla sorpresa di nuovi spunti caratterizzati da raffinato gusto e rispetto per le tradizioni.

La copertina è una foto suggestiva della festa delle lucerne di Somma Vesuviana che si tiene ogni quattro anni il giorno di ferragosto, con le tradizionali lanterne ad olio montate su impalcature di legno e conservate gelosamente da secoli.

La nave salpa da Napoli con l’originale "Tarantella": nacchere e sax non erano mai andate così d’accordo come in questo brano mentre la voce di Auli Kokko ci accompagna per ben 9 minuti. "Le saltarelle" è un balzo nel passato con i temi di "Brancaleone alle Crociate", a seguire un’elegante versione dell’egiziana "Lamma Bada".

Per "Sciuscià" solo strumenti accompagnati da un’elevata vena malinconica. "Les Amoureux des bancs publics" è rigorosamente in lingua francese proponendo uno stile vicino a quello di Capossela.

"Mercy, Sonny" è un grazie al sassofonista afro-americano Sonny Rollins, un brano strumentale in arrangiamento reggae. Sebbene la Giamaica non si trovi nel Mediterraneo ricordiamoci che il nostro Ulisse parla l’esperanto e le razze di tutto il mondo nel frattempo si sono ormai mescolate per dar vita ad un’unica musica apolide e libera da vincoli campanilistici.

"Mi votu e mi rivotu" è un classico della tradizione siciliana interpretata dalla calda voce maschile di Massimo Ferrante. In "To kokino fustani" si respira l’aria della vicina Grecia evitando di calcare sui soliti ritmi mediorientali ma lasciando ampio spazio al piano e al sapiente sax di Daniele Sepe.

"La guerra dei mondi" è uno strumentale jazz, un omaggio alla famosa trasmissione radiofonica di Orson Welles entrata a far parte della storia. Il celebre attore narrò lo sbarco (fasullo) dei marziani sulla Terra provocando in molti ascoltatori reazioni di panico e di terrore dimostrando quanto i mezzi di comunicazione possano rendere vero anche ciò che non lo è affatto.

"Ile Jamalikoum" ci riporta nel mondo arabo con un ritmo fresco e segna la destinazione del nostro viaggio. A differenza di Ulisse però non ci è sembrata affatto un’Odissea e alla fine si è tentati di ripartire con la prima traccia...


Tutte le info sull’artista sul sito http://www.danielesepe.com/


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> Daniele Sepe come Ulisse
28 aprile 2005, di : gianni

non avevo dubbi che anche questo tuo articolo sarebbe stato favoloso... riesci sempre a centrare l’obiettivo: suscitare l’interesse del lettore!!! ero già intenzionato a comprare questo cd, ma ora credo che non me lo lascio sfuggire!!!
> Daniele Sepe come Ulisse
30 aprile 2005, di : giovanni

Da paura un’articolo fantastico di un cd altretanto fantastico non melo sono fatto sfuggire penso che dopo Spirutus Mundi questo e il cd più bello di Daniele Sepe e poi dove c’è musica popolare si ferma l’orologio ciao alla pox