No, non stiamo scherzando: un gruppo di chimici dell’Università del Wisconsin hanno inventato un sistema per ottenere l’idrogeno – che può essere usato come combustibile - dal glucosio o da altri carboidrati. Stando così le cose probabilmente, presto, tutti noi avremo nel nostro terrazzo una piantagione di canna da zucchero.
Dove arriveranno le frontiere scientifiche del terzo millennio?
Nell’era del terzo millennio le nuove frontiere scientifiche raggiungono mete sempre più fantascientifiche. E così oltre che nel caffè, fra qualche anno, ci ritroveremo a mettere delle zollette di zucchero nel motore delle nostre macchine, indossando magari un vestito di mais e per di più trasparente.
No, non stiamo scherzando: un gruppo di chimici dell’Università del Wisconsin hanno inventato un sistema per ottenere l’idrogeno – che può essere usato come combustibile - dal glucosio o da altri carboidrati. Stando così le cose probabilmente, presto, tutti noi avremo nel nostro terrazzo una piantagione di canna da zucchero.
Le industrie automobilistiche però hanno avanzato delle riserve sulla nuova scoperta e restano diffidenti: per rifornire i veicoli presenti su tutto il territorio americano occorrerebbero “foreste” di piantagioni di canna da zucchero. Nonostante le critiche, tuttavia, resta il fatto che la Chrysler – la nota casa automobilistica statunitense - ha finanziato dei fondi per il completamento di queste ricerche.
Volendo, prima di metterci alla guida della nostra “dolce auto” potremmo indossare l’ultimo capo alla moda magari fatto di mais. L’idea, alquanto rivoluzionaria, sui vestiti al mais è stata presentata nei giorni scorsi a New York e, prima che tecnologica, certamente la possiamo considerare ecologica. In realtà, i ricercatori in forza presso le due aziende che hanno presentato il progetto, la Cargill Dow LLC e DuPont hanno trovato il modo di estrarre ed usare il carbonio prodotto dalle piante del mais anziché quello dal petrolio.
Ovviamente questo tipo di indumento presenterebbe dei vantaggi anche per quanto riguarda lo smaltimento.
Fra le novità del terzo millennio, che sicuramente non smetterà di stupire tutti gli amanti dei fumetti fantascientifici, è il giubbotto invisibile. Ad inventare il giaccone più desiderato da tutti i ragazzi uno scienziato giapponese della facoltà di ingegneria di Tokyo, Susumo Tachi.
Il sistema brevettato dallo scienziato utilizza in realtà uno stratagemma che possiamo definire di “camuffamento ottico”.
Dietro il giubbotto, infatti, vi sono tante minuscole telecamere che riprendono tutto quello che avviene e lo proiettano davanti: in poche parole, si comporta come uno schermo su cui vengono trasmesse le immagini catturate dalla telecamera e così, con quello che abbiamo definito un espediente ottico, si vede tutto quello che avviene dietro di noi.
Il progetto nasce per soddisfare scopi medici: questo sistema, di fatto, consentirà ai chirurghi che stanno effettuando un operazione di guardare attraverso il bisturi o attraverso le proprie mani durante gli interventi più complessi.