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Dall’analogico al digitale nei paesaggi sonori del gioco

Il testo dell’intervento tenuto dal prof. Massimo S. Russo al convegno SOUNDSCAPES OF WORK AND OF PLAY, tenutosi a San Cesario di Lecce il 3-6 ottobre 2019.
di Massimo Stefano Russo - sabato 5 ottobre 2019 - 525 letture

“Nel calciobalilla tu senti i colpi nel palmo della mano, i rumori sono naturali, provengono dalla meccanica delle cose, tutto è molto reale, la pallina esiste davvero, tu fisicamente fatichi, ti muovi, sudi; nel flipper qualcosa cambia, il gioco è messo sotto vetro, i suoni sono per lo più riprodotti, elettrici, la distanza tra te e la pallina aumenta, tutto viene concentrato in due tasti, che della pallina ti danno un lontano sentore, qualcosa come una semipercezione. Il gesto delle mani, che nel calciobalilla poteva scegliere tra infinite velocità e sfumature di accosto, qui si riassume nel lavoro di due dita che conservano ancora un certo numero di opzioni, ma piuttosto limitato, e in fondo riservato ai giocatori più esperti" (Baricco, The game, 2019, pp. 13-14).

In Space Invaders (videogioco da sala giochi, sviluppato nel 1978 da Toshihiro Nishikado) non c’è quasi più niente di fisico. Tutto diventa immateriale, grafico, indiretto. Lo schermo che diventa il campo di gioco divora tutto. La realtà è rappresentata messa sotto vetro, modificabile con dei comandi esterni che in modo impersonale comunicano ordini. Tutto sembra freddo, costrittivo, asfittico. Se ci si mette a giocare si sente la mancanza di attrito. Il piano del gioco è levigato e il gesto leggero. Il sistema pulito, in un flusso quasi liquido di ordini e decisioni riduce il gioco alla sua essenza. Si richiede una concentrazione assoluta nella velocità dell’accadere. Un flusso caratterizza il passaggio dall’analogico al digitale. Se nel calciobalilla tutto è spesso, macchinoso, impreciso e faticosamente vero in Space Invaders si stabilisce una postura fisica e mentale rivoluzionaria, invisibilmente sintetica, brutalmente riassuntiva.

Nel 1938 Huizinga pubblicava Homo Ludens dove considera il gioco un’attività libera che esula dalla vita quotidiana, capace di assorbire i partecipanti. Il gioco si svolge in propri confini spazio-temporali sulla base di regole prefissate in modo ordinato e favorisce la formazione di raggruppamenti sociali. È considerato un’attività con un proprio status e un proprio contesto. I bambini identificano il gioco in modo spontaneo con la vita stessa, ma si tratta di un’eccezione. Nella lingua italiana gioco, giocare e giocattolo hanno la stessa radice. Roger Caillois (1958) ha proposto una tassonomia basata su cinque termini greci; Paidia (giochi infantili chiassosi), Ilinx (vertigine), Mimos, (mimesi) Alea (caso), Agon (agonismo) più il latino ludus. Ilinx, Mimos, Alea e Agon sono le quattro dimensioni del gioco, ma non si escludono a vicenda.

Un gioco può presentare elementi di più dimensioni, è ciò che accade di norma.

Nella dimensione definita Ilinx rientrano i giochi caratterizzati dall’assenza di costrizioni fisiche.

Si determina un senso di eccitazione, forte sul piano individuale, non necessariamente condivisa con altri, che cresce fino a far perdere la percezione e il senso del pericolo. Nel mimos è importante la partecipazione di altri individui, anche se semplici spettatori, un’interazione di tipo cooperativo che non competitivo.

Alea e agon sono situazioni che richiedono due o più partecipanti, o gruppi di partecipanti che giocano gli uni contro gli altri, con una parte che vince e l’altra che perde.

L’alea è caratterizzata dall’elemento della casualità, l’agon dall’elemento agonistico.

Nei giochi di pura alea l’abilità non ha alcun ruolo. L’elemento distintivo dell’agon è opposto a quello dell’alea. L’esito è determinato dalla maggior abilità di chi vince rispetto a chi perde. La componente agonistica non esclude la casualità. L’abilità del giocatore si misura con la frequenza con cui egli compie la scelta migliore. Il margine minore di errore nel lungo periodo neutralizza la casualità. Dove è presente la componente dell’agon, alla fine vince sempre il giocatore migliore. La paidia connota la fantasia scatenata dei giochi infantili; il ludus il gioco “serio” degli adulti. Si complicano le regole e si creano degli ostacoli da superare. Si passa dalla paidia al ludus. Le regole e i regolamenti sono due fattori importanti. Le regole che possono essere articolate e complesse sono indispensabili per definire ciò che va considerato gioco. In alcuni giochi definiti “costituiti” le regole sono più essenziali. Se non esistessero queste regole non esisterebbe nemmeno il gioco. Un secondo fattore “strumentale” riguarda gli aspetti materiali per giocare. E’ in genere il mutamento di contesto a far passare un gioco dalla paidia al ludus. Il fattore strumentale diventa più specifico e complesso. Per i giochi costituiti l’apparato strumentale è definito in modo rigido. I giochi nella vita quotidiana degli adulti rientrano per la maggior parte nell’alea e nell’agon. La struttura matematica di un gioco è implicita nelle sue regole costitutive. La struttura numerica imposta è una caratteristica dei “giochi regolamentati”, praticati all’aperto. Il punteggio è il fattore che determina il vincitore in ogni partita di un certo gioco. Il punteggio è una struttura imposta e si applica a ogni gioco. Prestazione, classifica e probabilità determinano in larga misura il coinvolgimento del pubblico in molti giochi popolari. Il carattere di ogni gioco è determinato da regole in larga misura astratte. Le regole si possono tradurre in ogni lingua, senza alterare le proprietà essenziali del gioco.

Il gioco può valicare i confini delle singole culture. Le bocce hanno un’importanza nel contesto della cultura di massa. Le persone coinvolte sono giocatori. La psicologia della folla nell’ambito dei giochi. Il gioco della pelota.

L’agon e l’alea subentrano come regole del gioco sociale. I giochi nello stadio inaugurano e offrono l’esempio di una rivalità circoscritta, regolata e specializzata. Si diffonde l’abitudine e il rispetto nei confronti dell’arbitrato. I giochi solenni sono presenti in quasi tutte le civiltà. (I giochi di pelota degli Aztechi erano delle grandi feste rituali). In Cina le gare di tiro con l’arco abilitavano e qualificavano i nobili sulla base del ruolo più o meno corretto di scoccare la freccia e confutare l’avversario sfortunato. La stessa funzione dell’Occidente cristiano verrà svolta dai tornei. L’ideale insegnato è l’abilità, la prodezza. La diffusione dell’agon è favorita dallo sviluppo dell’attività amministrativa. L’agon è alla base di ogni carriera amministrativa. Nei giochi d’azzardo l’alea è il complemento naturale dell’agon. Il ricorso alla fortuna aiuta a sopportare l’ingiustizia della competizione se falsata o troppo dura. Se nel gioco si scaricano delle energie è possibile trasformare le impressioni sonore, visive dei giochi in immagini verbali in grado di evocare sensazioni e amplificare i punti di vista, avvicinandosi sempre di più al mondo delle sensazioni e dell’indefinitezza? Per fare ciò è necessario scrivere avvalendosi non solo dell’occhio, ma anche dell’udito, con tutta l’energia della mente rivolta a scoprire la realtà delle cose, oltre le apparenze, osservando e raccontando. Si tratta di mettere alla prova la propria capacità di percepire il mondo. A superare i limiti e le difficoltà, si impara col tempo e con l’esperienza, affinando le proprie capacità di ascolto, sapendosi soffermare a riflettere su ciò che si va così scoprendo e imparando. Sappiamo che l’emisfero sinistro sviluppa la competenza più direttamente razionale nel raccogliere i dati, definire gli obiettivi e valutare le situazioni nei suoi dettagli.

L’emisfero destro fa riferimento a strumenti analogici e sistemici. Ma l’esplorazione va fatta nel suo insieme, aperti a nuove possibilità e alla ricerca di connessioni tra i diversi elementi del problema. La scrittura descrittiva si fa “pericolosa e tentatrice”, nel voler annotare le proprie impressioni; tende a essere troppo definita nel cercare la rappresentazione poetica ed evocativa.

L’essere umano è naturalmente portato a conoscere sempre più cose e sempre meglio. In base a ciò descrivere il mondo vuol dire scoprirlo, consapevoli che il mondo esiste oltre lo spirito umano e indipendentemente da esso e non va costruito o inventato. Si tratta di andare oltre gli aspetti generali, colti per essere annotati, liberi, in un’esplorazione continua, dai pregiudizi e da tutto ciò che distoglie l’attenzione e c’è molto da dire. L’obiettivo è di trasferire sulla pagina l’atmosfera provata e le sensazioni da essa ricavate, per comprenderle. Un distillato, fatto di frammenti vibranti, sintetizzato e rarefatto nella ricerca di una spiccata sensibilità da restituire al lettore.

Un processo naturale significativo di cui si mostrano le tracce che passano nella mente dotata di intelligenza astratta che pulsa rapida. La volontà è di imprimere e tenere in memoria, in tutta la sua autenticità, le sensazioni rilevate, cogliendone i tratti distintivi, in un rapporto emotivo, produttivo e vivo. Bisogna prepararsi interiormente per puntare diritto all’essenziale con una mente brillante e penetrante, capace di elargire un piacere intellettualmente intenso.

Nell’ascoltare i suoni, con l’orecchio attento, ci si ritrova impegnati a contemplare e meditare, in maniera profonda, per comprendere in pieno il reale e gustarlo.

Il tentativo è di liberarsi dall’oscurità per arrivare a illuminarsi interiormente. Si tratta, coordinati interiormente, di attivare una diversa e necessaria qualità di ascolto, concentrando i propri sforzi.

Bisogna accogliere e raccogliere i risultati grazie alla capacità di rielaborazione nello spazio del silenzio interiore. Consolidare l’abitudine all’ascolto ci rende liberi, attenti ai messaggi più sottili che lievitano nel dialogo interiore, ma tenendo anche conto che l’intelligenza e la sensibilità spesso travisano e abbagliano.

Percepire la singolarità e riportarla all’unità, permette in corrispondenza l’elevarsi al di sopra di se stessi e progredire. Lo sguardo attento e la mente curiosa cambiano la visione stessa della realtà, acquisendone una maggiore profondità. A emergere è una visione trascendente tra due polarità: da un lato l’ordine paralizzante e dall’altra il disordine disgregante, che cela un ordine complesso, difficile da cogliere a prima vista, o con l’ausilio di strumenti consueti. Proprio per questo i sensi vanno allenati a cogliere la rete fitta e intricata di relazioni e interdipendenze nell’intersecarsi e interagire degli ecosistemi. I sistemi complessi sono così intrecciati tra loro da risultare indistinguibili a uno sguardo superficiale. Proprio la scoperta della complessità ci fa incontrare il disordine che esprime il flusso inarrestabile della vita. L’ordine, la logica, il razionale sono strumenti importanti per non perdere la connessione con la percezione diffusa e condivisa della realtà. Si rende necessaria una nuova intelligenza “ecologica”, per esplorare le connessioni e procedere oltre i confini del già conosciuto. Se Obvius in latino è ciò che si incontra per via ed è facilmente accessibile e a disposizione. Oggi più che mai, contro la superficialità e la semplificazione bisogna riscoprire l’abitudine e il piacere di comprendere ciò che non è immediatamente ovvio. Ed è il silenzio che placa i sensi e ci fa entrare in contatto con l’Infinito e l’Invisibile.

La visualizzazione aumenta molto la capacità di concentrazione che ha bisogno di tempo per manifestarsi. I pensieri vanno diretti, per scoprire e sviluppare le facoltà creative. Il mondo è diventato una messa in scena e alla complessità della natura si va sostituendo un’interfaccia più semplice. Tutto ciò che ci circonda è sempre più un’esperienza filtrata che viene trasmessa, semplificata, deformata, resa memorizzabile e maneggevole.

Conosciamo sempre più la realtà solo attraverso la finzione e in forma di finzione. Se il gioco struttura schemi mentali e promuove forme, canoni estetici e sviluppa abilità allontanandoci dagli elementi naturali rischiamo di essere incapaci di leggere i dati attraverso lo sguardo dell’esperienza.


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