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Dall’Etiopia all’Italia: migranti economici o forzati?


Alle radici della retorica delle politiche migratorie europee. (A cura di ActionAid Italia).
mercoledì 5 aprile 2017 , Inviato da Redazione - 1456 letture

Benché il flusso migratorio proveniente dall’Etiopia sia di portata contenuta e riguardi solo lo 0,74% della popolazione - 740.702 persone nel 2015, secondo l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) - in realtà si tratta di un fenomeno sistemico iniziato ormai da decenni.

Tre sono le principali rotte percorse dai migranti del Corno d’Africa:
- verso Nord, passando per il Sudan con destinazione Libia, Europa, Egitto o Israele;
- verso Est, passando per il Golfo di Aden verso Yemen e Arabia Saudita;
- verso Sud, attraversando il Kenya per raggiungere il Sudafrica (quest’ultima rotta percorsa da un numero esiguo di persone).

Spesso le persone raccontano degli abusi e delle gravi violazioni dei diritti umani subiti sia nei Paesi di destinazione sia durante il viaggio per raggiungerli. Un pericolo frequente sono i rapimenti, che possono durare anche diversi mesi e il cui scopo è quello di ottenere un riscatto. Se poi a essere coinvolte sono le donne, il rischio di trattamenti inumani e degradanti, torture, stupri e violenze sessuali è estremamente elevato.

Alla base della scelta di migrare ci sono una serie di fattori, per cui diventa molto difficile individuare una sola causa: la gestione delle risorse naturali e l’espropriazione dei terreni agricoli costringe i contadini a cercare altrove i mezzi di sussistenza, circostanze che possono generare flussi di migrazione interna verso le città e progetti di migrazione transfrontaliera. Allo stesso tempo, i cambiamenti ambientali e gli eventi climatici estremi, quali la siccità e le inondazioni, possono considerarsi fattori di spinta.

Non è quindi semplice distinguere tra la migrazione definita “forzata” e quella più di natura economica e, quindi, spontanea.

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Report Etiopia Migranti

La questione si pone anche nel momento d’ingresso sul suolo europeo perché l’Unione e i suoi Stati membri continuano a tenere separare queste due tipologie di migrazioni: se quindi da un lato si sottolinea la necessità di rafforzare il sistema di accoglienza e protezione per chi viene classificato come migrante forzato, dall’altro si limitano le possibilità di ingresso per chi viene considerato - spesso in base al solo Paese di origine - un migrante economico.

Nel rapporto “Dall’Etiopia all’Italia: migranti economici o forzati?”, recentemente pubblicato da ActionAid, si è cercato di esaminare, anche con interviste, il fenomeno migratorio dal Corno d’Africa e in particolar modo dall’Etiopia. Da questa analisi emerge la necessità, da parte di tutti gli attori coinvolti nella gestione dei flussi migratori provenienti dall’Etiopia, di tenere in considerazione anche la complessità della situazione in termini di accesso alle risorse fondamentali e implementare politiche appropriate per ridurre la povertà direttamente nel paese con conseguente riduzione del fenomeno migratorio.

Per questo ActionAid chiede una maggiore coerenza delle politiche su migrazione e sviluppo, evitando di usare la cooperazione allo sviluppo come strumento per azioni di controllo delle frontiere e investendo invece in progetti di co-sviluppo che abbiano come criterio fondamentale il riferimento al rispetto dei diritti umani e a forme di governo democratico.

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