Da “me ne frego” a “me ne fotto”

di Franco Novembrini - venerdì 12 gennaio 2018 - 2105 letture

Si è rifatto vivo il nostro Aristotele-Eugenio con una sua puntuta dichiarazione sul suo ex socio Carlo De Benedetti. La cosa strana è quel “me ne fotto” già usato citando ad capocchiam il povero Aristotele circa l’osservanza della moralità in politica e nel vivere in una libera e democratica Italia e denota il senso di liberazione nell’uso del turpiloquio che lo riporta alla gioventù quando scriveva per le riviste del ventennio e sarà stato colpito il dal motto “me ne frego”’ in uso in quei tempi. Del resto è cosa nota che invecchiando… Una coincidenza invece mi ha colpito, questa: l’intercettazione della telefonata di De Benedetti con Renzi è datata 2015, lo stesso anno in cui ha acquisito anche la cittadinanza svizzera che, se non ricordo male, disse che lo aveva fatto per sdebitarsi dell’aiuto ricevuto dalla sua famiglia dalla Svizzera durante la seconda guerra mondiale date le origine ebree. Certo 70 anni sono un po’ troppi per una simile decisione, ma tant’è. Tornando al modesto guadagno in pochi giorni (600 mila euro, una miseria) secondo qualche giudice, fa tornare in mente l’affare SME che ebbe un’acquisizione sul filo di lana e anch’essa finita con lauti guadagni da parte del compratore che la rivendette in breve tempo suddivisa in diversi blocchi. Cosa ci volete fare quando uno acquista con la precisione, come si diceva una volta, di un orologio svizzero…

Franco Novembrini


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