Da Moggi a Berlusconi: l’Italia di Alvaro Vitali


La rivincita dell’Italia di Alvaro Vitali: da Moggi a Saccà a Berlusconi
sabato 20 giugno 2009, di Redazione PuntoG - 477 letture

L’Italia disegnata in questi giorni sui giornali continua a lasciare avviliti. E’ l’Italia di Moggi che dallo sport è poi passato alla televisione (chi si ricorda le intercettazioni di Saccà?) e infine alla "politica".

Scrive oggi Marco Travaglio sulla sua rubrica su L’Unità (il pezzo si intitola "Lodo Pisello"):

"Chi pensava, anzi sperava, che i talloni d’Achille di Al Tappone fossero la mafia, le tangenti, i fondi neri, i conflitti d’interessi, aveva sopravvalutato l’Italia e gli italiani. Ora che l’”utilizzatore ultimo” sprofonda per gli eccessivi “quantitativi di donne” (secondo le poetiche definizioni ghediniane), chiediamo umilmente scusa a un paese ridotto a un film minore di Alvaro Vitali per esserci troppo occupati delle quisquilie di cui sopra. Là dove non poterono le ultime parole di Borsellino e le indagini di valorosi pm milanesi e siciliani, potranno forse gli stock di signorine a tassametro traghettate da un fabbricante di pròtesi nelle magioni del Premier Utilizzatore su mezzi aerei e nautici degni dello sbarco in Normandia; e la candid camera di una delle “utilizzate”, sfuggita alla formidabile security di Palazzo Grazioli. Ogni epoca ha il 25 luglio che si merita. Restano da capire alcuni particolari: 1) chi saranno il Dino Grandi e il Galeazzo Ciano di questo film dei Vanzina che si sta girando fra Palazzo Grazioli e Palazzo Chigi; 2) che ne sarà della Guardia Repubblicana alla caduta del satrapo (l’altreoieri Ostellino lo paragonava a Cavour, mentre Chirac raccontava le visite guidate ai bidet di Villa Certosa, accompagnate da apprezzamenti berlusconiani sulle “chiappe” che vi si erano posate); 3) con quali leggi ad personam, anzi ad pisellum, Al Tappone conta di salvarsi dall’inchiesta di Bari. Essendo stato intercettato non da una toga rossa, ma da un’amica escort armata di cellulare, abolire le intercettazioni non basta più. Bisogna abrogare i telefonini."

Non ci piacciono gli usi linguistici di Travaglio, che ama storpiare il cognome delle persone o affibbiare epiteti di dubbio gusto (ma, appunto, degustibus...). Però si afferra una parte di verità di questa triste vicenda: la sconfitta educativa e culturale di un’Italia civile, non caciottara, con forti radici nella sobrietà e nella misura. Sappiamo che le ventate ipocritamente perbeniste italiane montano e passano presto, come nel dimenticatoio è finita tutta la vicenda Moggi, e poi quella relativa a Saccà. Forse anche questa delle ragazze di Berlusconi scorrerà via e sarà fagocitata dall’informazione ridotta a gossip - l’unica informazione che evidentemente riesce a "fare notizia". Però, lo stesso, il senso della tristezza è grande.

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