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Curiamo l’allergia con tanti baci


è questo il risultato di un importante studio giapponese che dimostra che i baci riducono la reattività immunitaria.
mercoledì 4 ottobre 2006, di Enzo Maddaloni - 3721 letture

Francesco Bottaccioli medico e ricercatore italiano della PNEI, riprendendo la notizia in una sua recensione ha chiarito come Hajime Kimata, che è un immunologo giapponese molto attivo nella ricerca delle influenze delle emozioni sul sistema immunitario, invece di indagare gli effetti negativi delle emozioni, ha iniziato a studiare gli effetti delle emozioni positive, come, per esempio, ascoltare Mozart, vedere un film comico, ma anche fare l’amore, baciarsi, accarezzarsi arrivando alla conclusione che non solo fa bene ma cura le allergie.

La ricerca di Hajime Kimtata è stata pubblicata dal Journal of Psychosomatic Research, ed è stata realizzata presso il dipartimento di allergia dell’Ospedale Satou, Osaka, in Giappone, coinvolgendo 24 persone con eczema atopico e 24 con rinite allergica.

Francesco Bottaccioli ha sottolineato come “…queste persone sono state invitate a portarsi il proprio amore e, assieme, a passare una mezz’oretta baciandosi in una stanza confortevole, con la musica giusta e al riparo da occhi indiscreti (per i giapponesi questo è il primo comandamento!). Due settimane dopo, hanno ripetuto l’esperimento: stessa stanza, stessa musica, ma niente baci, solo abbracci castigati. I risultati che sono stati registrati sono davvero molto intriganti. Il profilo immunitario successivo alla mezz’ora di baci, infatti, era nettamente diverso dall’altro e in generale dal profilo immunitario di queste persone allergiche: le IgE, anticorpi tipici dell’allergia, erano significativamente diminuite dopo la “cura” di baci.”

Ma c’è di più, continua Francesco Bottacioli “…anche il profilo delle citochine era cambiato, passando da un profilo Th2 a un profilo Th1. Che vuol dire? La visione corrente dell’allergia stabilisce che lo squilibrio immunitario, che si riscontra nella rinite e nell’asma allergiche, nella dermatite atopica e in altri disordini allergici, dipende dall’iperattivazione di un circuito immunitario, chiamato Th2, centrato sulla produzione di anticorpi, come le IgE, e alimentato dalla sovrapproduzione di citochine (sostanze prodotte dalla cellule immunitarie) come la interleuchina-4 (IL-4) e la IL-13. Questo circuito immunitario è come un piatto di una bilancia; l’altro piatto è rappresentato dal Th1. Per stare in salute, i due piatti devono stare in equilibrio.

Il nostro sistema immunitario tende spontaneamente a ritrovare l’equilibrio producendo sostanze, citochine, che si regolano a vicenda secondo uno schema yin-yang. Per riequilibrare l’eccesso di Th2, il sistema produce le citochine del Th1, che sono l’interleuchina-12 (IL-12) e l’interferone gamma (IFN-γ).

Ora, nel sangue delle persone allergiche, curate con i baci, la quantità di IFNγ e di IL-12 è praticamente raddoppiata, mentre è quasi dimezzata quella di IL-4 e IL-13”. Esattamente un anno fa, Kimata aveva trovato che pazienti che avevano avuto un rapporto sessuale erano anche meno reattivi a test cutanei verso le sostanze a cui erano normalmente molto reattivi. Quali i meccanismi biologici ipotizzati? La spiegazione sta nel rapporto tra stress e sistema immunitario. Nell’allergia è frequente il riscontro di situazioni stressanti, che diventano un fattore di aggravamento e di stabilizzazione dell’allergia medesima. Un gruppo internazionale ha pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana di allergia, il Journal of allergy and clinical immunology, i risultati di uno studio che ha indagato gli effetti dello stress di genitori allergici sui propri bambini, che sono stati studiati per i primi due anni di vita. Pur venendo tutti da genitori allergici, i bambini che hanno manifestato un più alto livello di IgE e di citochine del Th2 sono stati quelli con i genitori più stressati.

Del resto, sotto stress si produce cortisolo in sovrappiù. Questo fondamentale ormone prodotto dalle surrenali è anche un potente attivatore del “piatto” Th2, quindi dell’allergia. Inoltre, ricerche recenti hanno dimostrato che con lo stress e con il cortisolo si rilasciano anche citochine infiammatorie del circuito Th2. Insomma, i conti tornano. Ma, la bella notizia è che possiamo aprire la nostra farmacia privata per curare le allergie: quella del nostro corpo. Una farmacia capace di produrre sostanze raffinatissime, che l’industria si sogna. La farmacia però è spesso chiusa. I baci, l’apertura verso gli altri, la serenità sono le chiavi per spalancarla…” .

Insomma, prescrivere un’oretta di baci al giorno, farsi le coccole, ed in questo caso vi consiglio di leggere "Alla ricerca delle Coccole perdute” (Giacobbe Giulio C., Ponte alle Grazie) "…è una cura efficace, contro le allergie…” conclude Francesco Bottaccioli nella sua recensione pubblicata nel sito dell’Associazione scientifica www.simaiss.it

Francesco Bottaccioli è Medico e studioso di Psiconeuroendocrinoimmunologia, materia che attualmente insegna presso la Scuola di perfezionamento in medicina biointegrata dell’Università di Chieti, nonché fondatore e primo presidente della Società italiana di psiconeuroendocrinoimmunologia (SIPNEI), è membro di altre società scientifiche, tra cui New York Academy of Sciences e Società Italiana di Antropologia Medica.

A conforto di ciò altri studi recenti hanno indagato ed evidenziato gli effetti del buon umore e delle risate sulla salute anche su malattie più gravi delle allergie, ma che comunque implicano una disregolazione immunitaria come tumori e patologie autoimmuni.

A conclusione di una ampia rassegna dedicata al valore terapeutico della risata, pubblicata sulla importante rivista internazionale di oncologia The Oncologist, un gruppo di specialisti del Massachusetts General Hospital di Boston, scrive che un “rispettoso e intelligente uso dell’umorismo nei reparti di oncologia è un fattore positivo sia per i pazienti che per gli operatori. L’umorismo in medicina può essere una preziosa aggiunta al repertorio degli strumenti terapeutici di ogni operatore della salute.”

Queste affermazioni hanno riscontri anche dal punto di vista biologico, nel senso che è possibile mostrare dei cambiamenti ormonali e/o immunitari in persone che si fanno un bel quarto d’ora di risate.

Francesco Bottaccioli approfondisce in un’altra recensione lo studio pubblicato su Clinical Experimental Rheumatology, realizzato sempre in Giappone su persone affette da artrite reumatoide, diffusa malattia autoimmune : “Nel sangue di queste persone è stato ricercato un ormone che ha un ruolo nella malattia, nel senso che incrementa l’infiammazione: si tratta dell’ormone della crescita (GH in sigla). Il GH è normalmente più alto in chi soffre di artrite reumatoide rispetto a persone in buona salute. Ma, dopo ad aver assistito a “Rakugo”, una storia comica tradizionale che fa molto ridere i giapponesi, il livello dell’ormone nel sangue dei pazienti si è nettamente abbassato.” Anche in questo caso Bottaccioli conclude: “…Questo vuol dire che il buonumore è un potente fattore di equilibrio dei sistemi fisiologici fondamentali.”

Quando si parla quindi di “altre medicine” lo si fa oggi con cognizione di causa anche nel rispetto di quel movimento internazionale che attraverso la Medicina Basata sull’Evidenza (Evidence-based Medicine-EbM) si è progressivamente diffuso a livello internazionale, favorito da alcuni fenomeni che hanno (anche) contribuito ad una crisi dei modelli tradizionali della medicina costruendo una nuova cultura di approccio medico: la presa in cura della persona.

Nel 2003 un gruppo di medici e psicologi dell’oncologia americana ha costituito una società scientifica della “medicina integrata” partendo, nella sostanza, da due dati di fatto: dalla constatazione che i progressi terapeutici in questo campo sono ancora molto lenti e che quindi elevato è il carico di sofferenza e dal fatto che le persone con cancro spontaneamente si rivolgono alle medicine non convenzionali.

Lo stesso Bottaccioli ci ricorda che ormai “..i malati di cancro dei paesi ricchi, ricorrono con elevata frequenza (dal 50 all’80 per cento) alle terapie non convenzionali. Lo fanno non con l’aspettativa miracolistica di guarire assumendo qualche pozione magica, come ancora qualcuno vuol dipingere questo fenomeno di massa.”

Il centro oncologico, più famoso d’America e probabilmente del mondo, è il Memorial Sloan-Kettering di New York. Al suo interno opera da alcuni anni il Servizio di Medicina Integrata, nel centro lavorano medici e terapisti, che offrono agopuntura, massaggio, riflessoterapia, consulenza nutrizionale, fitoterapia, tecniche antistress e meditative, ipnosi.

In uno studio studio pilota ad esempio questi ricercatori hanno concluso che in otto sedute di agopuntura, con una cadenza di una o due volte a settimana, hanno fatto registrare, nel 95% dei partecipanti, un miglioramento dell’astenia di oltre il 30%. Tra le persone con meno di 65 anni, il miglioramento è arrivato al 40%. Alcuni di loro hanno risolto completamente l’astenia.

Alcuni giorni fà a Salerno ho partecipato ad un convegno, molto interessante, organizzato dall’Ordine dei Medici di Salerno sulla BioEtica illustri relatori si sono confrontati sul tema e tra questi mi ha molto colpito sia l’intervento del Prof. Ivan Cavicchi (docente di Sociologia Sanitaria dell’Università degli Studi La sapienza di Roma) che quello del Prof. Emerito Mario Coltorti (Clinica Medica).

Con estrema sintesi, Cavicchi ha rappresentato l’esigenza di confrontarsi con un’etica del "quotidiano" oltre a quella delle cellule staminali proprio in ordine alla crisi economica del settore, rispetto alla tutela del principio della sostenibilità delle cure. Con l’esempio che per risolvere il problema della carenza dei pesci (pescato) non ci vogliono più barche ma solo investimenti sul bisogno di ripopolare (rieducare) il mare Cavicchi ci spinge sempre più ad operare verso la tutela della salute e della presa in cura delle persone verso investimenti "naturali". Quindi senza confondere mai la sostenibilità con la compatibilità sulla qual cosa l’esperienza della Campania è significativa putroppo in negativo.

Cito qui solo un esempio: in Campania se è pur vero che è diminuita la spesa farmaceutica negli ultimi anni, nel contempo si registra però il fenomeno perverso della più alta somministrazione procrapite (per singola persona) di sostanze farmacologiche rispetto alla media nazionale.

A questo punto il Prof. Emerito Mario Coltorti si è chiesto "...quali sono oggi i fini della medicina? Non certamente l’esasperazione specialistica e la frammentazione che porta a richiedere al paziente una medicina dei desideri. Quindi il ripensamento etico deve coniugarsi con il principio di responsabilità. Per questo - Coltoriti riflesse sul fatto che - non esiste solo una medicina dell’evidenza (dei protocolli e delle compatibilità) ma deve ri-esistere una medicina narrativa".

Qui il Professore Coltorti ha fatto un "magistrale" esempio raccontando di quando un suo anziano parente medico oscultava il respiro dei pazienti poggiando l’orecchio sulle spalle del paziente. Poi si è usato lo stetoscopio. Dopo un po’ si è usato il fonendoscopio. Oggi si fanno direttamente le radiografie mancando, nella "narrazione" dei sintomi, l’aspetto più importante dell’anamnesi per una corretta diagnosi: l’ascolto.

L’orecchio poggiato sulle spalle era il bacio del medico ?

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