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Cultura da Covid

Una visita in uno dei tanti luoghi del patrimonio architettonico italiano, in sintonia con limitazioni sanitarie e un menefreghismo più dannoso di una pandemia.

di Piero Buscemi - mercoledì 29 settembre 2021 - 831 letture

Potremo iniziare questo articolo raccontandovi le nostre disavventure alla ricerca di siti archeologici in Campania, frutto di un nostro giro turistico nello scorso mese di agosto. Uno dei tanti che abbiamo provato, e sottolineiamo "provato", a visitare era il Parco Archeologico di Aeclanum situato nei pressi di Mirabella Eclano in provincia di Avellino. Per intenderci, stiamo parlando di uno dei tanti siti che ci riporta alla civiltà sannita, molto presente nella storia del territorio che comprende anche ovviamente il beneventano, che cedette il passo al dominio Romano i cui resti sarebbero visitabili all’interno del parco.

Usiamo il condizionale perché di fatto il nostro tentativo di documentare quanto è rimasto di questa antica città non è stato possibile in quanto ad oggi il sito risulta chiuso per bonifica. A dire la verità, siamo pure riusciti ad entrare avendo trovato davanti al nostro cammino un cancello di ferro arrugginito, seminascosto dalla vegetazione incolta e copiosa presente. Un cancello che avremmo dovuto trovare chiuso, come ci hanno spiegato gli addetti all’area archeologica, sorpresi della nostra invasione e pronti a giustificare la non accessibilità al sito dovuta ad una bonifica tralasciata e dilazionata a tempo indeterminato, a causa della chiusura - manco a dirlo - del periodo di emergenza sanitario che stiamo vivendo.

Potremo continuare il nostro articolo descrivendovi la nostra visita, anche in questo caso dovremmo esprimerci al condizionale, all’area archeologica di Santa Maria Capua Vetere. Pregustavamo già di poter ammirare la maestosità dell’Anfiteatro, il secondo più importante dopo il Colosseo, il Museo dei Gladiatori che ci avrebbe riportato alle emozioni del primo rivoluzionario della Storia come è giunto ai giorni nostri il nome di Spartaco. Avendo scelto una giornata successiva al 6 agosto, come previsto dall’ennesimo nuovo provvedimento del governo emanato qualche giorno prima, l’accesso ai musei e alle aree archeologiche era già condizionato dal possesso del green pass. Un’ingenuità la nostra, senza alcun dubbio, sorretta da una ingiustificata convinzione che in un’area all’aperto frequentata ad agosto da pochissimi visitatori, distanziati in un’area così vasta da non correre alcun pericolo di contatto, non avrebbe costituito alcun problema ostativo alla nostra visita. La fermezza della cassiera all’ingresso nel sottolineare l’obbligo del green pass, ci ha fatto rinunciare alla visita, più per una questione di illogicità legata ad una sproporzionata limitazione che a una voglia di trasgredire.

Potremo citare altre visite mancate ma ci soffermiamo sullo stato di abbandono e sporcizia che i pochi siti accessibili ci hanno permesso di documentare. Un sito che ci ha veramente colpiti in modo negativo è stato il Complesso Monumentale di San Leucio. Situato a pochi chilometri da Caserta Vecchia, altro luogo di estremo interesse storico e artistico, ha una storia che già da sé rappresenta un’attrattiva alla curiosità di visitarlo e approfondire la conoscenza. Il Complesso rientra tra i grandi sogni di grandezza dei Borboni che spopolarono quei luoghi nei secoli scorsi. Voluto da Carlo di Borbone, re di Napoli e Sicilia per rilanciare la tessitura locale - è possibile visitare oggi un museo che ospita gli antichi telai e manufatti - re Ferdinando IV ipotizzò addirittura la nascita di una città personale alla quale aveva dato il nome di Ferdinandopoli.

La visita al sito, di sicuro interesse, lascia davvero l’amaro in bocca, per non usare un’espressione meno "nobile" su quanto si è presentato ai nostri occhi che con vero rammarico abbiamo voluto immortalare in qualche foto che alleghiamo all’articolo. L’incuranza e l’assoluta assenza di attenzione nel valorizzare e rispettare, soprattutto, questo luogo ricco di misticismo nobiliare di un periodo non così lontano dai giorni nostri (1778 l’anno del progetto), ha messo in risalto ancora una volta l’assoluto spreco di risorse culturali, ricercate e per assurdo apprezzate dai pochi turisti che abbiamo incontrato durante la nostra visita.

Si ha la sensazione, ma siamo già oltre alla mera sensazione, che la pandemia di questi ultimi due anni sia diventata l’alibi preferito e opportunistico per giustificare la mancanza di manutenzione e la cura del patrimonio architettonico nazionale. Lo stato di abbandono che abbiamo riscontrato al Parco archeologico di Aeclanum e quello del complesso di San Leucio sono solo alcuni esempi per puntualizzare un lassismo generalizzato. Si ha l’impressione come se tutti quanti dovessimo rassegnarci ad una chiusura e a un ridimensionamento del nostro approccio alla bellezza ospitata indegnamente nel nostro Paese. Sembra davvero che si sia imboccata una strada di non ritorno e che qualsiasi progetto futuro, specialmente in campo artistico e culturale, debba necessariamente mettersi da parte a tempo indeterminato per fronteggiare impellenze di estrema importanza, come possa rappresentare la sanità.

Non potremo mai dire con certezza quando inizierà quella che svogliatamente viene definita "ripartenza". Di certo, in qualsiasi forma si manifesterà, viene spontaneo chiedersi quale immagine l’Italia possa offrire ai potenziali visitatori che si catapulteranno non appena sarà possibile farlo con maggiore libertà di movimento. L’immagine che è stata offerta a noi, non è sicuramente la cartolina migliore da inviare oltre confine. Purtroppo, sappiamo che il problema non è circoscritto solo alle zone descritte in questo articolo.

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Veduta dal Belvedere del Complesso Monumentale di San Leucio
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Veduta del Complesso
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Mura imbrattate di un ambiente posto al piano terra
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Portone imbrattato posto all’ingresso del Complesso
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Un altro ambiente vandalizzato
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Parte esterna imbrattata
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"Chi lavora la sua terra sarà sazio di pane"


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