Cronaca di un viaggio

Ieri sono andato a Nicosia al cimitero per riconciliarmi con i miei genitori, dopo l’ultima visita dello scorso anno, e mio nonno Luigi vittima della spagnola all’età di 58 anni...
di Luigi Boggio - martedì 27 ottobre 2020 - 643 letture

Ieri sono andato a Nicosia al cimitero per riconciliarmi con i miei genitori, dopo l’ultima visita dello scorso anno, e mio nonno Luigi vittima della spagnola all’età di 58 anni.

Andarci spesso mi viene difficile per la lontananza e la non praticabilità delle strade ridotte in condizioni disastrose. All’andata sono andato via Leonforte al ritorno via Agira. Non vi descrivo la pericolosità e il dissesto delle due strade piene di buche e di piccole frane. Sulla Leonforte-Nicosia ne ho contate oltre 20 segnate non con i soliti cartelli stradali ma con una innovazione che mi è difficile descrivere. Da quello che ho potuto capire si tratta di una grattata con la ruspa attorno ai buchi e ai piccoli avvallamenti per segnalare il pericolo. Mentre le piccole frane non protette si lasciano ammirare per la loro libertà di muoversi in particolare quando piove.

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Scorcio panoramico di Nicosia di Sicilia

Queste opere del disinteresse li ho potuto ammirare perché la giornata era luminosa e splendida.

In compenso però il panorama toglieva il respiro in particolare nel tratto del superamento della cresta circondata da colorate pale eoliche che fendevano l’aria in un insolito fruscio. Mentre le pale giravo e il sole buttava i suoi raggi luminosi sulle Madonie, il Campanito con i Nebrodi e in lontananza l’Etna i miei pensieri andavano verso tutte quelle classi dirigenti che hanno governato la Sicilia e le nostre comunità senza capire le potenzialità e il valore di questi luoghi.

La Nord-Sud in questo tratto non sapremo mai quando verrà realizzata però contro l’Anas bisognerebbe alzare le barricate per imporle almeno la sistemazione dell’attuale strada per metterla in sicurezza e per migliorare la percorribilità.

Non si chiede la luna ma il diritto ad una mobilità sicura.

Per l’Agira il discorso è diverso essendo una strada provinciale con competenze del Libero Consorzio in crisi sistemica come tutti gli altri, grazie al capolavoro del governatore della rivoluzione gentile, alias Crocetta da Gela. Ma questo non può significare l’abbandono di una strada vitale per le aziende agricole delle contrade e i comuni viciniori. Anche su questa strada bisognerebbe richiamare l’attenzione del governo regionale per avere delle risposte certe e non rinviabili.

Le zone interne senza un sistema viario sicuro e facilmente percorribile avranno sempre delle difficoltà a mettere in mostra le bellezze dei suoi luoghi e delle sue opere d’arte. La mobilità come la sanità, la formazione, le sedi della giustizia e le nuove tecnologie per comunicare in un mondo globale sono essenziali e fondamentali per una politica di sviluppo. Si capirà? Ancora si è in tempo.



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