Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center… Dove il progetto non c’è...
Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center… Dove il progetto non c’è.
Chissà se anche la musica durante il colloquio facesse parte del progetto o fosse stata messa allo scopo di stordire il candidato, attuando così una pre-selezione tutta naturale sulla base dell’inevitabile noia che accompagnava l’ascolto.
Se sui gusti musicali del call center Giulia chiude volentieri un occhio (e orecchie!!) ciò che non può, non vuole, non deve tollerare, è la totale illegalità del contratto di lavoro propostole come teleoperatrice.
“Appena attraversata la sala del call center per entrare in quella del colloqui di lavoro, il profumo del lavoro subordinato impregna già l’aria, a cominciare dalle tabelle con segnati i turni di ciascun operatore, divisi tra pomeridiani e serali”.
Il colloquio, di gruppo, ha inizio con una serie di test pseudopsicoattitudinali, del tipo “dite le quattro cose che salvereste se l’acqua sommergesse interamente la vostra città”…
“Da far rimpiangere a lungo le prove ricompensa dell’Isola dei Famosi!!!”
Dopo “solo” due ore dalla sua richiesta, Giulia riesce finalmente ad ottenere informazioni su contratto e retribuzione: fatta la premessa che la teleoperatrice NON VENDE, ma fissa solo appuntamenti per gli agenti, il responsabile prosegue parlando di lavoro a progetto. Alla sua domanda quale sia il progetto della teleoperatrice il responsabile le risponde con un sorriso: “LA VENDITA DEL PRODOTTO”
Ma come??? Ha appena escluso la vendita dai compiti dell’operatrice e poi individua in questa il progetto del suo lavoro?
“Certo, LO SCOPO è la chiusura del contratto”, chiosa imbarazzato il Figuro, facendo dunque derivare la retribuzione dell’operatrice dal lavoro dell’agente.
”Sia chiaro, la chiusura del contratto da parte dell’agente rappresenta solo una parte della retribuzione, poiché il nostro furbone spiega che l’altra parte della retribuzione è di 15 centesimi LORDI a telefonata, a patto che dall’altra parte risponda un maggiorenne con potere decisionale” Quindi ottenerla è come tirare ai dadi, sperando di indovinare un “contatto utile”.
“Come posso riconoscere questo potere decisionale attraverso una telefonata?” chiede Giulia preoccupata… “ma facendo un po’ di domande!”, risponde l’ Artista raddoppiando sorriso e faccia tosta. Eh già!!!, mica si regalano così 15 centesimi…!
Giulia mi racconta di condurre le sue domande sulla falsariga di un dialogo socratico, “mettendo in evidente difficoltà l’Irresponsabile”.
La truffa è evidente: un normale rapporto di lavoro subordinato, maldestramente spacciato per lavoro a progetto.
Eppure le sue colleghe di colloquio, sedute a semicerchio accanto a lei, se ne stavano mute come un coro senza voce di una qualunque tragedia greca…
Di questa tragedia che continua, giorno dopo giorno, nell’impunità insopportabile di questi personaggi e di chi li dirige.
Se la galera ha ormai fatto il suo tempo, salviamo almeno i vecchi calci nel sedere, la cara vecchia sanzione, i vecchi sigilli al portone dell’Azienda.
“Facciamogli raccattare quelle quattro cosette da salvare… e che un bell’acquazzone li sommerga tutti!”