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Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center


Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center… Dove il progetto non c’è...
giovedì 23 novembre 2006, di Letizia Tassinari - 9428 letture

Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center… Dove il progetto non c’è.

Chissà se anche la musica durante il colloquio facesse parte del progetto o fosse stata messa allo scopo di stordire il candidato, attuando così una pre-selezione tutta naturale sulla base dell’inevitabile noia che accompagnava l’ascolto.

Se sui gusti musicali del call center Giulia chiude volentieri un occhio (e orecchie!!) ciò che non può, non vuole, non deve tollerare, è la totale illegalità del contratto di lavoro propostole come teleoperatrice.
“Appena attraversata la sala del call center per entrare in quella del colloqui di lavoro, il profumo del lavoro subordinato impregna già l’aria, a cominciare dalle tabelle con segnati i turni di ciascun operatore, divisi tra pomeridiani e serali”.

Il colloquio, di gruppo, ha inizio con una serie di test pseudopsicoattitudinali, del tipo “dite le quattro cose che salvereste se l’acqua sommergesse interamente la vostra città”… “Da far rimpiangere a lungo le prove ricompensa dell’Isola dei Famosi!!!” Dopo “solo” due ore dalla sua richiesta, Giulia riesce finalmente ad ottenere informazioni su contratto e retribuzione: fatta la premessa che la teleoperatrice NON VENDE, ma fissa solo appuntamenti per gli agenti, il responsabile prosegue parlando di lavoro a progetto. Alla sua domanda quale sia il progetto della teleoperatrice il responsabile le risponde con un sorriso: “LA VENDITA DEL PRODOTTO” Ma come??? Ha appena escluso la vendita dai compiti dell’operatrice e poi individua in questa il progetto del suo lavoro? “Certo, LO SCOPO è la chiusura del contratto”, chiosa imbarazzato il Figuro, facendo dunque derivare la retribuzione dell’operatrice dal lavoro dell’agente.

”Sia chiaro, la chiusura del contratto da parte dell’agente rappresenta solo una parte della retribuzione, poiché il nostro furbone spiega che l’altra parte della retribuzione è di 15 centesimi LORDI a telefonata, a patto che dall’altra parte risponda un maggiorenne con potere decisionale” Quindi ottenerla è come tirare ai dadi, sperando di indovinare un “contatto utile”.
“Come posso riconoscere questo potere decisionale attraverso una telefonata?” chiede Giulia preoccupata… “ma facendo un po’ di domande!”, risponde l’ Artista raddoppiando sorriso e faccia tosta. Eh già!!!, mica si regalano così 15 centesimi…!

Giulia mi racconta di condurre le sue domande sulla falsariga di un dialogo socratico, “mettendo in evidente difficoltà l’Irresponsabile”. La truffa è evidente: un normale rapporto di lavoro subordinato, maldestramente spacciato per lavoro a progetto. Eppure le sue colleghe di colloquio, sedute a semicerchio accanto a lei, se ne stavano mute come un coro senza voce di una qualunque tragedia greca…
Di questa tragedia che continua, giorno dopo giorno, nell’impunità insopportabile di questi personaggi e di chi li dirige.
Se la galera ha ormai fatto il suo tempo, salviamo almeno i vecchi calci nel sedere, la cara vecchia sanzione, i vecchi sigilli al portone dell’Azienda.

“Facciamogli raccattare quelle quattro cosette da salvare… e che un bell’acquazzone li sommerga tutti!”

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Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center
23 novembre 2006, di : Nick

Completamente d’accordo con lei dottoressa. Sarà perchè faccio il suo stesso lavoro?
    Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center
    17 dicembre 2006, di : FABIO

    be’ leggendo l’articolo mi viene in mente il lavoro in un call center durato due anni con addirittura un compenso mensile di 100 euro al mese incrementati con piccole percentuali derivanti dalla chiusura a buon fine dei contratti di abbonamento alla paytv, il tutto combinato con una formula matematica fantascientifica che ci obbligava a lavorare 6 ore al giorno quindi lavoro subordinato. ho appreso che ultimamente stanno cercando di regolarizzare questi lavoratori lap, guarda caso la maggior parte sono tutti parenti e cugini dei segretari teamleader. peraltro la maggior parte ha una pessima dizione, be’ mi domando se la galera e’ ormai superata, allora apriamo i gulag per questi signori cosi’ capiranno cosa vuol dire servirsi della gente in modo disonesto e per poi buttarla via!!
Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center
5 aprile 2007

" Sono d’accordo con la sostanza..Ma siamo sicuri che la DOTTORESSA (che cattivo gusto chi si presenta fregiandosi dei titoli accademici!!) lavori in un call center? o è l’ennesima furba che cavalca l’onda della polemica per farsi notare???"
    Cronaca di un colloquio di lavoro in un call center
    5 aprile 2007

    Gentile Lettore, Le sottolineo un particolare che molto probabilmente non ha notato: io non mi sono fregiata di alcun titolo , pur avendolo. Il Lettore che ha fatto il suo commento nel mese di novembre u.s., sig. Nick, che al contrario di Lei si è firmato,mi ha "fregiato" del titolo di dottoressa. Quanto al resto Lei mi conosce? Sa dove e per chi ho lavorato o lavoro? Scrivere e denunciare gli abusi, firmandosi davanti a tutti, non è sinonimo di furbesca eccentricità per mettersi in evidenza... Al contrario è coraggio di esporsi. "SIATE CAPACI DI SENTIRE NEL PIU’ PROFONDO QUALSIASI INGIUSTIZIA COMMESSA CONTRO CHIUNQUE, IN QUALSIASI PARTE DEL MONDO. L’ autore della frase non lo cito... Perchè sarebbe superfluo. Letizia Tassinari.
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