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Creatori di vita


Si potrebbe cominciare a descrivere la loro vicenda scientifica così dicendo: questi ricercatori sono dei campioni del mutamento della genetica, che sanno meglio di chiunque tagliare dei cromosomi in piccoli pezzi, scambiare geni, e fabbricarne nuovi di zecca.
martedì 11 marzo 2008, di Thierry Abdon AVI - 577 letture

Oggi ci sono tanti scienziati che inventano e stravolgono il mondo con le loro scoperte, ma i veri “maghi della scienza“ possono essere considerati coloro che studiano ed indagano nel campo della creazione di nuove forme di vita. Possono essere chiamati per questo i “creatori della vita”: Infatti, essi costruiscono il genoma in kit, concepiscono batteri ad hoc; sono gli architetti di nuovi organismi viventi, i pionieri della biologia sintetica, gli stessi che tentano di creare nel loro laboratorio forme di vita che non esistono in natura.

Si potrebbe cominciare a descrivere la loro vicenda scientifica così dicendo: questi ricercatori sono dei campioni del mutamento della genetica, che sanno meglio di chiunque tagliare dei cromosomi in piccoli pezzi, scambiare geni, e fabbricarne nuovi di zecca. Sono americani, proprietari di una società privata, la Synthetic Genomics, che punta su una futura produzione del genoma appositamente per l’industria; in passato si sono interessati addirittura alla possibilità di creare la vita sul pianeta Marte.

Tappa simbolica: nell’ultima edizione di Science, Craig Venter, (l’uomo che aveva messo in sequenza il genoma umano a tempo di record), il suo collaboratore Hamilton Smith, premio Nobel per la medicina 1978 ed il loro gruppo del J.C. Venter Institute, nei pressi di Washington,hanno illustrato senza eccessi di modestia, "la formidabile sfida tecnica" che hanno intrapreso; hanno fabbricato il genoma completo di un batterio, cosa che costituisce una prémière. In questo caso, hanno sintetizzato e riunito le 582.970 basi che costituiscono l’eredità del Mycoplasma genitalium. Il batterio, che causa infezioni, come il suo nome indica, è certamente il più piccolo genoma batterico conosciuto, con i suoi 485 geni. Come fa notare il biologo francese Philippe Marlière, il genetista americano ed i suoi colleghi hanno superato “una tappa simbolica principale" nella fabbricazione della vita; hanno effettuato un salto quantitativo, poiché, fino ad allora, solo piccoli genoma di virus che contano alcune decine di geni erano stati sintetizzati. Si è trattato, tuttavia, di un salto in misura anche qualitativa: mentre i virus, per riprodursi, dipendono dalle cellule che infettano, i batteri sono organismi "liberi", autonomi e costituiscono dunque un sistema semplice per colui che vuole sfruttare le loro funzioni genetiche, allo scopo di indurli a produrre molecole in fermento.

È in questa prospettiva che Craig Venter ha costruito un genoma artificiale di micoplasma. Nella fase successiva egli sostituisce il genoma naturale di micoplasma con il suo genoma artificiale. Lavorerà in seguito alla realizzazione del sogno che accarezza, con Hamilton Smith, da quindici anni: scomporre il genoma artificiale pezzo per pezzo fino a mettere in evidenza i geni indispensabili alla vita, così affermava su Science; avrebbe allora in mano il suo Graal, il modello di un genoma minimo, la "struttura" sulla quale potrebbero essere trapiantate ogni specie di geni e di funzionalità inedite... Pazzia? Venter promette batteri di sintesi che producono l’idrogeno e l’etanolo. Synthetic Genomics si prefigge, diceva su Science, "di raccogliere sfide globali dell’energia e dell’ambiente". Dall’estate scorsa, Venter ha già depositato tre domande di brevetti per proteggere i suoi metodi di costruzione di organismi sulla "struttura" di un genoma minimo vitale...

Fosforescenza. “Venter costruisce un genoma che è quasi una copia di un genoma esistente, per metterlo in una cellula esistente", affermava sulla BBC, il biologo Drew Endy, del Massachusetts Institute of Technology (MIT, Stati Uniti). Endy è tra coloro che lavorano a realizzazioni molto più radicali: scrivere divisioni genetiche completamente nuove per mezzo di biobriques, piccoli pezzi di DNA di sintesi, la cui funzione è stata identificata. Questi rappresenterebbero per l’ingegneria industriale biologica ciò che i transistors rappresentano per l’ingegneria industriale elettronica. Circa 2200 di questi biobriques sono già in linea. Vi si trovano geni “interruttori” di funzioni, altri "promotori", altri che garantiscono la fosforescenza, ecc.. Costruire la vita sulla base di programmi, dopo la costruzione di modelli informatici degli assemblaggi di elementi: è a ciò che lavorano centinaia di scienziati (biologi, chimici, fisici, matematici, informatici), vi si dedicano al punto che tutti i loro sforzi sono diventati, in meno di cinque anni, una disciplina in ebollizione: la biologia sintetica. I fautori di questa disciplina hanno tenuto il primo congresso internazionale meno di tre anni fa, ma hanno già i loro papi e le loro mecche (il MIT, l’Istituto di Tecnologia di Zurigo), il loro "concorso internazionale di macchine geneticamente modificate" (IGEM), un giornale on line, uno slogan : <>.

Sfide del secolo: Venter sogna cellule che producano energie rinnovabili. A sua volta, Jay Keasling dell’università di California (Berkeley), costruisce batteri che producono artemisinine, anti –malaria naturale, mentre altri costruiscono cellule "rivelatori" che comunicano tra loro,emettendo segnali come gli elementi di un circuito elettronico. Il genetista Philippe Marlière (Genoscope, Evry) ritiene che la chimica sia lo sbocco naturale della biologia sintetica: "Le cellule abbondano di catalizzatori dedicati a reazioni chimiche specifiche. Il Colibacille ne realizza 3.000, le cellule umane 40 000. Fabbricano proteine, che sono poliammidi. Ma si potrebbe portarli a fare altre cose, ad esempio, i poliesteri, la plastica”. Secondo il noto genetista, per fare ciò, le idee abbondano, ad esempio, utilizzando combinazioni nuove di DNA, ma anche creando buste cellulari sintetiche per accogliere dei genoma anche sintetici; ed ancora, cambiando il codice genetico e costruire un linguaggio genetico fondato su decine di basi, invece che sulle quattro ACTG o su altri acidi amminici al posto di quelli delle attuali proteine... Philippe Marlière ritiene che, per creare gli attrezzi vivi che risponderanno alle sfide del secolo, alimentazione, energia, gestione dei rifiuti, occorre inventare una nuova semantica. “Gli organismi sintetici parleranno allora una lingua che non potrà essere letta dagli organismi naturali. Si eviteranno così i problemi di incroci posti inevitabilmente dalla coesistenza degli OGM e dei “ non OGM ".

Nel mese di gennaio 2008, Bruxelles ha lanciato Synbiosafe, il primo programma europeo di riflessione sulla sicurezza e sugli aspetti etici posti dai futuri sviluppi della biologia sintetica; indubitabilmente un vasto programma.

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