Qui nel girone invisibili, per un capriccio del cielo, viviamo come destini e tutti ne sentiamo il gelo. Il gelo.
mercoledì 14 gennaio 2009, di Piero Buscemi - 704 letture
Ritrovare un plettro consunto,
in un vecchio distratto cassetto
E provare ad accostarlo ad un ricordo
Disegnando bocche di rosa
Dentro un’agenda trascurata,
Nelle ore dei precetti coatti
Sognavo impunemente
Occhi grandi, color di foglia
Da incrociare e da tenere per mano
Tra intervalli di rifiuti puerili
Inoltrandomi in un’aria spessa
Carica di sale, gonfia di odori
Ascoltare in silenzio, nenie adulatrici
Lungo le sponde di un altro torrente
In attesa di lucci argentati
Portati in braccio da nuove solitudini
Vorrei dire ora le stesse cose
Assorbendo nostalgia
Da due occhi enormi di paura
Ma non mi servirà più a niente,
Non mi servirà, che per piangere su quegli occhi
Che nessuno più smetterà di cantare
Ma adesso che viene la sera
La terra forse, non è stata mai tutta nostra
Non riusciamo più a farne una giostra
Tra anni che passano, i mesi
E provare a contare anche i minuti
Sembra di sentirlo ancora
Chiederò ancora come si chiama il mio cane
Provando a credere di restare libero
E sarà bello illudersi che quel plettro consunto
Sia stretto ancora tra le dita
Di Fabrizio De André
Girodivite
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