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Coscienze infelici


Nella abitudine rottamatoria sono finite le parole Classe, Stato, Nazione, Comunità e Territorio lasciando una possibile e attardata “questione meridionale” agli storiografi. (di Mauro Orlando)
mercoledì 1 dicembre 2010, di Enzo Maddaloni - 683 letture

Nella morsa delle categorie interpretative di ‘comunità e moltitudine’ ricerche territoriali sul malessere del Nord si esercitano sempre più su una “questione settentrionale” che non coinvolge minimamente la vecchia e residuale “questione meridionale”. Finalmente superato d’amblais tre secoli di “magnifiche sorti progressive”, cominciati con le utopie della rivoluzione francese e dell’illuminismo europeo nelle parole “libertè, egalitè, fraternitè”.

Nella abitudine rottamatoria sono finite le parole Classe, Stato, Nazione, Comunità e Territorio lasciando una possibile e attardata “questione meridionale” agli storiografi di riporto o a sconclusionate improbabili derive politiche o antipolitche “leghe” borboniche, sanfediste, massoniche e quant’altro.

Quali le conseguenze nella cultura politica e antropologica per la società civile e politica del sud con “il trionfo della moltitudine” come fenomenologia di una massa priva di coscienza di sé, rappresentanza e rappresentazione e la liquefazione dei ceti medi e della neoborghesia non più proprietaria dei mezzi di produzione ma dei flussi globali?

Nelle dinamiche sociologiche e culturali sempre più le distanze dei ruoli e delle funzioni delle classi dirigenti meridionali si sta facendo drammaticamente seria e conseguente. Mentre al Nord si discutono le parole del Novecento con neologismi ricchi di problematiche nominalistiche e di prospettive politiche al sud ci si mortifica o ci si attarda su sensi di colpa e improbabili e cervellotiche riscoperte identitari fuori luogo e fuori tempo. Che ne è al Sud del “proletariato della diaspora”, dei “creativi messi al lavoro nella società dello spettacolo”, del “General Intellect”, della “neoborghesia dei flussi”?

Accettiamo supinamente e senza sospetto la fine del conflitto fecondo tra economia e società e in nome di una ‘neutralizzazione’ indolore della funzione dello Stato come regolatore e redistributore di interessi e diritti senza alternative e futuro possibile.

C’è anche al sud una agenda politica seria ed articolata che riveda e rilegga criticamente ma concretamente la ridefinizione del potere politico e della statualità o ci affidiamo agli “spiriti animali” di un neofandamentalismo provinciale e comunque di fatto gregario ai populismi antipolitici elitari e governativi del Nord e delle sue classi dirigenti.

Incanalando improvvidamente gli scontenti , i conflitti e le fibrillazioni sociali e territoriali in progetti e decisioni che si prendono elitariamente dall’alto a Milano, capitale della post-modernità politica,finanziarie ed economica e dal basso tra le “moltitudini” leghiste nella valli bergamasche delle medie imprese, del capitalismo molecolare e dei distretti economici e nelle Banche a vocazione locale e poteri territoriali. Il tutto declinato nella post-democarzia amorale o extramorale del tramonto berlusconiano che cerca palcoscenici epigonali e farseschi nella tradizione peggiore della “commedia dell’arte napoletana” tra “immondizie, discariche e termovalorizzatori” salvifici in palese offesa, sottolineatura e denuncia della inadeguatezza e irresponsabilità delle classi dirigenti economiche, politiche ed amministrative meridionali in concorso di fatto con la società malavitosa.

Tutto questo nella “coscienza infelice” della vecchia e nuova diaspora della migrazione meridionale interna che dalle residenze ovattate del Nord vede montare un soffuso , diffuso e metastatico “razzismo di Stato” e una ridiscussione continua della “identità nazionale” e su improbabili e riscoperte del tema del conflitto tra ‘etnie’ in base al principio di “sangue e di suolo” a discapito di un recupero fattivo del tema della ‘cittadinanza’ e di ‘responsabilità’ da sempre in agenda delle migliori democrazie europee ed occidentali.

Di fronte alla selvaggia globalizzazione finanziaria e alle non regolate moltitudini migranti tutte le categorie antropologiche e politiche risultano insufficienti al governo dal Nord ma soprattutto diventano esplosive e distruttive per la società economica, civile e politica nelle realtà meridionali con tutti i ritardi e le contraddizioni che tutta la storia unitaria ha prodotto e alimentato nel corso del tempo tra denuncie analitiche e irresponsabilità politiche varie ed eventuali che non aiutano comunque a trovare vie d’uscite non salvifiche e soluzioni concretamente possibili e governabili.

Prof. Mauro Orlando

http://elisiramore.blogspot.com/

(*) Presidente Onorario Comunità RNCD

www.radunonazionaleclowndottori.org

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