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Corto Maltese a Scicli

Scicli, dal 16 settembre al 16 ottobre, provando a solcare nuovi mari e farsi cullare da nuove avventure.
di Piero Buscemi - martedì 20 settembre 2011 - 4142 letture

Corto Maltese lo si leggeva nei luoghi pubblici. In bella vista, per attirare l’attenzione. Era l’anello di congiunzione con lo status di "controcorrente". Sui treni sdruciti dei pendolari, seduti la mattina, quando si occupavano i convogli ancora vuoti nelle annoiate mattinate d’inverno. O in piedi, appoggiati ai finestrini dei corridoi: una mano tremante a mostrare la copertina intrigante e l’altra a mantenere un equilibrio, mai del tutto ambito.

Lo si alternava, Corto Maltese, con i libri della letteratura da strada americana. Se Kerouac rappresentava il sogno di libertà, infranto dalle guerre e dai suoi reduci, Corto Maltese era il sogno pirata internazionale.

Era il personaggio che vedevamo solcare le onde, attraverso il finestrino, angolando lo sguardo per catturare gli occhi dei presenti, colmi di curiosità inappagata. O lo osservavamo seduto in fondo al convoglio, nel silenzio di un passeggero apatico che aveva catturato, molto di più, la nostra curiosità.

Era un momento magico di fuga dalla realtà. Si indossavano gli sguardi nel vuoto, in mezz’ora di cigolii e scossoni, e solo un altoparlante racchiava la fine del sogno, annunciandoci la stazione d’arrivo.

Era il fumetto idealista e ideologico, che trasudava cultura e frasi d’effetto per ogni occasione di ingiustizia, di amicizia tradita, di ribellione ai giudici inquisitori, di diniego ai falsi moralisti. Era il risveglio delle nostre coscienze narcotizzate dalle ipocrisie delle regole fissate a sedare le idee rivoluzionarie.

A metà tra un romanzo d’avventura di Hemingway e la saggezza latina della matita di Juan Gimenez, divoravamo le storie tra mito e storia riletta in chiave onirica, illudendoci alcune volte, di essere migliori.

La nostalgia si impossessa dei ricordi, più delle nostre diatribe con gli amanti di altri personaggi del fumetto, come Tex, Il Comandante Mark o Zagor, che affrontavamo nelle nostre rivendicazioni culturali. Oggi tutto questo è stato soffocato da una tastiera di computer e una bacheca virtuale, dove vomitare la nostra personalità rantolante.

Scicli, una delle patrie del barocco ragusano, ci darà la possibilità di fare un bilancio con i nostri ideali smussati, dopo un ventennio di ricordi riposti nel solito baule impolverato, lasciato chiuso da troppo tempo. Lo farà con una mostra dedicata ad Hugo Pratt e il suo Corto Maltese, inaugurata lo scorso 16 settembre e che si potrà visitare fino al prossimo 16 ottobre.

Nelle sale del Palazzo Scimone, il Circolo Vitaliano Brancati e la Galleria Koiné potremo immergerci, ancora una volta, in uno stile di vita ambito, ma mai vissuto a pieno, frenati ed inibiti dalla monotonia e di un già scritto, al quale con l’avanzare dell’età, riusciamo sempre meno a sottrarci.

Ci faranno da ciceroni, gli scatti del fotografo svizzero Marco D’Anna e la narrativa dello scrittore Marco Steiner, accompagnati da 40 tavole originali con le quali, potremo illuderci, almeno per un momento di averlo cambiato questo mondo. In meglio, non spetta a noi dirlo.


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