In piazza per manifestare contro il cappio del racket, tremila persone e tutte le autorita presenti. Ma il pizzo a Siracusa rappresenta ancora una tassa pagata dal 70% dei commerciati.
Tremila persone in marcia per le principali via di Siracusa per dire no alla piaga del Racket, questo il risultato della fiaccolata organizzata dai sindacati e Coordinamento antiracket. Una città sotto la costante pressione degli usurai, una città che paga il pizzo e vive, anzi convive con una piaga che è tra le più fastidiose per chi decide di fare impresa. Si stima che circa il 70% dei commercianti di Siracusa paghi quest’opprimente tassa ai clan malavitosi (fonte Eurispes).
Pochi, pochissimi sono i proprietari di locali pubblici che si sottraggono alla morsa del pizzo, chi lo fa spesso si ritrova con le spalle a muro ed il locale bruciato. Come Bruno Piazzase proprietario dell’Irish Pub è simbolo dell’opposizione alla logica del "paga e stai zitto"; Piazzese ha detto no a questa situazione e come risultato si è visto mangiare dalle fiamme il suo locale per ben tre volte in tre anni. Lo Stato ha piazzato le telecamere per la videosorveglianza davanti al suo locale, non sono state mai attivate, ed in seguito rimosse per l’esoso canone d’affitto delle stesse. Come conseguenza, l’Irish pub, ha subito il terzo incendio doloso che, ha nuovamente devestato il locale. E Piazzese rimane ancora da solo a combattere contro questa piaga e conatare i danni.
Le istituzioni al corteo erano tutte presenti, in prima fila per mostrare all’opinione pubblica che loro ci sono, che lottano accanto a chi si oppone al racket, ma queste stesse istituzioni non sono rivelate in grado di tutelare, finora, né Piazzese né gli altri commercianti della città. L’importante è mettere la propria faccia all’interno della telecamera giusta, all’interno del servizio giornalistico nazionale , l’importante è esserci (quando serve...) ma la città , non ha bisogno di amministartori presenti solo per la pubblica manifestazione ed avidi di apparizioni TV, luogo ideale dove ripetere la loro dichiarazione preconfezionata per l’occasione. Tutti bravi davanti ai mezzi di comunicazione, tutti bravi con le parole, ma Siracusa e la sua provincia hanno bisogno di essere concretamente aiutata.
La manifestazione di venerdì 19 ha dimostrato che una certa cultura della legalità è presente, ma ha anche dimostrato che c’è un certa disillusione circa le reali possibilità di risolvere il problema. Tremila persone su una città che tocca le centocinquanta mila unità è un risultato tutto sommato insoddisfacente, sintomo che i cittadini hanno paura, paura che le cose non cambino e che anzi si aggravino.
Un fronte compatto per dire no al racket è l’unica soluzione per questa città, Siracusa ha bisogno dell’aiuto delle istituzioni, ha necessità di sentirsi realmente protetta dallo Stato e dalle forze dell’ordine, ma Siracusa ha anche bisogno dei siracusani onesti, commercianti e non, che devono uscire dallo stallo e prendere coscienza che l’unica soluzione possibile è la denuncia, una denuncia che però deve avere le caratteristiche del modello associativo.
Su questo terreno si muove il Coordinamento antiracket
siracusano ( presidente lo stesso Brunio Piazzese) una rete d’associazioni che si prefiggono l’obiettivo di contrastare, insieme, il fenomeno delle estorsioni e dell’usura. Sono ben dodici le associazioni antiracket che si muovono nella provincia di Siracusa, dislocate nei principali comuni allo scopo di monitorare la liberta d’impresa e contrastare questo fenomeno. Il coordinamento ha da poco aperto anche un suo sito http://www.antiracketsr.it per rendere tutti consapevoli che una resistenza civile al pizzo, oltre che possibile è necesarria.
Chiaro segnale di una provincia che ha iniziato a lottare contro l’illegalità, ma che dopo il corteo e dopo il Coordinamento ha ancora molta strada da percorrere.