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Coronavirus, fuga dal carcere di Foggia: panico in città per i boss evasi

Un articolo di Francesco Pesante, Direttore responsabile de L’immediato
di Redazione - mercoledì 11 marzo 2020 - 676 letture

Un’evasione senza precedenti dal carcere di Foggia. Settantasette detenuti sono fuggiti durante la protesta per le restrizioni da coronavirus. Molti sono stati arrestati, altri si sono consegnati. Dopo la “grande fuga” in città si è scatenato il panico, anche a causa di alcuni audio messaggi diffusi in chat da chi ha vissuto il dramma in prima persona. “Hanno sfasciato i cancelli, sono tutti fuori – ha raccontato un’operatrice del carcere. È impressionante la furia con cui hanno sfasciato tutto. La situazione è sfuggita di mano”. E una donna: “Ho la voce che trema, mi ha chiamato mio marito dall’officina. Lo hanno messo spalle al muro. Hanno rubato tre, quattro macchine e attrezzature. Ora sono armati”. Un tam tam social che ha terrorizzato l’intera popolazione. Alcuni supermercati nella zona del penitenziario hanno chiuso in fretta e furia.

"Hanno rubato macchine e attrezzature. Ora sono armati", una testimone

Il profilo dei criminali in libertà

Mentre scriviamo continua la caccia a una quindicina di evasi, alcuni pericolosissimi. Tra questi troviamo Cristoforo Aghilar, 37 anni, autore cinque mesi fa del femminicidio dell’ex suocera Filomena Bruno, pugnalata senza pietà perché non voleva rivelare la località dove si nasconde la figlia, ex compagna dell’assassino. Aghilar era già noto agli inquirenti, conosciuto per aver assaltato bancomat in compagnia dei suoi complici. Nell’elenco degli evasi da rintracciare al più presto, il 37enne di Orta Nova (Foggia) viene indicato con “alto” profilo criminale. Mentre lui è in libertà, sono scattate “misure tutorie” per i familiari della signora Bruno e per il pm titolare delle indagini.

Cristoforo Aghilar, 37 anni, ha ucciso a pugnalate l’ex suocera: non voleva rivelargli dove si nascondeva la figlia

Ma sono in fuga anche personaggi “in odor di mafia”. Su tutti, Francesco Scirpoli, 38 anni, elemento di spicco del clan dei mattinatesi (della zona di Mattinata, ndr), un tempo vicino al boss Mario Luciano Romito, morto ammazzato nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Magistrati antimafia e forze dell’ordine ritengono Scirpoli in una posizione di vertice nello scacchiere della criminalità organizzata del Gargano. Era in carcere da circa un anno per l’assalto a un portavalori a Bollate in provincia di Milano, recluso tra i detenuti comuni in quanto mai condannato per reati aggravati dalla mafiosità. L’hobby degli assalti ai blindati risale almeno al 2016 (operazione “Ariete”), quando Scirpoli fu arrestato insieme ad altri personaggi noti della mafia garganica (tra cui Romito stesso) per la tentata rapina ad un portavalori sulla statale tra Mattinata e Vieste. I carabinieri fecero saltare i piani grazie ad una scrupolosa attività di indagine fatta di pedinamenti e intercettazioni.

I boss che si sono costituiti

Mentre Scirpoli è ancora latitante, forte dei suoi contatti nel promontorio dove potrebbe aver trovato rifugio, i suoi compari mattinatesi Andrea Quitadamo alias “Baffino junior” e Francesco Notarangelo detto “Natale” si sono consegnati nel pomeriggio del 10 marzo, forse consci di non poter scappare ancora per troppo tempo. Con loro si è costituito anche Bartolomeo Pio Notarangelo, 32enne di Vieste, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Raduano, alleato al gruppo dei mattinatesi ed egemone nella città del Pizzomunno. Batterie mafiose che godono di diramazioni e alleanze anche nel resto della provincia. I mattinatesi e il clan Raduano (guidato dal boss Marco Raduano alias “Pallone", attualmente detenuto a Nuoro) sono ritenuti dagli inquirenti alleati ai manfredoniani “Lombardi-Ricucci-La Torre” e al clan della Società Foggiana, “Moretti-Pellegrino-Lanza”. Non mancano gli agganci con i cerignolani; nella rapina di Bollate, Scirpoli fu arrestato insieme ad alcuni membri della criminalità ofantina, maestri negli assalti ai blindati. Assassini, uomini della criminalità organizzata ma anche membri di rilievo della malavita tarantina, brindisina e barese. In tanti hanno approfittato del “caos da coronavirus” per darsi “alla macchia”. La caccia continua.


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