Coppie di fatto

L’esistenza felice di Galletti-Poletti e Bondi-Giovanardi
di Adriano Todaro - mercoledì 6 gennaio 2016 - 3414 letture

Non so se vi ricordate ma nel secolo scorso, durante le manifestazioni operaie e studentesche, si gridavano slogan molto creativi del tipo: “Agnelli-Pirelli, ladri gemelli”, ritmando le parole. Oppure sui muri apparivano frasi del tipo: “Se Valpreda è colpevole, Tamara Baroni è vergine”. O anche: “Non comprare la tua felicità. Rubala!”.

Oggi non usa più fare manifestazioni e poi, come dire, manca la materia prima. I creativi del ’68 oggi sono i responsabili marketing di grandi aziende e i personaggi cui fare riferimento con gli slogan non ci sono più.

Oggi abbiamo il duo Galletti-Poletti e, certo, prendendo un po’ di tempo potremmo creare qualche slogan con i loro nomi del tipo (sempre ritmato): “Galletti-Poletti, ministri perfetti”. Il tempo, però, come risaputo è tiranno e allora sospendiamo per un momento la ricerca di uno slogan che faccia rima e concentriamoci sui personaggi.

Il Galletti (se almeno alla fine del suo cognome ci fosse stata la vocale “o”, si sarebbe potuto sbizzarrirci, ad esempio, parafrasando “Il Galletto Valle Spluga mai grasso…” ecc.). Comunque sia il nostro Galletti fa il ministro dell’Ambiente di Renzi dopo essere stato assessore nella Giunta di destra di Bologna e parlamentare Udc.

Ora, che un sostenitore delle centrali nucleari e oppositore dell’acqua pubblica diventi ministro dell’Ambiente poteva succedere solo in Italia. A questo punto anche Dracula sarebbe potuto diventare presidente dell’Avis. Siccome c’è l’ennesima emergenza italiana, quella dello smog, il ministro che ti fa? Una bella riunione, il 30 dicembre, con sindaci e i cosiddetti governatori, con il cotechino già sul fuoco. Poi brindisi finale e auguri a tutti.

Avrebbe dovuto, il ministro, invitare alla riunione anche altri ministri, quelli ad esempio che tagliano i servizi pubblici e danno incentivi per il trasporto su gomma. Hanno tagliato i treni per il 6,5% negli ultimi cinque anni e abbiamo il parco treni che è il più vecchio d’Europa. Il trasporto pubblico cittadino ha subito un taglio del 25% ma questi problemi non sono neppure sfiorati dal Galletto. O, meglio, qualcosa dice e fa. Ad esempio ha autorizzato, con una deroga, gli scarichi a mare che nel frattempo è trivellato.

Dell’altro ministro, quello della Coop e dei figli che scaricano cassette ai mercati, negli ultimi tempi ne abbiamo parlato a sufficienza e, quindi, non ci dilunghiamo. In realtà l’agrario perito cooperatore, periodicamente, dà i numeri. Ultimamente sugli occupati. E’ un po’ sfortunato questo ministro perché, immancabilmente, l’Istat il giorno dopo confuta i dati del ministro precisando che “In Italia il mercato del lavoro è debole”. Il Poletti afferma che “300 mila persone hanno trovato il lavoro”. E zac subito l’Istat precisa che hanno trovato lavoro 83 mila persone, quasi tutti precari.

Come potete ben capire prendere continuamente sberle non è bello ma il Poletti, stoicamente, resiste. E poi ha un bel faccione grande e rotondo e non si dimetterà certo per quattro sberle dell’Istat.

Che ne dite di uno slogan così formulato: “Galletti-Poletti, inutili sberlette”? No, eh! Beh! Pensateci voi alla rima; non è che posso fare tutto io.

Ora vi devo parlare dell’altra coppia di fatto, il duo Bondi-Giovanardi. Questa è missione impossibile. Se almeno Bondi finiva con la “i” accentata, si poteva giocare su Bondì come il bacherozzo del Motta. In quanto a Giovanardi comunque lo rivolti resta sempre un caso disperato. Proviamo a invertire i cognomi: “Giovanardi-Bondi, ancora pochi mesi” oppure: “Giovanardi-Bondi, pagherete caro pagherete tutto”. No! Non ci siamo. Anche cambiando gli addendi, il prodotto non cambia, resta sempre una ciofeca.

Del duo, Sandro Bondi è l’intellettuale. Faceva il sindaco comunista a Fivizzano, provincia di Massa Carrara, 8 mila abitanti. Ci sarebbe da domandarsi cosa si erano fumati i fivizzanesi per votarlo. Ma poi – siccome solo gli imbecilli non cambiano mai – Mozzarella Bondi è stato folgorato dalla luce proveniente da Arcore e con salto carpiato ecco diventato super berlusconiano e, poi, addirittura, ministro ai Beni culturali. E fra una cazzata e l’altra scriveva poesie dedicate all’Omino Impresentabile, ai ministri, ai parlamentari azzurri ed anche alla mamma di Berlusconi perché la mamma è sempre la mamma. Frasi di alta lirica così torreggiante da far impallidire i Nobel della letteratura come “Mani dello spirito. / Anima trasfusa. / Abbraccio d’amore. / Madre di Dio”.

Ora ha cambiato partito, anzi due. Prima va nel Gruppo misto, ora con Insieme per l’Italia e in un’intervista a Repubblica, l’antico adulatore dell’Omino Schifosetto afferma che a Berlusconi importava più dei suoi affari che delle sorti dell’Italia. Nove mesi fa stavano ancora assieme. Appena il tempo di fare un figlio e oplà ecco la nuova mozzarella. A chi dedicherà ora le sue poesie? Alla mamma di Denis? O ai padri della Madonna dei Boschi Fioriti e del Democristiano con i Nei?

L’altro caso umano è Carlo Giovanardi. Ma che dico umano. Guardatelo bene. Vi sembra un umanoide il senatore? Labbra stizzite rivolte all’ingiù, perenne smorfia schifata con ciuffo incorporato e sguardo vacuo il senatore ogni tanto deve dimostrare di esistere. E allora è passato dal partito di Alfano ai Popolari per l’Italia. Di questo macerato passaggio, però, non si è accorto nessuno.

E così, pensa e ripensa, il Giovanardi da Modena ha pensato di scagliare gli alti strali contro il cartone animato Frozen e ha chiesto di non trasmettere più la pubblicità del cartone animato. E perché mai? Perché nel cartone animato ci sono “immagini che mostrano famiglie di tutti i tipi, comprese quelle composte da due uomini che vengono presentati con un bambino in braccio (figlio di chi? dov’è la mamma?)”.

Già dov’è la mamma? Dov’è quella del senatore? Che cosa penserà di tal prodigio che ha fatto?

Leggo che sono 321 i nostri militari morti dopo aver operato in Kosovo e Afghanistan. Morti di cancro. Un tumore che si annida nel cervello e che si chiama “glioblastoma multiforme di IV grado”.

Fortunatamente questo non può succedere a Giovanardi. Perché? Perché, abbiamo detto, che questo tumore si annida nel cervello. Quindi…

Adesso dovrei terminare questo lungo pezzo con uno slogan ritmato e in rima baciata. Ma non riesco. E allora cari Galletti e Poletti, cari Bondi e Giovanardi chiudo con un grido liberatorio, alla romana: “Ma annàtevel’a ppijà ‘n der culo!”.

Lo so che non è politicamente corretto esprimersi in questo modo. Ma quanno ce vò, ce vò!


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