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Copenaghen, un pianeta da salvare: “la Terra”


L’Europa cercherà anche di contenere i gas serra e ridurre la dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di petrolio e metano.
mercoledì 9 dicembre 2009, di cirignotta - 611 letture

Tra futuro e realtà si introducono molte possibilità collegate alla speranza di vivere al meglio nella nostra terra. Una fra queste, è quella di operare alacremente per ridurre il riscaldamento globale. Obbiettivo principe è quello di allontanare definitivamente lo spauracchio del 21 dicembre 2012, data ipotetica ma infausta che dovrebbe, secondo gli Incas, rappresentare la fine della nostra era dando spazio ad un nuovo mondo.

Un percorso irto di ostacoli, che ha visto primeggiare nell’indifferenza globale gli interessi miliardari dei vari stati del mondo, scegliendo di imporre negli anni regole inquinanti e distruttive per la nostra terra. Ora siamo al capolinea ed il riscaldamento globale rappresenta una delle maggiori minacce del pianeta.

Alcuni leader mondiali si accorsero del pericolo e 11 anni fa, fu firmato il Protocollo di Kyoto. Il 16 Marzo 1998 furono poste le basi affinché tutti i paesi industrializzati si impegnassero a ridurre, entro il 2012, le emissioni di gas ad effetto serra almeno del 5% rispetto ai livelli del 1990.

Il Protocollo fu recepito dal resto del mondo solo nel 2005, a seguito della sua sottoscrizione da parte di ben 160 nazioni. Tra i continenti, l’Europa si pose in primo piano ed attraverso la Commissione Europea propose la riduzione del 20% delle emissioni di CO2, rispetto ai livelli del 1990, e di raggiungere il 20% di utilizzo di energie pulite ed il 20% di risparmio energetico entro il 2020.

Un obbiettivo che l’Europa cerca tutt’oggi di raggiungere finanziando con 16 miliardi di euro, l’energia solare, 13 miliardi per la cattura e lo stoccaggio geologico di CO2, 7 miliardi per l’energia nucleare e 6 miliardi per l’energia eolica.

L’Europa cercherà anche di contenere i gas serra e ridurre la dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di petrolio e metano. Importante preliminare prima di arrivare a Copenaghen è stato l’accordo Usa-Cina, che rappresentano ben il 40% delle emissioni di CO2 mondiali. La Cina ha annunciato che ridurrà l’ammontare di emissioni di gas serra per unità di prodotto interno lordo (cioè l’intensità carbonica) del 40% entro il 2020.

Certamente un ottimo proposito, che si aggiunge al pacchetto di proposte che il Presidente degli Stati Uniti, si è impegnato di sottoporre all’attenzione degli altri leader mondiali, il 9 dicembre in Danimarca. Proposte incentrate sul taglio delle emissioni dei sei gas serra inclusi nella Convenzione sui mutamenti climatici rispetto ai livelli del 2005, del 17% entro il 2020 (che sarebbe solo circa il 4% in meno se si usasse come linea guida quella stabilita dal Protocollo di Kyoto che misura le riduzioni rispetto alle emissioni del 1990), del 30 % entro il 2025 (che sarebbe un 16% di riduzione rispetto al 1990) e del 42 % entro il 2030 (che sarebbe un 30% circa di riduzione rispetto al 1990).

Non da trascurare, la proposta avanzata dalla Danimarca, che prevede la riduzione del 50% dei gas serra entro il 2050 con un impegno spesa dell’80% per i paesi più ricchi. Molti i presupposti quindi per la reale riuscita del summit di Copenaghen, dove gran parte dei paesi mondiali sembrano accorgersi che la sopravvivenza del pianeta e del suo ecosistema sia più importante ed economico del processo involutivo di distruzione globale.

Utilizzare, quindi, un impegno spesa pari all’1% del Pil potrebbe ritornare utile in un prossimo futuro.

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