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Conversazione con Gabriel Bellomo, scrittore argentino dalle radici siciliane

Autore di raccolte di racconti, Historias con nombre propio (1994) , Olvidar a Marina (1995), ha raggiunto la notorietà, in Argentina, con Marea Negra (2001). Di recente pubblicazione, l’ultimo suo libro, Formas Transitorias

di silvestro livolsi - mercoledì 5 aprile 2006 - 5772 letture

L’Argentina è stata la terra d’America verso la quale s’è diretta maggiormente l’emigrazione siciliana negli ultimi decenni dell’800. In quel paese hanno messo radici diverse generazioni di siciliani; vi hanno vissuto i loro figli, che seppur distanti dalla Sicilia e lontani dalla sua storia, hanno sempre mantenuto un legame sentimentale e affettivo con la terra dei loro avi, trasferendolo, con amore, in ciò che hanno realizzato.

Molti di loro sono i figli e i nipoti di siciliani che raggiunsero in diversi periodi l’Argentina, generando, con il loro ingegno e lavoro, attività e opere, anche d’arte e di letteratura. Per questo non stupisce affatto che, oggi, tra i rappresentanti migliori della cultura Argentina, vi sia uno scrittore di origine siculo-americana, come Gabriel Bellomo.

Gabriel Bellomo è nato nel 1956 a Buenos Aires. Vive attualmente a Moreno, dove insegna, esercita come avvocato ed è pure Assessore. Ma la più grande delle sue passioni è la scrittura. Autore di raccolte di racconti, Historias con nombre propio (1994) , Olvidar a Marina (1995), ha raggiunto la notorietà, in Argentina, con Marea Negra (2001). Di recente pubblicazione, l’ultimo suo libro, Formas Transitorias , per il quale ha ottenuto un importante riconoscimento. Per saperne un po’ di più della sua attiva presenza in Argentina e della sua opera, che andrebbe, perché interessante e meritevole, conosciuta e indagata meglio, gli abbiamo intanto chiesto qualcosa.

Lei vive e lavora in Argentina ed è stato, recentemente, firmatario, assieme ad altri noti e famosi intellettuali e scrittori, di un appello internazionale a favore della difesa dei diritti di Cuba e della fine del blocco commerciale americano. Cosa ne pensa della realtà attuale dell’America latina?

Credo che sul blocco a Cuba, da parte degli Stati Uniti , non vi sia altra motivazione che il proposito del governo nordamericano di annichilire ogni manifestazione, non tanto e solo comunista o socialista ma di semplice opposizione al capitalismo economico. Dietro le politiche di contrasto del terrorismo che porta avanti l’attuale amministrazione nordamericana, non vi è altro che l’esternazione dell’intolleranza, il razzismo e la segregazione, che è stata pratica abituale della politica interna ed estera degli Stati Uniti. D’altra parte, subito dopo il crollo del muro di Berlino, non appena è venuto meno l’equilibrio tra le potenze in lotta, il mondo senza più ideologie, ha lasciato libero corso all’affermazione di un modello unico e di un concetto egemonico del potere. In quanto all’ America Latina, della quale il mio paese è parte, penso che non esuli dalla sorte e dalla condizione che condivide insieme all’ Africa ed al resto del Terzo Mondo, poiché persiste una iniquità - tanto assurda quanto criminale - nella distribuzione della ricchezza nel pianeta. Sebbene la Repubblica Argentina, attualmente il paese più Europeo dell’America Latina, abbia vissuto un tempo una certa tranquillità economica - certamente più apparente che reale - con la prosperità di alcuni settori della popolazione, in questo momento non è al riparo dal processo di emarginazione frutto della concentrazione finanziaria del più crudele capitalismo.

La sua attività di scrittore è conosciuta e apprezzata in Argentina. Aspettando di leggerla in italiano, può dirci quali sono i temi dei suoi romanzi e racconti?

In quanto alla mia opera letteraria, questa si compone attualmente di quattro libri di racconti editi. L’ultimo di essi, "Formas Transitorias", ha ottenuto il "Primo Premio del Fondo Nazionale delle Arti", assegnatomi dalla Segreteria per la Cultura della Presidenza della Nazione. Alcuni racconti sono apparsi in antologie ed anche in un libro di interviste a ventisette autori ítalo-argentini, curato da Antonio Panaccione per la Collana di Scrittori Internazionali dell’editrice ITA.LI., però i miei libri non sono stati, ancora, tradotti all’estero. I temi che affronto, all’interno di una letteratura che si potrebbe ben definire come "realista" e che è, senza dubbio, in fase di elaborazione, sono, tra gli altri, la solitudine, l’abbandono, l’esilio, la morte e il ‘cambiamento’ come risorsa per la sopravvivenza.

L’origine della sua famiglia è siciliana. Nonni di Agira e Troina. Cosa è rimasto nella sua memoria, di questa lontana Madre mediterranea?

La provenienza della mia famiglia paterna è proprio siciliana. Mio nonno paterno è nativo di Troina e mia nonna paterna di Agira. Anche da parte di mia madre ho ascendenza, in parte, italiana. Per quanto riguarda la mia ‘origine’ siciliana, devo dire, che si trova, nella mia letteratura, presente una certa tradizione mediterranea che ricorre nel mio descrivere il mare ed il paesaggio desertico che, utopicamente, situo nell’emisfero australe ma che, realmente, può solo trovarsi nel nord dell’Africa. In un certo senso, quella confusione di etnie che, per secoli, ha continuato a contraddistinguere la civiltà siciliana, la sua tradizione e la sua cultura, mi risulta affascinante. Io penso e l’ho detto in qualche racconto che per conoscere la storia della Grecia, si deve conoscere la Sicilia. Spero qualche giorno di poterlo fare anch’io.


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