Contro la chiusura dello stabilimento Fiat di Termini


Il Ministro Claudio Scajola, e con lui il Governo, non se la può cavare con una generica promessa di sostegno per la riconversione dello stabilimento, cedendo senza colpo ferire alle decisioni cinicamente utilitaristiche della Fiat.
martedì 19 gennaio 2010, di Antonio Carollo - 998 letture

Le ultime dichiarazioni di Sergio Marchionne mettono l’imprimatur alla chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Le forze sindacali e i lavoratori stanno facendo il possibile per far rientrare una decisione così disastrosa, ma è un lotta impari: l’astensione dal lavoro non fa arretrare la dirigenza Fiat. Occorrerebbe la mobilitazione di tutte le istituzioni pubbliche e private della zona e, soprattutto delle forze politiche di ogni colore. Non è possibile che le comunità interessate, i loro rappresentanti in Comune, in Provincia, alla Regione, in Parlamento rimangano praticamente inerti di fronte al precipitare delle sorti economiche di tanta gente. Non ho notizia della creazione, ad esempio, di coordinamenti a livello comunale e comprensoriale. Non basta che i sindaci partecipino a un corteo o ad altra manifestazione o che la Regione Sicilia metta a disposizione importanti risorse finanziarie. La pressione nei confronti della Fiat e principalmente del Governo deve essere poderosa e senza tregua. Il Ministro Claudio Scajola, e con lui il Governo, non se la può cavare con una generica promessa di sostegno per la riconversione dello stabilimento, cedendo senza colpo ferire alle decisioni cinicamente utilitaristiche della Fiat. A Trabia un gran numero di famiglie vive del lavoro di un proprio congiunto alla Fiat di Termini: dopo la debacle delle attività agricole non è poca cosa per un’economia ridotta al lumicino, ma non mi sembra che ci sia stata o ci sia in atto una iniziativa che scuota la consueta inspiegabile indifferenza.

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