Sta accadendo qualcosa di molto pericoloso ma la cui gravità sembra non percepita. Le tre religioni monoteiste, nate da un libro sacro che è intessuto di ogni possibile perversione morale e storica (basta leggerlo davvero per rendersene conto, in particolare l’Antico Testamento!), stanno tornando al centro della vita anche politica e non soltanto religiosa dell’Europa.
L’orgia mediatica in occasione della morte di Woityla, il sionismo di Israele e il suo protettore statunitense che scatenano guerre imperialiste al fine di ottenere un controllo totale del Medio Oriente, l’integralismo islamico nelle sue varie manifestazioni, sono tutti segni di un rischio sempre più avanzante: il piombare del mondo in una spirale di intolleranza, di fanatismo e di guerre politico-religiose come non si vedevano da secoli.
Di fronte alla richiesta di moltiplicare nella scuola pubblica italiana le ore di religione monoteista; di fronte alla trasformazione (già operata da Adorno e contestata da Garaudy) della persecuzione ebraica durante la II guerra mondiale in un vero e proprio tabù funzionale agli interessi egemonici di Israele; di fronte all’offensiva dei nuovi atei devoti come Marcello Pera o Giuliano Ferrara; di fronte a questo sfacelo della libertà interiore e collettiva...vengono in mente le parole con cui Nietzsche descrive la fine della lievità politeistica del mondo classico e pagano a vantaggio della cupa visione biblica del mondo. Rileggiamo quindi una pagina de L’Anticristo (254-256 nell’edizione Adelphi).
«A che scopo i Greci? A che scopo i Romani? Già esistevano tutti i presupposti di una civiltà dotta, tutti i metodi scientifici; si era già fatta chiaramente conoscere la grande incomparabile arte di leggere bene -questa premessa per la tradizione della cultura, per l’unità della scienza; la scienza naturale, alleata con la matematica e la meccanica, si trovava sulla via migliore tra tutte -il senso dei fatti, l’ultimo e più prezioso di tutti i sensi, aveva le sue scuole, la sua tradizione già vecchia di secoli! Si comprende questo? Era stato trovato tutto l’essenziale per poter mettersi al lavoro -i metodi, occorre dirlo dieci volte, sono l’essenziale, nonché la cosa più difficile, e anche ciò che ha più lungamente contro di sé le consuetudini e le infingardaggini.
Quel che noi oggi, con una indicibile coercizione di noi stessi -giacché abbiamo ancora tutti in qualche modo nella carne i cattivi istinti, quelli cristiani -ci siamo riconquistati, il libero sguardo di fronte alla realtà, la cautela della mano, la pazienza e il rigore nelle più piccole cose, l’intera onestà della conoscenza -esisteva già! già più di due millenni or sono! Si aggiunga poi la finezza di discernimento e di gusto! Non come addestramento di cervelli! Non come educazione «tedesca», con maniere da zotici! Bensì come complessione fisica, come gesto, come istinto -in una parola come realtà... Tutto inutile! Nello spazio di una notte, nient’altro che un ricordo! Greci! Romani! La nobiltà dell’istinto, il gusto, l’indagine metodica, il genio dell’organizzazione e dell’amministrazione, la fede, la volontà dell’avvenire umano, il grande sì a tutte le cose divenuto visibile come imperium romanum, visibile a tutti i sensi, il grande stile divenuto non più semplicemente arte, ma realtà, verità, vita...
E non già incenerito, tutto questo, da un evento naturale nello spazio di una notte! Non calpestato da Germani o da altri tardigradi! Bensì fatto oggetto di scempio da scaltri, occulti, invisibili, esangui vampiri! Non vinto -soltanto dissanguato!...La nascosta sete di vendetta, la piccola invidia diventa padrona! Ecco di colpo in alto tutto quanto è miserabile, sofferente di se stesso, funestato da cattivi sentimenti, l’intero mondo-da-ghetto dell’anima!...Ci si ingannerebbe completamente se si supponesse un qualsiasi difetto d’intelligenza nelle guide del movimento cristiano -oh, se essi sono accorti, accorti fino alla santità, questi signori padri della Chiesa!»
E quindi a chi -ebreo, cristiano o mussulmano che sia- ci ricorda il «Non avrai altro Dio all’infuori di me», assicurandoci ovviamente che solo il proprio -Jahvè, Trinità o Allah che sia- è l’unico vero, rispondiamo che il Divino è talmente importante per noi da amarlo in una molteplicità di nomi e in una ricchezza di forme, poiché è la Terra intera, è ogni momento della vita, è ogni piacere del corpo e della mente a essere davvero e profondamente Sacro.
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