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Conte salvaci tu

La democrazia in Italia è debole perché manca la classe dirigente. Sono i vertici politici a scegliere il personale politico nazionale. A ben guardare gran parte dei nostri rappresentanti ha scelto la politica come il “mestiere”, altra cosa è la professione...
di Massimo Stefano Russo - martedì 27 agosto 2019 - 607 letture

Per l’art. 3 del R.D. 7 giugno 1943 n. 651 (l’ultimo Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano), i titoli nobiliari sono in ordine decrescente Principe, Duca, Marchese, Conte, Visconte, Barone, Nobile, nonché Signore, Cavaliere Ereditario, Patrizio e Nobile di determinate città.

Duca/e
subito subito per decreto
Conte salvaci tu

La democrazia in Italia è debole perché manca la classe dirigente. Sono i vertici politici a scegliere il personale politico nazionale. A ben guardare gran parte dei nostri rappresentanti ha scelto la politica come il “mestiere”, altra cosa è la professione. Tanti tolti dalla politica non saprebbero dove andare e cosa fare. Molti di loro non hanno completato gli studi, come si dice non hanno né arte né parte. A differenza dei politici del passato che venivano da studi severi. Una volta i politici erano professori universitari e grandi tecnici. (I politici puri, si chiamavano De Gasperi, Togliatti… Anche loro da rottamare? Non c’è bisogno: chi se li ricorda più!).

Non si tratta di avere una classe dirigente formata da tecnici, ma da competenti capaci di mescolarsi ai politici puri. (Croce fu chiamato da Giolitti al ministero della pubblica istruzione).

La politica come mestiere incentiva chi altrimenti, fuori dalla politica, non avrebbe altre risorse.

Perché un professionista dovrebbe lasciare la propria professione e avventurarsi nel mestiere politico?

Un altro punto è la mancanza in Italia della cultura sociale. Spetterebbe all’Istat spiegare chi siamo, alimentare la classe dirigente di dati e aiutarla a interpretare il Paese, ma l’Istat è assente nel dibattito pubblico. Quando non è silente, produce con ritardo dei dati che risultano indigeribili e parziali. Perché il populismo è risorto?

Le diseguaglianze sono il terreno di coltura della rabbia populistica e se la distribuzione del reddito va messa in primo piano da sola non basta. Così come il ragionamento: “che gli anziani vadano via e lascino il posto ai giovani”; si fonda su una concezione statica della società.

Le opportunità di mobilità sociale si sono affievolite nel corso degli anni e la rabbia sociale va placata assicurando opportunità non distribuendo soldi. Se si indebolisce la capacità di creare reddito aumenta l’ingiustizia sociale che determina invidia, rabbia, ansia, paura e insinua l’inimicizia, con una potenziale risposta violenta.

È importante che le politiche del lavoro di cui la gente non parla e che forse non sa neppure che esistono, abbiano un posto preciso e ben visibile.

Il mondo può essere riformato, ma per farlo bisogna partire dalla ragione e dall’indagine empirica.

Perché si è ostili verso la competenza, e si diffonde l’anti-intellettualismo e l’ignoranza?

Il populismo nega il pluralismo e ignora o disprezza la scienza, ma l’incompetenza può essere solo rifiutata. Si è chiamati a imparare dalla scienza, mentre è alla legge che ci si deve conformare e obbedire. Per rimettere le decisioni al popolo bisogna rispettarlo e informarlo. Le spiegazioni più lineari sono anche le più difficili da accettare.

Basterà inaugurare un rapporto di cordiale amicizia, perché la politica non finisca per diventare una favola e possa realizzarsi un progetto, un’esperienza nuova che cambi il corso della storia? Perché si dovrebbe darle credito? La speranza è che tutto non si riduca e si riveli un racconto aneddotico privo di valori.

L’Italia è un Paese di avvocaticchi, azzeccagarbugli, legulei carcagnusi. L’avvocato del popolo che è diventato popolare, non si presenta come un politico. Svolge l’attività politico-intellettuale, in stile creativo che realizza, in prevalenza non individualmente ma in gruppo. Sa abbastanza bene, è la sua professione, come mediare e rimediare. Al riparo da orecchie e occhi indiscreti ha saputo stringere e coltivare nuove relazioni e amicizie. Gli viene offerta un’altra occasione di “ritrovo”, perché rifiutarla cortesemente? E’ una questione di opportunità potrà incontrare personalità internazionali, partecipare a vertici e summit, potrà parlare ed essere ascoltato, cosa che altrove non potrebbe fare e soprattutto potrà risollevare le sorti del suo/nostro amato Paese. Glielo hanno chiesto gli italiani anche se all’atto del suo primo insediamento non sapevano nemmeno chi fosse. Oibò, però!

(Quando ero Enea nessuno mi conoscea, ma ora che sono Pio, tutti mi chiamano zio. O meglio: Pesco più gente).

E poi lui, con la forza del verbo, è capace di tutto, anche quando gli propongono poco o niente di buono.

Un bravo professore e professionista che ha lavorato sia nel pubblico che nel privato e sa parlare, raccontare, scrivere e nell’intessere nuove relazioni accresce la propria influenza e il proprio potere.

A differenza del Comandante Supremo ha saputo dettare l’agenda e governare il tempo della politica. Ha acquisito e sviluppato consapevolezza. La vicenda che l’ha visto coinvolto e battagliare, dando sfogo in modo pacato alla propria rabbia, adesso che, sapendo usare la testa, ha vinto, è un monito anche per quanto riguarda il metodo. In un cambiamento di prospettiva saprà “sperimentare” qualcosa di completamente distinto?

Si tratta di dare credito all’esperienza politica che prende corpo senza cancellare la distinzione tra dentro e fuori, nell’esercitare soggettivamente e oggettivamente il dubbio. Capace di pensare al bene comune si presenta consapevole dei rischi da correre nelle sfide in corso. L’esperimento potrà sempre archiviarlo come un “sogno interessante”. Ma soprattutto confida con forza nella propria coscienza (non teme che faccia acqua e finisca per sprofondare?!), perché sa che può sempre battere in ritirata e tornare calmo e placido a sedersi nel suo scranno.

Su quale presupposti nasce il nuovo governo?

Riconciliare il popolo con la politica è possibile e bisogna essere in grado di farlo nel dare delle risposte valide, coinvolgendo i soggetti, a partire dalle sfide importanti che comportano anche dei costi e riguardano tutti. GOOD LUCK e speriamo di non avìri ‘u carbuni vagnatu.



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