Viaggio all’interno della conoscenza ai tempi di internet, fra invenzioni e slogan
Pensiamo che grazie a internet abbiamo la possibilità di conoscere di più e meglio rispetto al passato. Affermazione senz’altro condivisibile. Ma solo in una prospettiva di principio formale. La realtà spesso diverge dalle enunciazioni di augurio.
Vorrei farvi riflettere su alcuni aspetti della conoscenza ai tempi di internet.
i. La conoscenza ai giorni nostri si basa sull’uso di strumenti diversi rispetto al passato. Fino a qualche anno fa per acquisire elementi di conoscenza adoperavamo lo strumento classico del sapere. Mi riferisco al libro. Oggi, al contrario, lo strumento principale è diventato internet. Libro e internet presuppongono un approccio del tutto opposto.
ii. Un primo approccio può essere quello psicologico. Quando si comperava un libro si aveva la sensazione di acquisire realmente conoscenza. Ciò non è dimostrabile con internet in quanto tale strumento sembra pervaso da un’aurea di sfuggente immaterialità.
iii. Il tempo assume un differente significato se rapportato al libro ed a internet. Per acquisire il contenuto di un libro dovevi dedicare tempo. Ovverossia era necessario prevedere l’utilizzo di una certa quantità di tempo. Un libro si leggeva in “x” settimane o “y” mesi. Internet non ti consente questo. E’ uno strumento veloce. La notizia “a” o l’articolo “b” lo puoi leggere soltanto ora. Se passa qualche minuto non lo trovi più. Qualcosa di nuovo li ha sostituiti.
iv. Da qui discende una considerazione che considero fondamentale. Il processo di conoscenza mediante l’utilizzo di un libro è un processo completo. Presuppone un accumulo lento degli elementi conoscitivi e ti fornisce un metodo per acquisirli. Nulla di tutto questo accade con internet. E’ un processo dell’immanente. Che va per flash repentini. Non ti fornisce alcun metodo per acquisire, analizzare e valutare le informazioni ricevute.
v. Pertanto, le reazioni sono anche di differente entità. L’acquisizione di conoscenza mediante il libro è un processo consapevole e voluto. Il tuo io diventa protagonista nel processo di acquisizione della conoscenza. Internet non ti permette tutto questo. Tu diventi prigioniero dell’incessante afflusso di notizie. Tu credi che più informazioni hai più conosci. Il parametro quantitativo non è mai un parametro appropriato per valutare se uno conosce o meno.
vi. Il feedback è di conseguenza diacronico. Il processo di acquisizione della conoscenza ai tempi del libro era un processo completo in quanto presupponeva un intervento critico dell’io che avviava tutta una serie di riflessioni su quanto appreso. Intervento critico che è assente del tutto in questi tempi dominati da internet. Infatti, internet fornisce, spesso e volentieri, elementi di conoscenza parziali e non veritieri. Tu accedendo a una pagina di un qualsiasi sito internet vedi solo l’intestazione della notizia o dell’articolo, ma poi non leggi il contenuto. L’intestazione è costruita in modo da esercitare un certo tipo di influenza sul tuo io e orientarne i successivi comportamenti. E’ come se ci fosse una volontà manifesta a interrompere un processo di conoscenza completo ed esaustivo.
A completamento di quanto accennato sopra mi sembra cosa opportuna fornirvi degli esempi concreti. Prendiamo due tipologie di notizie che si trovano con bella frequenza su internet: la globalizzazione e il mondo islamico. Su queste due tipologie di notizie si costruiscono delle false notizie. False non perché non vere, ma perché ricostruiscono la realtà in modo parziale e tendenzioso. Nello specifico ti fanno capire che la globalizzazione non è esistita nel passato. Oppure. ti impongono una lettura erronea dell’islamismo.
Approfondiamo la nostra riflessione dedicando alcuni paragrafi proprio alla globalizzazione e al mondo islamico.
- Globalizzazione
E’ credenza diffusa che il Sahara non possa aver ospitato civiltà. Tale credenza si basa su una constatazione che riguarda il presente. Ci è insegnato che il Sahara è un deserto. Un luogo certamente non propizio alla vita umana. Invece, non è stato così. Alla fine dell’Era Glaciale il Sahara era una delle zone più lussureggianti del mondo. Dove ora notiamo montagne divorate da un Sole bruciante e un vento sferzante si estendevano, più di 10.000 anni fa, immense foreste. A valle l’area del Sahara era solcata da fiumi e vi erano ospitate vaste aree lacustri. Una condizione climatica ideale per lo sviluppo della vita umana. Ciò che si andò creando nel Sahara, ad esempio nell’area di confine fra il Ciad e la Libia, fu una civiltà estremamente evoluta. Una civiltà sedentaria organizzata in villaggi dove si intraprendevano innumerevoli attività umane. L’artigianato. La pastorizia. L’agricoltura. Di questa civiltà ci sono rimasti pregevoli manufatti come anche delle stupende immagini dipinte in caverne o su rocce esterne. Tutta questa area divenne un punto di attrazione formidabile per molti popoli. A popolazioni autoctone si aggiunsero popolazioni allogene. Alcune addirittura provenienti dalle lontane Mesopotamia e Palestina! Questo 7.000 anni fa. Il Sahara di allora era un esempio di globalizzazione “ante litteram”. Ed anche di “melting pot”… Era luogo di confluenza di popolazioni di diversa genia ed aveva, mi riferisco sempre al Sahara, intensi scambi con le aree viciniore. Circa 4.000/5.000 anni fa il Sahara cominciò ad inaridirsi diventando una zona non più ospitale alla vita umana. Buona parte delle popolazioni residenti nella parte orientale iniziò a spostarsi verso la fertile vallata del Nilo contribuendo alla nascita e sviluppo della civiltà egizia.
Ho voluto, espressamente, darvi come esempio esplicativo il Sahara per farvi capire che la globalizzazione appartiene al genio umano. Essa è una tendenza naturale. E’ correlata al desiderio dell’uomo di conoscere il mondo in cui esso vive. L’unica differenza fra la globalizzazione del passato e quella riguardante il presente è il tempo che si impiega a trasferirsi da un luogo all’altro. Tempo da intendersi non solo come unità temporale, ma anche come disponibilità di strumenti atti allo spostamento.
In più, la storia del Sahara ci insegna un altro grande principio della storia umana. Il principio secondo cui le civiltà non nascono dal nulla, ma esse sono sempre il risultato di precedenti esperienze storiche. In un certo senso si può ben applicare il principio della transitività fra le varie civiltà. Una civiltà è il prodotto di caratteri propri su cui si innestano altri di provenienza allogena.
In sintesi, inviterei a descrivere meno sinteticamente la storia dell’uomo. Alcuni “item”, appunto, sono in essere da sempre come se fossero connaturati fin dagli albori all’indole dell’uomo. Altri, al contrario, ci fanno pensare alla storia dell’uomo come a un processo di accumulazione di “item”. Che riceviamo da altre esperienze umane e che tramandiamo alle successive alla nostra.
- Mondo islamico
Quante corbellerie si dicono e scrivono sul mondo islamico. Lo si presenta come un’entità oscurantista, mentre sono in atto decisi passi in avanti per un islam laico. Ogni notizia sembra essere il frutto di un preconcetto forzato e di conseguenza la stessa notizia non riporta nessuna analisi critica che possa fornire all’ascoltatore o al lettore criteri oggettivi di valutazione. Voglio ricordarvi alcuni fatti esemplari.
L’informazione dei giorni nostri ricorda, spesso e volentieri, che l’islam impone alle donne di portare il velo. Orbene, se si rilegge attentamente il Corano ci si accorge che non esiste tale obbligo. C’è soltanto un obbligo generico a un abbigliamento modesto e sobrio. Il velo, o i differenti tipi di velatura della persona umana, sono precedenti alla nascita della Religione Islamica! Lo chador è un tipico indumento iraniano, mentre il burqua appartiene alla storia degli usi e costumi delle popolazioni non solo afgane, ma dell’Asia Centrale. Sono diventati indumenti per così dire “islamici” solo perché tali popolazioni hanno abbracciato la fede del profeta Maometto. Vedete, dunque, la differenza.
L’Harem non è organico al mondo arabo, ma si tratta di una modalità di interazione fra i sessi ben antecedente all’avvento dell’Islam. Due gli ambiti di origine. La cultura ottomana che ha apportato alcune modifiche rispetto a similari esperienze in essere nel mondo bizantino. Oppure, ancora, l’Iran dell’Impero dei Sassanidi. Spesso in Italia, con terminologia romantica, l’Harem viene definito “seraglio”. Ancora un esempio di forzatura in riferimento all’atto di conoscenza di un termine.
Innumerevoli volte ci è stato ripetuto che l’Islam è sinonimo di ortodossia radicale. Può anche essere. Tuttavia tale visione è utilizzata in modo speculare per rappresentare la Religione Cristiana come un credo tollerante. Le cose, dal punto di vista storico, sono più complesse e presuppongono una lettura dei fatti più attenta. Vorrei ricordare la setta dei Montanisti. Originatasi in Frigia, Asia Minore, nel secondo secolo dopo Cristo, professava rigidi costumi etici e morali. La donna, ad esempio, doveva rimanere reclusa in casa e portare obbligatoriamente il velo. Si professava il sacrifico come la via più opportuna per raggiungere l’estasi mistica. Non si accettava nessuna possibilità di perdono. Fra i rappresentanti illustri di tale setta possiamo indicare l’apologeta Tertulliano nato a Cartagine intorno al 155 dopo Cristo.
La storia, ancora una volta, ci invita ad un atteggiamento più serio se vogliamo costruire un modello di vera conoscenza e informazione. Nei casi succitati essa ci ricorda con rara forza un’altra sua caratteristica peculiare. Il relativismo. Cioè quell’attitudine a considerare il fatto storico non come un’entità assoluta. A sé stante, ecco. Piuttosto come un fatto che interagisce con altri e che prende origine dall’accumulo progressivo nel tempo di “item” di differente natura.
Internet ha l’indubbio merito di aver dilatato gli orizzonti relazionali fra gli esseri umani. Ha abbattuto steccati ritenuti insormontabili solo qualche anno fa. Allo stesso tempo, purtroppo, ha banalizzato la qualità dell’informazione rendendola un prodotto costruito e fin troppo “semplificato”.
La prossima sfida sarà quella di coniugare la quantità (immensa) dell’informazione disponibile su internet, la sua velocità di diffusione e somministrazione con un inevitabile processo di qualità teso a rendere la medesima strumento utile di navigazione in un mondo divenuto per lo più complesso. Perfino ostico.
Sul rapporto internet e informazione si gioca una delle decisive partite per consolidare il concetto di democrazia condivisa e partecipativa.