Congiuntivi e kalashnikov

Dopo Bruxelles orgia di dichiarazioni
di Adriano Todaro - mercoledì 30 marzo 2016 - 3137 letture

La gentile signora Amina Fiorillo, quella mattina, si era raccomandata in modo pressante con il marito: “Mi raccomando Al, quando oggi farai la dichiarazione sulla strage di Bruxelles, ti ordino di non usare i congiuntivi perché vai a fare un’altra figura di merda”.

In realtà, il vero nome di Al è Maurizio Gasparri. Quando la moglie gli aveva parlato, era intento, per l’ennesima volta a cercare di far funzionare il digitale terrestre. “Lascia stare il digitale – aveva ordinato Amina – che tanto non riuscirai mai a farlo funzionare, concentrati piuttosto su cosa devi dire”. Lo chiama Al perché, come aveva dichiarato tempo addietro al programma di Radio2 "Un Giorno da Pecora", il Maurizio, secondo lei, assomiglia ad Al Pacino.

Così Al Maurizio Pacino si era concentrato su una frase senza congiuntivi. Giorni fa aveva polemizzato con Giorgia Meloni, ex camerata, e aveva scritto in un tweet che “le chiesimo la disponibilità” di candidarsi. In realtà, Al Pacino de noantri non ha colpa perché lui non solo non sa come sintonizzare i canali del digitale terrestre, ma neppure sa cosa sia un tweet. La colpa è del suo ufficio stampa. Per tornare alla frase, non era certo facile formularne una senza congiuntivi. Poi, improvvisamente, il colpo di genio. Finalmente Al Maurizio aveva partorito una frase-minestrone, con dentro tutto, semplice, immediata e, soprattutto, senza congiuntivi che fanno più danni che i kalashnikov.

Una frase senza congiuntivi ma ad effetto per la sua carica di drammaticità: “Siamo in guerra”. In realtà vi erano state più versioni della frase. Una prima versione diceva: “Saressimo in guerra”. Poi: “Saremo in guerra”. Amina aveva telefonato al cugino ‘Gnazio La Russa di Paternò per un consiglio e quello gli aveva consigliato di usare il presente.

Al che Maurizio Pacino era andato nel panico. A chi doveva ora fare un regalo? Ma no, gli aveva detto il cugino, cosa hai capito? Presente nel senso verbale del tempo presente. Eppure Amina non era contenta. Già cominciavano ad arrivare alle agenzie di stampa le prime dichiarazioni dei colleghi del marito ed erano dichiarazioni più lunghe, meditate, articolate.

E così Al Maurizio si era di nuovo seduto alla scrivania e, dopo sforzi immensi e viaggi continui al gabinetto (quando pensa troppo ha sempre attacchi di colite), aveva partorito un decoroso concetto.

I cittadini italiani pendevano dalle labbra di Al e anche dai suoi occhietti vispi. E Al non li ha delusi. Sentite un po’ qua che pensiero nobile: “Uccidono in nome dell’Islam. In Europa, in Asia, in Africa. E intanto Renzi porta in Italia altri clandestini a migliaia. Mentre dovremmo (qua è stato perplesso se non era meglio usare “decisimo” al presente-Ndr) espellere chi minaccia la nostra libertà. Dobbiamo ripulire i quartieri invasi da islamici. Prendono i nostri passaporti, lavorano nelle nostre città, come Salah e i suoi familiari a Bruxelles, e in cambio ci sterminano (voleva usare “sterminassero” o “sterminino”-Ndr). Basta con la retorica dell’integrazione. Perquisizione, arresti, espulsioni in Europa. Radere al suolo lo Stato islamico”.

Intanto lui si porta avanti con il lavoro e rade la lingua italiana. Sulla tragedia di Bruxelles sono stati tanti i politici italiani che hanno detto cose meditate. La Santa Che?, raro esempio di moderazione, se l’è presa con i richiedenti asilo di Milano: “Nell’area Expo un centro di prima accoglienza cioè una caserma dell’Isis nel centro di Milano. Complimenti!”. Se Gasparri ha problemi con i congiuntivi, questa ha problemi con la mappa di Milano. Forse pensa che l’Expo sia fra piazza Duomo e il Castello. Complimenti!

E mentre Renatino Brunettina invoca un “governo di unità nazionale”, Matteo III Salvini se l’ha vista brutta perché molto sfortunato. Lui a Bruxelles non c’è mai, ma quel giorno c’era e allora ecco, con indomito coraggio, che ci tranquillizza: “Sto bene (a qualche scemo dispiacerà) e torno in ufficio. Non è possibile vivere sotto il ricatto dei violenti e dei folli”.

Dal che veniamo così a sapere che Matteo III ha anche un ufficio. Cosa ci farà mai dentro quelle quattro mura? Premurosamente è venuto in soccorso al leader della Lega, Canale 5 (Mattino 5) con un lungo servizio. Poi si è fatto immortalare con un cartello con scritto “Ripuliamo le nostre città”, dimostrando così alto senso civico perché è vero che le nostre città sono sporche. Poi ha lanciato l’hashtag #iononhopaura. Forse di prendere la ramazza prestata da Bobo Maroni e ripulire la città.

Poi entra in scena l’alto cervello di Ange&Lino. Qua siamo nell’Olimpo intellettuale. La sua dichiarazione, seria, ponderata, riflessiva, supera tutte le altre e lascia sgomenti (e un po’ invidiosi) i cittadini per cotanta chiarezza: “L’unico lavoro che si può fare è avvitare finché possibile i bulloni della macchina che è comunque già posizionata nel modo giusto”.

Ohibò! Questa dei bulloni non l’aveva mai detta nessuno. Forse abbiamo un ministro dell’Interno che si diletta con il Piccolo Meccanico? Io pensavo che la macchina non fosse già posizionata e invece zitto zitto cacchio cacchio il siciliano l’ha già posizionata nel modo giusto.

Insomma, tutti parlano e straparlano della strage di Bruxelles per portare a casa qualche misero voto. Intanto dei morti, fra un po’ non si ricorderà più nessuno. Così come si sono dimenticati i morti di Parigi, di Madrid o le nostre stragi tipo via dei Georgofili. E come si dimenticheranno di quelli del Pakistan. Nessuna dichiarazione che riguarda l’esportazione della nostra civiltà in quei Paesi, esportazione fatta con aerei da combattimento e bombe più o meno intelligenti.

E dopo l’orgia delle dichiarazioni di questi giganti del pensiero debole (molto debole), meglio ricrearsi con qualcosa di più edificante ma che ha un legame con i kalashnikov dei terroristi.

Giovanni Olianas, vicesindaco di Villagrande Strisaili (Sardegna) è stato arrestato, assieme ad altre 23 persone, accusato di far parte di un’associazione per delinquere specializzata anche in colpi a portavalori. Sentite come lo descrive il procuratore antimafia di Cagliari: “Probabilmente è il cervello della banda. Sebbene incensurato, ha dato prova di esperienza criminale fuori dal comune. Costantemente impegnato nella ideazione di nuovi colpi spesso procrastinava i suoi impegni di vicesindaco per partecipare a rapine o sopralluoghi”. La banda, per i colpi, usava alcuni kalashnikov.

Immaginiamo la Giunta di Villagrande Strisaili riunita per decidere le date della convocazione del Consiglio comunale: “Facciamo dopodomani alle 17?”, chiede il sindaco. “Eh no – risponde il vice Olianas – a quell’ora ho una rapina a un portavalori e poi devo revisionare il mio mitra”.

Non è un grande? Ah, a proposito, questa cima appartiene a Forza Italia. Non vuol dire niente ma secondo me è sprecato a fare il vice sindaco in un paesino di 3 mila persone. Potrebbe aspirare ad altro, ad alti incarichi. Vicepresidente del Senato? No, lì ci sta già Al Pacino. Anche se non ha ancora capito, lui stesso, perché sta in quel posto. Per la verità, neppure noi.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -