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Comunità di Sant’Egidio - la pace si costruisce ogni giorno


Dal 1968 la Comunità di Sant’Egidio opera per diffondere l’ecumenismo, vissuto come amicizia, preghiera e ricerca dell’unità tra i cristiani del mondo intero.
venerdì 2 aprile 2010, di Emanuele G. - 277 letture

Abbiamo di recente intervistato il Prof. Alberto Quattrucci per conoscere di più le attività che la Comunità di Sant’Egidio sta portando avanti nell’Europa dell’Est.

Un’intervista per riflettere sulla nostra civiltà e su quella parte del continente europeo.

Che tipo di attività conduce la Comunità di Sant Egidio vero l’Europa dell’Est?

Dipende molto da Paese a Paese, nel senso che ogni attività della Comunità di Sant’Egidio non nasce mai da un progetto teorico elaborato a tavolino, ma sempre da una storia che scaturisce dall’incontro umano con una situazione. In Romania, solo per fare un esempio, sebbene le relazioni siano iniziate da lontano, quelle più intense sono state motivate dall’Incontro di Dialogo Inter-religioso del 1998. Da allora si è sviluppata una intensa rete di rapporti nel campo ecumenico e sono nate alcune piccole Comunità di Sant’Egidio in diverse zone del Paese. In generale le nostre attività nell’Est riguardano il campo del dialogo, soprattutto ecumenico, e ancor di più l’impegno sociale ed umano con i poveri, promosso e gestito dalle nostre Comunità locali.

Non crede che il termine Europa dell’Est abbia un sapore di esclusione?

Direi che il primo sapore è quello di una designazione geografica. Probabilmente in passato ha avuto anche un sapore di "esclusione", ma oggi credo sia diverso. Altro è parlare di un "risorgente razzismo" nei Paesi occidentali (come è avvenuto anche in Italia quando si parlava degli "albanesi" come ladri o in seguito dei "romeni" più o meno nello stesso senso).

Come giudica l’attenzione della politica italiana e dei mass media del nostro paese nei confronti di quanto succede al di là del Mar Adriatico?

La giudico molto male, poca attenzione e poco coinvolgimento. Pochissima "cooperazione". Questo vale in generale per tutta la cooperazione italiana, pensiamo all’Africa, ma è lo stesso, seppure in forme e misure diverse, verso i Paesi dell’Est.

A settembre dell’anno scorso la Comunità di Sant Egidio ha organizzato a Cracovia un meeting internazionale. Quali le motivazioni?

Le motivazioni sono da ricercare piuttosto all’origine di questo "pellegrinaggio di Incontri Interazionali" che nasce da Assisi 1986, la storica giornata di Preghiera per la Pace voluta e promossa da Giovanni Paolo II. La scelta di Cracovia come sede dell’Incontro del 2009 è legata all’invito del Card. Dziwicz, già segretario di GP II. Più in generale le motivazioni per continuare questo tipo di incontri stanno nella fiducia del dialogo come strumento per costruire la convivenza e la pace nelle diverse società occidentali ed orientali.

Perché avete scelto Cracovia? Forse perché vi è stato Vescovo Giovanni Paolo II° prima della sua elezione a Papa?

Il fatto che Giovanni paolo II sia stato vescovo a Cracovia ha aggiunto una ulteriore motivazione ed ha arricchito di un senso tutto particolare l’incontro del 2009.

Quali gli eventi più rimarchevoli di questo meeting?

Direi che oltre alla presenza di personalità significative e rappresentative, in direzioni differenti, di popoli e di situazioni specifiche - religiose e culturali - sono molto interessanti i temi trattati e sviluppati, soprattutto nei circa 30 Forum che si svolgono all’interno di ogni Incontro annuale. Importante inoltre il contatto diretto ed il dialogo vivo tra i partecipanti. Più di una volta quest’ultimo aspetto ha generato diverse occasioni di collaborazione "locale" che hanno portato a forme di pacificazione e di sviluppo di intere aree del mondo.

In che modo la religione può aiutare i popoli, le nazioni e gli stati europei a dialogare e ad incontrarsi?

La religione può costituire un ponte di comprensione tra uomini e donne appartenenti a culture differenti. Nel cuore di ogni religione, pur in lingue e tradizioni molto diverse, è scritto sempre il nome della pace e del grande valore della vita umana. A partire da qui si può molto collaborare.

Che tipo di conclusioni ha stilato il meeting? In breve, cosa fare per creare ponti di dialogo fra il versante occidentale e il versante orientale del nostro continente?

Continuare il dialogo, questa è la prima "vittoria" e il primo progetto. Non ci sono in questo senso, direi per fortuna "conclusioni", ci sono al contrario sempre "nuovi inizi" di forme di dialogo e di collaborazione.

I luoghi comuni su popoli e stati non aiutano certamente a capire e conoscere. Come operare per sovvertire questi luoghi comuni?

I luoghi comuni, altrimenti detti "pregiudizi" si combattono, ed è la nostra esperienza anche, ma non solo, in questi meeting annuali, attraverso una conoscenza e comprensione reciproca, fatta di dialogo, amicizia, insomma "incontro umano" carico di fiducia reciproca. Credo davvero sia l’unica strada.

Il dialogo fra i popoli si costruisce solamente con l’apporto della diplomazia ufficiale oppure non è meglio lasciar libero corso alla spontaneità del dialogo fra le genti?

Le due cose non sono assolutamente in contraddizione: sono molto necessari i due aspetti, entrambi debbono svolgersi e svilupparsi, a volte intersecarsi. Correggerei solo la parola "spontaneità", perché nella mia esperienza la spontaneità di un popolo speso rivela forme di nazionalismo e perfino di razzismo verso l’altro, il diverso. In tal senso direi che non esiste una "spontaneità del dialogo" o almeno è un’idea assolutamente teorica. Il dialogo non è mai spontaneo, ma è scelto e frutto di costruzione umana e culturale.

La Comunità di Sant Egidio ha in mente di sviluppare ulteriori progetti nei confronti dell’Europa dell’Est? Qualche anticipazione?

Continuare in questa linea.

Per maggiori informazioni: www.santegidio.org

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