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Comunicazione pubblica e strage di Bologna

Perché tanta barbarie? Così l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini: “Signori, non ho parole. Siamo di fronte all’impresa più criminale mai avvenuta in Italia.”

di Massimo Stefano Russo - giovedì 10 agosto 2023 - 1145 letture

E il nome di Maria Fresu 
continua a scoppiare  
all’ora dei pranzi  
in ogni casseruola  
in ogni pentola  
in ogni boccone  
in ogni  
rutto - scoppiato e disseminato -  
in milioni di  
dimenticanze, di comi, bburp. 

(A. Zanzotto, Il nome di Maria Fresu)


Angela Fresu, bimba di tre anni, è riconosciuta come la vittima più giovane della strage della stazione di Bologna del 2 Agosto 1980; il corpo della madre Maria, non verrà mai ritrovato, polverizzato dall’esplosione. Negli anni a occuparsi della ricostruzione storica e della narrazione delle stragi sono stati soprattutto i giornalisti con le loro inchieste. (Basti pensare al lavoro encomiabile di Andrea Purgatori). La storia contemporanea per gli storici resta a lungo materia scottante da maneggiare con cura e cautela, per evitare i molti i rischi di rimanere invischiati nelle trame politiche di parte. L’analisi storica oggettiva, lavoro difficile e impegnativo, ha bisogno di sedimentarsi nel tempo. La cronaca appartiene ai ricordi personali e individuali, la memoria alla testimonianza storica, con una differenza sostanziale, da un lato il personale soggettivo, dall’altro il collettivo oggettivo.

La comunicazione pubblica quale voce istituzionale, informa e orienta, è rivolta a dare indicazioni necessarie: certezze oggettivamente indispensabili, per non perdersi o peggio ancora disperdersi. Non può essere di parte e seminare dubbi richiamandosi alla “ragione critica”, inaccettabile una sfiducia in quelle stesse istituzioni di cui si è chiamati a fare da portavoce. La democrazia è una conquista da difendere con impegno e costanza, nel tenere presente che tra il 12 dicembre 1969 e il 4 agosto 1974 in Italia si contarono sei stragi riuscite e numerosi tentativi falliti, con infiniti esplosioni dimostrative e intimidatorie.

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Strage di Bologna - 01

Il 2 Agosto 1980 h 10.25 rappresenta una data e un luogo scolpito nella storia d’Italia da mantenere vivo, ignorarne storia e memoria compromette e mette a rischio il progresso democratico. La verità dell’accadere e i fatti svoltisi nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna possono far smarrire coscienza e conoscenza? L’attentato di Bologna, in tutta la sua trasversalità, ha una caratteristica specifica, a partire dalle vittime. Una tragedia cinica e disumana. L’ordigno, 23 kg di Tritolo e T4 (5 kg di una miscela chiamata Compound B, usata in campo militare, potenziata da 18 kg di nitroglicerina a uso civile), secondo le perizie era custodito in una valigia posizionata su un tavolino portabagagli a una cinquantina di centimetri da terra e in prossimità di un muro portante. L’esplosione parte dalla sala d’aspetto che crolla: la deflagrazione investe anche il treno Ancona-Chiasso e distrugge 30 metri di pensilina, 85 morti e 200 feriti.

Perché tanta barbarie? Così l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini: “Signori, non ho parole. Siamo di fronte all’impresa più criminale mai avvenuta in Italia.”

Bologna, città “ordinatamente complessa,” punto di snodo, farà da sfondo a una storia drammatica che non è un “non –luogo” di transito, solo di passaggio. In un crocevia di binari è uno snodo ferroviario importante. All’inizio si parla di uno scoppio fortuito, di una inesistente caldaia sotterranea della stazione, all’altezza della sala d’aspetto di seconda classe o del bar ristorante, saltata per aria. Una teoria che dura poche ore per seguire la pista neofascista. Già il 22 agosto la Digos consegna alla procura una informativa in questa direzione, una settimana dopo vengono emessi mandati di cattura per ventotto persone.

Chi ha commesso la strage più grave della storia d’Italia e come inquadrarla? Quale il movente? Da un lato i mandanti-organizzatori e dall’altro gli esecutori-materiali, da distinguere debitamente sul piano delle responsabilità individuali e penali. Il giudizio storico-politico riveste un significato ampio e attenti al ruolo delle istituzioni, deve considerare più componenti. La partita complicata ha visto la gestione mediatica dell’evento prestarsi all’attività di depistaggio. C’è un collegamento tra la strage di Bologna del 2 agosto 1980 e quella di Ustica del 27 giugno 1980, considerata a lungo un incidente? Chi ha dato indicazioni fuorvianti e intralciato per depistare, con montature ai massimi vertici? Il cerchio dell’associazione eversiva, dei responsabili che hanno ideato, organizzato ed eseguito la strage è molto ampio e potente.

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Strage di Bologna - 02

Importante identificare e definire il contesto: gli attentati provocano sempre caos e tutto un potere occulto mira a sfruttarlo. Quali figure espressione di un potere clandestino hanno ordito la trama? Possiamo considerarli giovani invasati, “manovali del terrore”, che negli anni Settanta hanno trafficato con bombe e tritolo e tra furti di bombe a mano e di mezzi militari, si sono prestati al gioco, in una follia distruttiva? La sentenza di condanna può essere una sentenza “appesa nel vuoto?” E’ mai possibile che per il più grave delitto della storia italiana siano stati condannati degli innocenti? Quali dubbi si avanzano? Come addentrarsi nel labirinto delle carte processuali? Molte le bugie e i segreti. Francesco Cossiga presidente del Consiglio nel riferire alla Camera dei deputati la definì “di chiara marca fascista”, salvo undici anni dopo da presidente della Repubblica presentare scuse ufficiali al Msi e rinnegare l’affermazione attribuendola a informazioni errate dei servizi e al clima dell’epoca.

Chi volle, progettò la strage di Bologna e ne richiese l’esecuzione? In quale contesto è maturata? Le sentenze hanno individuato gli autori materiali. Molti i complici. Ricercare i mandanti rimane un obiettivo primario. Abbiamo un debito verso le vittime che attendono giustizia. Un dovere. La strategia della tensione ha impedito indubbiamente lo sviluppo democratico del Paese, anche perché su nessuna delle stragi che hanno insanguinato l’Italia si è fatta piena luce.

Quali le ragioni di tante anomalie italiane, non riscontrabili in altri Paesi d’Europa? Una serie di elementi vanno approfonditi. Il processo di primo grado iniziò davanti alla seconda Corte d’Assise di Bologna il 19 gennaio 1987, la sentenza emessa l’11 luglio 1988 condannerà all’ergastolo gli esponenti Nar Fioravanti e Mambro assieme a Picciafuoco. In appello il 18 luglio 1990 tutti gli imputati assolti per insufficienza di prove. Il 12 febbraio 1992 le sezioni penali della Corte di Cassazione annullano la sentenza d’appello: “illogica, priva di coerenza, non attenti nella valutazione degli indizi, scarsamente motivati ben oltre le tesi della difesa”. Il processo d’appello - tutto da rifare - iniziato nell’ottobre 1993 arriva a sentenza il 16 maggio 1994 e conferma la sentenza di primo grado: colpevoli i Nar e i depistatori.

Mambro e Fioravanti da sempre dichiaratisi innocenti in un’intervista pubblicata sul “Corriere della Sera” il 12 giugno 1994, dal titolo Loro al governo, noi all’ergastolo, ribadiscono la loro estraneità. Il comitato “Se fossero innocenti” per una campagna di non colpevolezza vede aderirvi molti intellettuali di sinistra. La sentenza definitiva arriverà il 22 novembre 1995, con Mambro e Fioravanti ritenuti esecutori materiali della strage. (Con sentenza successiva nel 2007 verrà condannato Ciavardini, nel 2020 Cavallini e nel 2022 Bellini, riconosciuto come il quinto uomo).

Chi si è sempre dichiarato terrorista, per scelta politica di spontaneismo, può confessare una strage di 85 innocenti commessa per denaro? Si può parlare di cattiverie nei propri confronti nel chiamare in causa il presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, per continuare a proclamarsi innocenti e accusati ingiustamente? Il criminale che si dichiara colpevole, in un ardire di ambiguità viscida, rimane sgradevole alla vista e al tatto, ancor di più all’ascolto, nel sentir dire e affermare: “sono un assassino, ma anche altro. Un criminale colpevole che ha subito una pena sbagliata”. Il permanere di una “zona grigia” tra la violenza e lo Stato, un’area politico-intellettuale ambigua, impone il dovere morale di “Non Dimenticare” nel continuare a ricercare la verità.


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