"È ovvio che non è e non può essere in discussione il governo". Il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volontè, ridimensiona il valore del voto di oggi a Catania. Ma lancia comunque un segnale verso Palazzo Chigi: "Come è chiaro a tutti, queste elezioni sono un test politico che va ben al di là della scelta di un sindaco".
Dopo il rullare di tamburi dei giorni scorsi, insomma, i centristi stanno ponendo sotto una luce diversa lo scontro tra il forzista Umberto Scapagnini e l’ulivista Enzo Bianco. Una sconfitta della Casa delle libertà sarebbe un altro colpo all’immagine del premier, ma non all’esecutivo.
In un primo momento, il partito di Follini aveva legato le sorti del governo e soprattutto la leadership del Cavaliere al risultato catanese. La corsa del medico personale del premier e l’impegno profuso nello scorso week end dal presidente del consiglio a favore di Scapagnini, avevano trasformato la tornata etnea nell’ultimo esame per Palazzo Chigi. L’emergenza economica, gli annunci drammatici fatti dal ministro Siniscalco hanno però modificato la situazione.
I centristi preferiscono ora rinviare a giugno, al congresso nazionale convocato per il 24 del prossimo mese a Roma, l’esame della situazione politica sia per quanto riguarda il governo sia per quanto riguarda la premiership del centrodestra nel 2006. "È ovvio - sottolinea ancora Volontè - che la sfida più grande che la maggioranza ha davanti è quella che riguarda l’economia e i conti pubblici. Su questi temi attendiamo la risposta più efficace ai propositi del presidente del consiglio".
Nel frattempo Forza Italia e Lega scendono comunque in campo per difendere il Cavaliere. "L’ultima spiaggia per il governo - sottolinea il ministro leghista del Lavoro, Roberto Maroni - sono le elezioni politiche del 2006, non Catania". Secondo l’esponente del Carroccio, "il voto in questa città non può cambiare la situazione". Sulla stessa posizione Gustavo Selva.
"Aggrapparsi al voto di Catania - osserva il parlamentare di An - per quanto i siciliani mi siano molto simpatici, mi sembra un orizzonte troppo limitato per il futuro politico dell’Italia".
Ma che la sfida catanese abbia assunto un’importanza particolare, lo si capisce dall’episodio verificatosi ieri nello stadio Massimino in cui si è disputata la partita con l’Empoli. Migliaia di volantini "pro-Scapagnini" sono stati deposti sulle poltroncine dello stadio, violando il tradizionale silenzio elettorale del sabato. Depliant che invitavano a non dimenticare il fallimento dell’Atletico Catania del 1993 e il "tradimento" che sarebbe stato compiuto dall’allora sindaco catanese.
"Enzo "Popov" Bianco abbandonò l’Atletico - si legge sul volantino - per difendere un’altra squadra e un presidente che come lui veniva dalla provincia di Enna. Basta con i tradimenti. Scapagnini: il sindaco dei fatti". I manifestini sono stati sequestrati dalla polizia che svolgeva i normali controlli di bonifica e sono state avviate le indagini per rintracciare i responsabili.
L’articolo, a firma (c. t.), è stato pubblicato su La Repubblica il 15 maggio 2005.