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Comicità è partecipazione


Openhouse incontra Antonio Albanese, e lo intervista
sabato 11 aprile 2009, di Stefania Carboni, Maddalena Barraco - 241 letture

Quello che emerge a sentirlo parlare è un paradosso:

Antonio Albanese è un comico serio. La sala in cui dovrà, per oggi, essere se stesso e basta è piena, sventola uno striscione pro scuola di Urbino In Lotta, “Nd’u culu università”. Verrà tolto e rimesso proprio all’inizio del dibattito. Albanese ne ride. Lo spettacolo di oggi è l’Italia raccontata dagli occhi di un Pierrot, uno di quelli che anche quando decide di pulire il viso dalla lacrima disegnata, mostra di avercela comunque tatuata sulla guancia.

Racconta di una vita da siciliano trapiantato a Lecco, il “rischio” di essere, come tutti, un perito meccanico, gli esordi a teatro, quel muratore gay suo primo fan che cambiava dal giorno alla notte perché si vergognava di quel che era. Racconta tutto questo per spiegare da dove nasce, in lui, quel grido d’angoscia che diventa riso: è l’osservazione la chiave. Osservare la realtà, cercare di capire sin dove si spingerà il futuro, entrare nei personaggi che popolano la realtà per capirli, distorcerli e spiegarli davvero, mostrandoli come grotteschi burattini di una realtà inquietante.

Non esiste nulla di comico in quello che spinge Albanese alla comicità, e la sua serietà deriva anche dalla profonda importanza civica che per lui ha il ruolo che ricopre: l’attacco è a quei colleghi che hanno premuto sull’acceleratore attirandosi addosso le ire funeste della classe dirigente e le ovazioni del popolo. O parte di esso. Una critica profonda, ragionata, contro chi pare “cercare” la censura per emergere non rendendosi conto di quanto sia pericoloso:

E’ un grande peccato, tendenzialmente il comico è da proteggere, perché è stato capace di dire delle cose in questi anni. Cercare la censura è un grande peccato. Non è forse anche irresponsabile nei confronti dei cittadini? Non appiattisce sulla dicotomia Berlusconi/Resto del mondo? Non fa, insomma, il loro gioco?C’è gente che il giorno prima delle elezioni ha contestato un uomo politico, e quello il giorno dopo ha vinto. Sono convinto che abbia vinto anche per questo”. Allora è l’Italia che ha aderito a Berlusconi, o viceversa? “Tutte e due le cose. C’è una maggioranza che non va ignorata, sono tutte e due le cose. Tutte e due”. E se dovessi inventare oggi un nuovo personaggio, su due piedi, quale sarebbe? “Un giovane politico. No, scherzo!”. E ride. Forse per non piangere. Ancora.

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