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Come ci mangeremo la musica

Ovvero come le più importanti case discografiche hanno deciso di curare il moribondo mercato musicale cannibalizzandolo!
di Antonio Cavallaro - mercoledì 9 giugno 2004 - 3611 letture

E’ stata annunciata nei giorni scorsi la realizzazione di un’alleanza commerciale tra Mc Donald’s e la Sony e l’inizio di una nuova campagna promozionale legata all’accordo. Nei suoi diversi punti di ristoro sparsi per tutto il mondo, la multinazionale del panino pubblicizzerà il servizio Connect con il quale la Sony si appresta ad entrare in scena nel mercato della musica online. Chiedendo o magari indicandolo semplicemente con un dito (comune prassi di chi magari non abbiente alla frequentazione, sceglie il suo panino spinto maggiormente dal suo aspetto ignorandone il contenuto) un particolare menù, si riceverà un codice per accedere al servizio di download di musica online della Sony, Connect appunto, fornendo la possibilità di scaricare un brano musicale.

La promozione che dovrebbe avere una durata variabile tra le sei e le dieci settimane e che partirà negli Stati Uniti l’otto di giugno arrivando a luglio in Europa, altro non è che la parte più spettacolare di una aggressiva campagna di marketing posta in atto dalla Sony per il suo ingresso nell’agguerritissimo settore della musica online. Facendo pagare 0,99 centesimi per un singolo brano e 9,95 dollari per un intero album, il colosso giapponese sfida la Apple, RealNetworks e Microsoft già presenti nel mercato. Se la Sony quindi spera di poter essere più competitiva anche grazie alla nuova patnership, dal canto suo Mc Donald’s punta a raggiungere una clientela appartenente a diverse fasce di età pur senza abbandonare quel mercato privilegiato della ristorazione infantile che l’accordo con un altro colosso, la Disney, ha consolidato in una posizione dominante.

Ora al di là degli aspetti relativi alle logiche di mercato per multinazionali, quello che si può evincere da questa faccenda è come la musica sia sempre più degradata dalle diverse major discografiche (divenute ormai colossi dell’entertainment a 360 gradi) a mero strumento di semplice fruizione, commercializzando e mercificando sempre più qualcosa che rimane pur sempre espressione di sensibilità e abilità.

Iniziative come questa o come il sistema "My emotion" (ovvero la possibilità di poter realizzare all’interno di negozi di musica delle proprie compilation in CD pagando una certa cifra per ogni brano scelto, senza la necessità di comprare l’intero disco) da parte delle più grandi case discografiche non mirano certo ad aiutare un mercato sempre più strozzato da imposte inadeguate e dalla pirateria (problema che, attenzione, non è solo italiano). Politiche di questo tipo livellano sempre più il mercato verso il basso contribuendo a realizzare una crescita solamente verticale, favorendo quegli artisti o presunti tale che risultano essere più conosciuti perché magari cavalcano meglio di altri particolari mode del momento o perché sospinti da manovre economiche dietro le quali si celano soggetti con precisi interessi economici, come ad esempio possono essere quelle aziende produttrici di abbigliamento sportivo che si contendono a suon di miliardi chiunque possa assurgere al ruolo di icona del mondo musicale giovanile.

E’ vero che il mondo è cambiato e cambia al vorticoso ritmo della tecnologia, ma le preferenze attribuite a queste nuove politiche di vendita, implicitamente sembrano voler accettare da parte delle case discografiche il declino di quel mercato della vendita dei dischi che fino a qualche anno fa era il fulcro imprescindibile dell’economia musicale, ammazzato, è bene ripeterlo, da imposte troppo esose e dall’inadeguata crescita della pirateria. Con conseguenze che hanno tutte delle connotazioni negative, partendo dal semplice rapporto di causa effetto, ove il cliente spaventato dal caro CD non si avvicina ad un gruppo nuovo contribuendo inconsapevolmente alla fine del gruppo in quanto tale, nonché soprattutto alla stagnazione del mercato. Quindi, e nella fattispecie in questo caso, la sensazione è che nelle colorate confezioni di cartone dei menù Mc Donald’s dall’invitante aspetto, accanto al panino rapidamente confezionato dal celere e operoso ragazzo fast-food, il ben servito non riguardi solo il vostro pasto ma un po’ alla volta, morso dopo morso, anche la musica in un qualche modo.

antonio cavallaro


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