Sergio Cofferati condannato per attività antisindacale. Filippo Penati protesta per le troppe concessioni ai rom milanesi. Due da votare
Fra poco andremo a votare ed io voglio fornirvi due nominativi affinché possiate dare il vostro voto. Sono personaggi di grande spessore, disponibili, decisi a portare avanti le nostre rivendicazioni. Con i tempi grami in cui viviamo, non è facile trovare candidati così attenti, preziosi, volenterosi, che si danno da fare per il bene di noi tutti. E soprattutto, sono personaggi che si dicono di sinistra, ma che nel tempo si sono sempre più, per fortuna, allontanati dalla sinistra. E badate che non è facile comportarsi così.
Prendete ad esempio il “cinese”, quel Sergio Cofferati che aveva portato milioni di persone a Roma per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Poi è stato paracadutato a Bologna, è diventato sindaco e ha cominciato una serie di battaglie contro i rom, la birra, i clandestini che sporcano e fanno rumore. Tutte sacrosante battaglie. Qualcuno ha cominciato ad arricciare il naso, ma il “cinese” andava dritto per la sua strada. Ad un certo punto dichiarazione shock: non sono più disponibile a fare il sindaco, vado a Genova dove ho una nuova compagna e un figlio piccolo. Ho bisogno di stare con il bimbo, con la famiglia (la seconda), ho bisogno di staccare.
Bene, hanno detto in molti a Bologna. Ce lo siamo tolto dai coglioni. Eh no! Non avete capito nulla. In Europa c’è un posto libero e, improvvisamente, con grande coerenza, il “cinese”, si rimangia tutto e afferma: obbedisco! E la famiglia? Il bimbo piccolo? Il calore di passare le domeniche a Genova? Se il partito chiama, il “cinese” si sacrifica. Allora, facciamo un po’ di conti. Ex comunista, sindaco sceriffo perché la sicurezza “non è di destra né di sinistra”, due famiglie, deludente come sindaco, assenteista da Bologna. Bene è un buon candidato. Ma manca qualcosa, qualcosa che lo possa far assomigliare a tanti altri parlamentari. Ci vorrebbe una condanna. Subito fatto. Sergio Cofferati, ex segretario generale della Cgil è stato condannato, in primo grado, per comportamento antisindacale nei confronti dei lavoratori del Teatro comunale di Bologna perché, secondo il giudice, “ha arrecato offesa alla libertà di sciopero, a prescindere dell’elemento intenzionale”.
Mi viene in mente quando ha smesso di fare il segretario generale Cgil. L’illustrato del Corriere della Sera, gli aveva dedicato diverse pagine perché il nostro Sergio era rientrato alla Pirelli di Milano e aveva dichiarato che era giusto ritornare in fabbrica. Addirittura avevano intervistato anche i colleghi del “cinese”, gli impiegati dei vicini uffici e tutti a sperticare lodi a Cofferati e alla sua coerenza del voler ritornare in fabbrica. Poco dopo la coerenza è svanita e se n’è andato.
L’altro ottimo candidato è in una dimensione più locale. Si tratta della Provincia di Milano e di quella pena che ci porta Filippo Penati. Ogni giorno una nuova. Lui deve conquistare il centro, il mitico centro a cui tutti debbono attingere. Penati ce l’ha con tutti: dagli ambulanti (irregolari) della fiera di Sant’Ambrogio, agli stranieri, agli zingari. Questi poi non li può proprio sopportare e quando ha saputo che il sindaco di Milano, suor Letizia Moratti e il prefetto Lombardi vogliono spendere soldi per un piano di alleggerimento dei campi nomadi, attraverso un’azione volta a favorire l’inserimento lavorativo e l’assegnazione di una soluzione abitativa stabile per i rom che accettino di rispettare un patto di legalità, gli è saltata la mosca al naso. I due gli sono sembrati troppo di sinistra. Così ha preso carta e penna e ha scritto infuriato al ministro Maroni, quello che si fa chiamare Bobo. E cosa dice il nostro eroe? Fa un discorso che non si può non condividere e che dimostra ampiamente la cultura sociale che permea questo inflessibile presidente: “Non posso non segnalarLe – scrive al ministro padano – la mia più ferma contrarietà a una tale soluzione, che prevede di usare denaro pubblico per creare una corsia privilegiata su casa e lavoro per i nomadi…”. Ohibò! Questo sì che si chiama parlare chiaro e intanto che c’è, chiede di assumere 100 agenti scelti nelle liste della cassa integrazione perché “nell’area metropolitana milanese c’è un clima di allarme…”.
In questo scritto condividiamo due cose: Penati parla di “ferma contrarietà”. E’ vero. Anch’io sono molto fermo e contrario ad eleggere di nuovo Filippo Penati. Ed è vero che nell’area metropolitana c’è un “clima d’allarme”. Sono allarmato che diventi di nuovo presidente della Provincia. E sono allarmato che Cofferati, il coerente Cofferati, diventi europarlamentare.