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Classifiche ambientali

Un fumo nauseabondo invade le nostre narici, ogni giorno. Non sempre l’origine è solo ed esclusivamente l’inquinamento atmosferico.
di Piero Buscemi - martedì 6 marzo 2018 - 1400 letture

Rientra tra gli effetti collaterali con i quali condividere le nostre giornate, subire l’influsso negativo dell’aria appestata da indefinibili odori e fumi di dubbia natura. Con molta sufficienza, si finisce sempre per accostarli a motivi legati al linguaggio moderno, frutto di scambi di informazione sull’argomento che televisione e giornali ci propinano ogni tanto. Parole come inquinamento, ambiente, Pm10 e similari sono entrati di prepotenza nel nostro bagaglio dialettico di tutti i giorni.

E’ riduttivo pensare che la nostra aria sia contaminata dall’eccessivo traffico automobilistico delle nostre città o dall’emissione delle lavorazioni industriali, per coloro che vivono a ridosso di raffinerie o zone industriali.

Ci eravamo scandalizzati alle notizie allarmistiche che abbiamo appreso riguardo la contaminazione di determinate zone d’Italia, quali la terra dei fuochi, e ci siamo forse anche convinti, vivendo a chilometri di distanza, che fossero problemi che solo indirettamente ci potessero coinvolgere, arrivando a pensare che fosse bastato non consumare prodotti agricoli provenienti da quelle zone per metterci in una condizione di accettabile sicurezza.

Si potrebbero spendere parole infinite sul giro di correnti atmosferiche, particelle trasportate dal vento, molecole incollate sul via vai di persone che si spostano ogni giorno in tutta Italia. Concetti troppo complicati, se non bene esperti in materia, per poter congetturare una valida ipotesi sulla vicinanza più prossima della nostra immaginazione con quelle zone inquinate.

E’ necessario tutt’altro. Qualcosa che sta veramente più vicino al nostro quotidiano, per poter capire la natura delle aggressioni che i nostri occhi distratti non riescono più a vedere e, sempre con più frequenza, neanche le nostre narici percepiscono del tutto, abituati da anni ad inalare vapori in ogni angolo di strada. Non occorre andare lontano per renderci conto che gli argomenti di dibattito che, ogni tanto, i luminari del mondo mettono sul tavolo dei loro G7, G8 o G20 che siano, non sono così lontani dalla nostra realtà, in maniera proporzionale al luogo in cui viviamo.

Per fare un esempio, in Sicilia è di pessima abitudine dare alle fiamme gli arbusti e i residui delle potature degli alberi nelle nostre campagne. Qui potremmo divagare su altri problemi che attanagliano l’isola ogni estate e dei chilometri quadrati di colline alberate e macchia mediterranea che finisce in fumo. Ci limitiamo a trattare il più ridimensionato fenomeno dei piccoli falò che si possono registrare e ad opera di contadini locali che, come un rito di iniziazione, seguono le orme delle vecchie abitudini che i padri e i nonni si sono sempre trascinati nei decenni, una volta ingenue e limitatamente deleterie.

Oggi, tra quegli arbusti, ci finisce materiale chimico e di altra natura sintetica, emettendo nell’aria sostanze che si mischiano alle altre menzionate, formando un cocktail di particelle che raggiungono il nostro organismo attraverso le narici o la pelle, con le conseguenze che un altro G (n) discuterà nelle prossime occasioni.

Sono fenomeni sottovalutati, frequenti all’inverosimile e, stranamente, ignorati anche da chi dovrebbe tutelare la salute dei cittadini, a partire da coloro in uno dei soliti giochi a scatole cinesi si incastonano tra loro, dagli uffici comunali passando dalle province, le regioni e quelle agenzie di nuova istituzione, quali Arpa e Arpal, le cui singole funzioni destano maggiore confusione tra una contorta burocrazia e la salute dei cittadini.

Eppure, è sufficiente farsi una passeggiata nelle nostre campagne per assistere quotidianamente alla formazione di piccoli falò, i cui odori emessi sanno sempre di gomma bruciata e altre "fragranze" malefiche. Capita anche, come documentato dalla foto, di veri e propri inceneritori improvvisati, in barba alle lotte che associazioni ambientaliste portano da anni sulle piazze dell’isola.

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Inceneritore improvvisato

Soffermarsi eccessivamente sui risultati ottenuti dai vari comuni, per quanto riguarda la raccolta differenziata che, in questi ultimi anni, sono diventati elementi di giudizio sulla gestione di ogni singolo comune, attraverso anche alle classifiche che vengono propinate ogni anno, toglie dall’attenzione della cittadinanza e degli amministratori quei "piccoli" problemi che, vissuti ogni giorno, segnano il livello della qualità della vita. Sarebbe, forse, pretenzioso, chiedere la formulazione di una graduatoria dei comuni con poco rispetto dell’ambiente e votati alla diffusione nell’aria di quelle effusioni secondarie che provocano, in ogni caso, un danno alla salute della collettività. Una classifica di inquinamento, per dirla in parole povere.


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