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Cinque. Collisioni


Ma da dove vengono tutte queste pietre? Non ci sono pietre qui in città. Edmond non capisce, ma prende Alice per mano e iniziano a correre
venerdì 5 agosto 2005 , Inviato da Yako - 5109 letture

Edmond sta passeggiando con fare sereno e noncurante per Russell Square Street, di ritorno dall’ufficio. La bombetta e l’immancabile ombrello, il soprabito nero stridono un po’ con l’orecchino sul lobo sinistro e il pizzetto verde, ma a lui non importa. Certo, riceve più occhiatacce ora, con quel piccolo orecchino, che prima, quando spaccava vetri, non aveva un soldo, fumava tutto il fumabile, aveva la cresta e indossava t-shirt dei Sex Pistols. In quel mondo era ben integrato, qui è un outsider. Ma ha capito da un pezzo che la vita è un gioco di travestimenti, e da quando deve pagare l’affitto e le cibarie ha imparato a non prendere molto sul serio queste faccende.

Lavora alla Eastman and Eastman and Eastman, uno studio di avvocati a Soho. È un "addetto alla riproduzione fotostatica", e la sua qualifica, che consiste sostanzialmente nel fare fotocopie dalla mattina alla sera, gli impone un abbigliamento formale. Conosce bene Nick e molti dei suoi nick, ha chattato decine di volte con lui via winmx, e hanno scambiato più album tramite il fido Azureus di quanti loro stessi non sappiano; ma quando quel buffo personaggio esce di corsa dal portone al n. 12 di Russell Square Street non gli passa neanche per la testa che quello lì che lo urta facendolo cadere sia lo stesso amico che gli ha passato quel vecchio introvabile bootleg dei Bauhaus, e, alzatosi di scatto, gli molla un fenomenale cazzotto in puro street level style. "Sta’ attento a dove vai, imbecille!" gli grida dietro, ma quello continua a correre imperterrito e trafelato come se niente fosse verso la stazione della Underground facendogli solo un frettoloso vaffanculo cockney con le due classiche dita a V.

Alice è seduta sul marciapiede, si alza di scatto e non ha neanche il tempo di chiedere se ha bisogno di una mano che Edmond le rivolge già un breve sguardo di gratitudine, si schermisce con la mano, dà due colpetti al soprabito che servono solo a fissare ancor meglio il fango e la sporcizia del marciapiede, poi raccoglie con calma l’ombrello e la bombetta, senza guardare, accingendosi ad andare. "La sua camicia si è sporcata," dice Alice, "ne vuole una nuova?" Edmond è trasecolato. di tutto quel che potrebbe essersi sporcato, la camicia è proprio l’ultima cosa. Si guarda stupito. Sporca? La camicia? Alice però è un bel tocco di figliola, e dall’accento si capisce che dev’essere spagnola. E Edmond sa quel che si dice in giro delle spagnole. "No, grazie..." sorride, guardando l’orologio. "Piuttosto, grazie per la gentilezza. Posso offrirle una tazza di tè?" "Uhm, beh, magari un caffè..." Ecco fugati gli ultimi dubbi. La voce decisa, i modi schietti, quegli occhi furbi. È italiana, non c’è dubbio. E Edmond sa quel che si dice in giro delle italiane. Ma quanti anni avrà?

Seduti al tavolino del Coven Tea Palace, Edmond e Alice parlano del più e del meno. Lui è l’ultimo discendente di un antico casato britannico, si è abbassato a fare il Barrister qui a Londra perché è sempre stato la pecora nera della famiglia e non amava la vita oziosa di chi vive di rendita. Lei naturalmente è la figlia di un noto industriale italiano della moda, venuta qui a Londra per proporre un piccolo campionario di camicie di purissima seta ad alcuni clienti di prestigio che non potevano presenziare alla settimana della moda di Milano. Ovviamente la tazzina di caffè le cade di mano, e ovviamente la camicia di Edmond è irrimediabilmente macchiata. Naturalmente Alice si farà perdonare regalandogliene una nuova, ma certo, per motivi fiscali, una pura formalità, purtroppo è costretta a chiedergli un ridicolo contributo in sterline e una firma, da depositare presso le casse del vorace fisco Britannico, così petulante nell’insistere con quel protezionistico "same in, same out" coloniale per le merci estere di fattura artigianale: chi ritorna al proprio paese con meno merce di quanta non ne aveva all’andata, dovrà pagare una multa salatissima. Niente da fare, l’Inghilterra per queste cose non è ancora del tutto integrata nel sistema europeo e bla bla bla. Alice tentenna un po’, in fondo quello è un barrister e potrebbe non bersi la balla magistrale. Ma ripensa a nonno Gino, e a come sarebbe fiero di lei. Edmond tentenna al pensiero di quante fotocopie dovrà fare per riguadagnare le cento sterline, ma se lui è un barrister non può fare una figuraccia rifiutando cento sterline per una camicia Gina originale. Sicuro che ne vuoi una sola, Edmond? Dammi il tuo numero di telefono, qualora dovessi ripensar... Quand’ecco d’improvviso l’enorme boato che fende l’aria, e tutto viene spazzato via in un lampo, come da una gomma da cancellare in mano a qualche pazza divinità. Piovono pietre. Ma da dove vengono tutte queste pietre? Non ci sono pietre qui in città. Edmond non capisce, ma prende Alice per mano e iniziano a correre.


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> Cinque. Collisioni
14 agosto 2005, di : Mary

Bellissimo! la storia diventa interessante...
> Cinque. Collisioni
3 settembre 2005

ottimo davvero... come continua?
In Glamorama II Victor Ward usa uno pseudonimo?
19 settembre 2005, di : onnivora

Nulla di nuovo comunque sul fronte occidentale...
    Chissà... spero solo che tu non sia una fotomodella terrorista...
    20 settembre 2005, di : Yako

    Siamo in attesa di un tuo geniale seguito in grado di rivoluzionare la storia della letteratura mondiale. ;D
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