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Ci voleva il M5S per privatizzare l’informatica INPS

Dopo aver ceduto la funzione della Vigilanza, ora l’INPS rischia di perdere quella dell’Informatica, con possibili conseguenze su tutte le restanti funzioni.

di Redazione Lavoro - mercoledì 22 giugno 2022 - 836 letture

Il presidente dell’INPS, dichiaratamente organico al Movimento Cinque Stelle, sul progetto di costituzione della 3-I SpA ci ha messo la faccia. La società d’informatica, al 100% a capitale pubblico versato equamente da INPS-INAIL-ISTAT, fornirà servizi e software ai tre enti e ad altre amministrazioni pubbliche. Il decreto-legge che ne prevede l’istituzione è approdato ieri in aula al Senato come atto n. 2598 per la prosecuzione dell’iter di conversione e l’avvio della discussione generale.

Nell’incontro dello scorso 16 giugno con i sindacati il presidente Tridico ha ribadito che l’informatica dell’INPS risulta di fatto privatizzata da tempo perché totalmente dipendente dalle società esterne che forniscono consulenza e servizi in campo informatico. Quindi, secondo l’economista grillino, già in predicato in passato di diventare ministro del lavoro, privatizzare per privatizzare meglio farlo attraverso la 3-I SpA con la quale si potranno ottenere economie di scala ottimizzando i costi.

Un ragionamento che lascia molto perplessi per diversi aspetti. Innanzitutto, non si può affermare che l’informatica INPS sia già stata privatizzata, perché così non è e perché altrimenti bisognerebbe denunciare il management dell’Istituto alla Corte dei conti per il mantenimento di una direzione centrale dell’informatica, la costituzione di un apposito ufficio per l’innovazione con l’assunzione di un dirigente informatico esterno, l’acquisizione di cinquecento nuovi informatici. Il ruolo troppo ingombrante delle società informatiche esterne lo ha denunciato per anni la USB, chiedendo un rilancio dell’informatica interna attraverso massicci inserimenti di personale e adeguati piani di formazione. Per questo era stata salutata con positività l’assunzione di nuovi funzionari informatici, anche se in numero non sufficiente a bilanciare il peso delle società esterne.

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Privatizzazione informatica

Inoltre, l’affermazione che attraverso la 3-I SpA si produrrebbero economie di scala porta ad altri tre ragionamenti. Si ammette esplicitamente che il personale della società non sarà in grado di fornire adeguati servizi ai tre enti e quindi sarà necessario continuare a rivolgersi alle società d’informatica che già oggi collaborano con l’Istituto. I tempi per la fornitura dei servizi e del software rischiano così di allungarsi, perché in futuro l’INPS dovrà fare riferimento alla 3-I per ottenere una procedura o l’aggiornamento della stessa e la 3-I andrà sul mercato a cercare la società che potrà fornire quel servizio. Si sta allungando e complicando la catena necessaria ad ottenere il necessario supporto informatico dal quale dipende l’attività di tutte le aree operative dell’Istituto. C’è il rischio concreto di determinare difficoltà operative a tutti i settori dell’INPS, principalmente a quelli che forniscono servizi alla cittadinanza. E non è detto che la scelta risulti vantaggiosa dal punto di vista economico, perché l’esempio fatto in riunione riguardo ad una 3-I SpA che dovrebbe massimizzare i risparmi come accade con la CONSIP non è affatto calzante. Spesso la società del Ministero dell’Economia risulta più onerosa del libero mercato.

Dopo aver ceduto la funzione della Vigilanza, ora l’INPS rischia di perdere quella dell’Informatica, con possibili conseguenze su tutte le restanti funzioni. Tra il 2008 e il 2010 circolarono proposte di esternalizzazioni di attività INPS come la cassa integrazione da affidare agli enti bilaterali, o attività da cedere alla SOGEI, altra società partecipata dal Ministero dell’Economia. C’è il rischio che l’Istituto sia spogliato a poco a poco delle sue funzioni trasformandone profondamente la natura e la mission.

Infine, il capitolo che riguarda l’attuale personale informatico dell’INPS. Nella riunione del 16 giugno è stato confermato che per l’avvio dell’attività della Società 3-I SpA saranno impiegati gli attuali informatici dei tre enti che potranno essere assegnati temporaneamente e su base volontaria alla società, in attesa di poter assumere i 1.000 ingegneri informatici trentenni di cui ha parlato in riunione il presidente Tridico. L’informatica pubblica dei tre enti sarà quindi privata di personale e questo la dice lunga sugli effetti che produrrà tale scelta. L’ufficio dell’Innovation Manager traslocherà alla 3-I come buona parte del personale informatico. Cosa e chi resterà all’INPS? Qualche malalingua sussurra che uno dei Consiglieri d’Amministrazione dell’Istituto, Roberto Lancellotti, possa diventare l’amministratore delegato della 3-I SpA. Il curriculum c’è, infatti Lancellotti ha lavorato alla Etnoteam SpA (ora NTT Data), alla McKinsey&Company Inc. Italy, dal 2017 risulta investitore, amministratore, senior advisor, ricercatore e imprenditore sociale. Dal 2020 è Consigliere d’Amministrazione dell’INPS con delega su informatica, digitale e innovazione. Sempre le malelingue parlano di Stefano Tomasini, attuale direttore dei sistemi informativi dell’INAIL, come del futuro direttore generale della Società 3-I SpA che, se si rivelerà una scelta improduttiva sul piano dell’efficienza, magari avrà svolto la funzione di poltronificio che è un must delle politiche di questo Paese.

USB si è dichiarata da subito contraria alla costituzione della Società 3-I SpA e alla privatizzazione dell’informatica pubblica. Sono state organizzate assemblee online, un significativo presidio davanti al Senato e il 20 giugno all’ISTAT hanno scioperato circa il 70% di lavoratori dell’ente contro la 3-I. Se il presidente Tridico e l’intero Consiglio d’Amministrazione non prenderanno le distanze dal progetto di costituzione della Società 3-I SpA, la USB avvierà una campagna nazionale con la richiesta delle loro dimissioni. Chi tocca l’INPS diventa automaticamente un nemico della USB.


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