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Chuck Palahniuk: Stranger than Fiction.

Non è un romanzo, l’ultima opera di Palahniuk (edita da Mondadori strade blu 2006, 15,00 euro) è una raccolta di brani non letterari ripartiti in tre sezioni: Insieme, Ritratti e Personale.

di Sonia Lombardo - giovedì 4 gennaio 2007 - 4038 letture

Non è un romanzo, l’ultima opera di Palahniuk (edita da Mondadori strade blu 2006, 15,00 euro) è una raccolta di brani non letterari ripartiti in tre sezioni: Insieme, Ritratti e Personale.

In quest’ultima l’autore ripercorre le vicissitudini precedenti la fama di Fight Club, il lavoro come meccanico, la morte violenta del padre. Ma ciò che accomuna il suo "Personale" con i "Ritratti" di personaggi come Marilyn Manson e Juliette Lewis (protagonista di Natural Born Killers), da lui intervistati, è l’istinto di aggregazione. Perchè, e sarà lo stesso Palahniuk a dirvelo: «Casomai non ve ne foste accorti, tutti i miei libri parlano di una persona solitaria che cerca un modo di entrare in contatto con gli altri».

E’ così per il protagonista di Fight Club che partecipa alle terapie di sostegno per malati terminali (esperienza vissuta in prima persona da Chuck) ed è così anche per lo scrittore che in un ciclo continuo di solitudine e aggregazione, realtà e narrazione non fa che cercare storie da raccontare e farsi raccontare delle storie. Allo stesso modo in cui degli agricoltori dello Stato di Washington partecipano al demolition derby, scontrandosi con le loro mietitrebbie e incontrandosi in cicli continui di distruzione e ricostruzione per il gusto di condividere la stessa passione, per stare "Insieme".

Palahniuk però evidenzia con la sua penna anche i lati oscuri del raccontare, quel vivere la propria vita soltanto perchè ne esca fuori un buon romanzo, prodotto da vendere a un produttore disposto ad ascoltare la tua storia per venti dollari dieci minuti a qualche raduno di aspiranti scrittori, con il rischio che la voglia di fama, di essere leggittimati agli occhi del mondo possa «ridurre la nostra consapevolezza del reale». Proprio come fa Manson che incarna in se stesso il peggio a cui si possa arrivare in modo che nessuno potrà buttarlo più giù di dove si trova, in modo da non doversi più preoccupare di ciò che pensa la gente.

Però, questi personaggi trasgressivi o alcuni romanzi e film citati nel libro come ad esempio Thelma & Louise o I Sabotatori, hanno dalla loro la capacità di mostraci anche che certi limiti possano essere superati per renderci liberi «vaccinarci dalla paura».

Ecco qual’è il messaggio ultimo che si delinea dietro questo ritratto d’America, ma che può essere esteso a tutti quelli che ora si stanno dedicano alla lettura nel loro momento di stare da soli: «cominciare a vivere in vista di quel che vorresti essere».

Sonia Lombardo


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