Rodolfo Guajana è l’eroe della Sicilia di questi giorni. Ha pubblicato, dopo la distruzione della sua azienda a causa di un incendio doloso, un appello alle chiese cristiane e ai credenti invitandoli a prendere una posizione più dura e incisiva contro la criminalità organizzata...
Rodolfo Guajana è l’eroe della Sicilia di questi giorni. Ha pubblicato, dopo la distruzione della sua azienda a causa di un incendio doloso, un appello alle chiese cristiane e ai credenti invitandoli a prendere una posizione più dura e incisiva contro la criminalità organizzata. “Vorrei che le chiese cristiane fossero più coraggiose…, forse le cose cambierebbero. Non si può essere acquiescenti…”.
Un’invocazione di questo genere, proveniente da un cattolico militante, qual è Guajana, fa trasparire una situazione delle Chiese siciliane ben diversa da quella dei tempi delle condanne di Giovanni Paolo II, del cardinale Pappalardo e del sacrificio di don Puglisi. Ma non possiamo puntare il dito solo contro il mondo cattolico. Pesantissime sono le responsabilità delle forze politiche. Basta accennare ad un male antico: il voto di scambio, praticato diffusamente, oltre che con i plenipotenziari della mafia, con gli altri poteri forti, con le formazioni sociali, con gruppi di pressione, con singoli cittadini. Non si può neanche dire, a rigore, che abbiamo partiti, governi, istituzioni, collusi in modo specifico con la malavita organizzata. Si tratta di un fenomeno di più ampia portata, che pervade gran parte della società.
Quello della Sicilia e del Meridione in genere è un modo di governare e di amministrare geneticamente colluso con il complesso degli interessi particolari, tra i quali quelli illeciti non sono che una parte. Il pubblico amministratore non ha solo a che fare brutalmente con l’interesse del mafioso, ma anche con l’interesse equivalente del normale cittadino (in gruppo o singolo) che spesso è dotato di altrettanti mezzi di persuasione. Da qui la complicità, la creazione di potentati clientelari di micidiale efficacia. Chi si occupa degli interessi generali della popolazione? Un esempio soltanto: diamo un’occhiata alle coste e ai territori dei comuni rivieraschi: il sacco edilizio, la cementificazione, la devastazione ambientale, la distruzione dei paesaggi, fin dagli anni Sessanta avanzano inesorabilmente.
Mi fermo, per il momento. Penso a Rodolfo Guajana; ammiro il suo volto onesto e coraggioso. I riflettori per qualche giorno saranno puntati su di lui. E poi?…
Chi pensa agli interessi generali della popolazione?
19 agosto 2007, di :
matrix
Ma voi giornalisti credete veramente che i comuni cittadini abbiano la possibilità giuridica di dire la verità senza essere condannati per diffamazione?
Perchè voi che potete farlo impunemente non vi impegnate a cambiare il codice penale italiano redatto a suo tempo da quel galantuomo fascista di Rocco?
Grazie.
Chi pensa agli interessi generali della popolazione?
19 agosto 2007, di :
Tony Sperandio
Che Rocco potesse essere un galantuomo, può anche darsi, non so.
Che il fascismo fosse roba da galantuomini è verissimo: in Sicilia ad esempio incontrò l’appoggio dei più importanti "uomini d’onore" dell’epoca, nel dopoguerra divenuti quasi tutti democristiani.
Molti all’epoca fecero confusione fra fasci e fasci siciliani.
Che c’entra questo con il codice Rocco? Assolutamente niente, dicevo così per dire.
Chi pensa agli interessi generali della popolazione?
20 agosto 2007, di :
marista
Purtroppo l’Italia è piena di eroi di un giorno.
Ci piacciono tanto, purtroppo servono a poco.
Lavorare per il bene comune , c’è tanta gente che lo fa, e riesce proprio perchè lo fa in silenzio, con l’esempio e soprattutto spiegando agli Italiani, popolo oppresso e confuso ad arte, come reagire, come denunciare con la speranza di evitare ritorsioni ed ottenere qualcosa.
Lo fanno in pochi : è cosa dura e non rende soldi