Chi ha paura dell’amico cattivo?

Mentre tutti attendevamo che Conte si riferisse a “parenti e amici”, le libere uscite sono state limitate ai “congiunti”, alle “famiglie che erano state separate” e a “nonni e nipoti”.
di Alessandra Calanchi - giovedì 30 aprile 2020 - 709 letture

Non credo ci sia bisogno di ricorrere al programma della De Filippi o alla sitcom Friends per ricordare al nostro primo ministro l’esistenza di una categoria di persone e di una tipologia di rapporti sociali che sono stati completamente ignorati nel suo ultimo discorso e nel DPCM del 26 aprile. Mentre tutti attendevamo un punto che si riferisse a “parenti e amici”, le libere uscite sono state limitate ai “congiunti”, alle “famiglie che erano state separate” e a “nonni e nipoti”. Sempre con guanti e mascherina, s’intende; niente party domestici.

Ora, la parola party, più volte ripetuta da Conte in relazione a possibili assembramenti familiari, mi ha fatto sorridere. L’idea che ho di cene in famiglia non è proprio quella del biondo che non impegna, né quella di un rave party fuori controllo. Ma chi può dirlo?

Piuttosto, il vuoto causato dall’assenza di un qualsiasi riferimento ad amici/he, colleghi/e, fidanzati/e mi pare molto grave, quasi un vulnus su cui riflettere. La nonnina di Pesaro sarà sicuramente felice di rivedere il nipotino di Ascoli Piceno, ma forse avrebbe gradito poter andare finalmente a far visita all’amica coetanea e sola come lei, che abita solo due strade più in là. Il nipote quattordicenne sarà felice di rivedere lo zio, ma forse avrebbe preferito poter passare un paio d’ore, seppure a distanza sociale, con la sua ragazzina.

Insomma, io vedo un problema, e lo vedo soprattutto per i giovani. Li abbiamo tartassati per anni, insultandoli per il troppo tempo che passavano davanti alla tv quando erano bambini, e poi per il troppo tempo che passavano davanti al pc e sui social network durante e dopo l’adolescenza. Poi tutto è cambiato: da un giorno all’altro andava tutto bene, perché le lezioni erano on line, gli aperitivi erano on line, perfino il medico era on line. Io insegno all’università, nelle mie aule transitano circa 300-400 studenti all’anno, e conosco bene la questione.

Avevamo torto prima, e abbiamo torto adesso, che li stiamo inchiodando a un telefonino invece di permetter loro di riprendere, poco a poco, in modo cauto, s’intende, una vita sociale vera.

I nostri ragazzi non potranno viaggiare, né andare ai concerti, o in discoteca, né fare feste per chissà quanto tempo: davvero non vogliamo dar loro nemmeno una data a partire dalla quale potranno far visita a un’amica o al compagno di banco? Il ministro se ne è dimenticato, o è reticenza? Sarà prima o dopo la riapertura dei parrucchieri e delle estetiste? Sarà prima o dopo la riapertura dei musei? O si è deciso che i ragazzi (ma anche gli anziani) devono accontentarsi di socializzare via web?


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