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Chi ha paura dei braccianti USB?

Sciopero nelle campagne, per Soumaila Sacko
di Redazione Lavoro - mercoledì 6 giugno 2018 - 523 letture

Hanno paura di noi, delle nostre rivendicazioni, delle nostre battaglie. Hanno paura che le lotte dei migranti, degli esclusi, dei senza diritti, degli sfruttati si fondano per montare come una marea inarrestabile.

Così, visto che non gli è bastato sabato sera stroncare a fucilate la vita di Soumaila Sacko – che lascia la giovane moglie e una figlia di 5 anni - i caporali avrebbero voluto che oggi i braccianti della piana di Gioia Tauro riprendessero le loro giornate fatte di miseria e sfruttamento, senza creare problemi.

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Vignetta Vauro

Ma questa mattina (4 giugno, ndr) decine di braccianti di San Ferdinando nonostante tutto hanno avuto ugualmente il coraggio di scendere in piazza con l’Unione Sindacale di Base, per lo sciopero del settore proclamato dopo l’assassinio di Soumaila, che alle lotte di USB aveva attivamente partecipato. Chi non ha manifestato, ha comunque scioperato.

Con loro si sono mobilitati i braccianti della Puglia, bloccando completamente il lavoro, e quelli della Basilicata. Presidi sono stati organizzati davanti alle prefetture di Roma, Milano, Potenza.

Con i braccianti, con chi ha percorso migliaia di chilometri in cerca di futuro trovando solo vessazioni e umiliazioni, si sono schierati compatti i lavoratori della Logistica, altro settore che vive e prospera sulla pelle dei migranti, i quali si mobiliteranno mercoledì 5 e giovedì 6 nel nome di Soumaila Sacko. Che in Italia era arrivato in cerca di lavoro e futuro, per sé, per la moglie e la figlia rimaste in Mali, trovando invece una paga oraria di 3 euro. Che qualcuno chiama pacchia.

Per tutti l’appuntamento principale rimane fissato a Roma, sabato 16 giugno, dove si terrà la manifestazione nazionale per combattere le disuguaglianze sociali e rompere i vincoli della UE, quelli per esempio dei Trattati di Dublino che consentono all’Europa di disinteressarsi del problema migranti. Per ricordare al nuovo governo che al primo posto c’è il ristabilimento di dignità e diritti per chi lavora.


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