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Chi difende gli ultimi della scala sociale

Assunti gli addetti alle pulizie nelle scuole e tolta la Bolkenstein agli ambulanti Davvero era così complicato per il Pd fare queste due cosette? Un intervento di Fabio Sebastiani.
di Redazione - mercoledì 9 gennaio 2019 - 1115 letture

Tra i provvedimenti della Legge di Bilancio 2018 quasi del tutto ignorati dalla stampa blasonata, evidentemente attenta alla "narrazione" anti-governativa ad oltranza modello Lotta Continua, ne spiccano due: l’inizio del percorso di assunzione nei ranghi pubblici per circa dodicimila lavoratori che si occupano delle pulizie nelle scuole, e l’esclusione di alcune categorie, come gli ambulanti e gli edicolanti, dai rigori della Bolkenstein. Si tratta di due provvedimenti semplici semplici, che il Pd e tutto il baraccone politico-affaristico, che in questi anni si è raccolto dietro la bandiera del liberismo "a la carte", non è stato in grado di prendere. Si tratta di due provvedimenti, con buona pace del segretario del Pd Martina e il codazzo di giovani rampanti pronti a straparlare di difesa delle classi deboli, che vanno in una direzione chiara e lampante: difesa degli ultimi della scala sociale.

Prendiamo il caso degli addetti alle pulizie. Dopo venti anni di liberalizzazione sfrenata, con l’avvento delle cosiddette ditte nel trust degli appalti nelle scuole, la loro condizione si era fatta davvero miserrima. Scandaloso l’atteggiamento del Pd che ha difeso fino in fondo gli interessi padronali pur in presenza di vero e proprio "sfruttamento seriale" ed un evidente fallimento. Il gioco era semplice: tutte le restrizioni via via formulate dai vari governi nell’erogazione delle risorse (clamorosa quella della Consip con un taglio del 70%) venivano trasferite sui lavoratori e le lavoratrici con carichi di lavoro sempre maggiori.

Proibitive condizioni di lavoro, mobbing, sicurezza sul lavoro inesistente: un sottobosco di padroni e padroncini legati a doppio filo al mondo delle cooperative. Sarà per questo che anche l’atteggiamento della Cgil è stato a dir poco tiepido. Il massimo si è raggiunto proprio quest’anno con una parte dei lavoratori e delle lavoratrici senza stipendio per dodici mesi di fila. E impossibilitati ad abbandonare il lavoro per non perdere il posto. Come si chiama questo in un paese civile, lavoro schiavile? Dove era tutta questa opposizione del cosiddetto partito democratico? E il sindacato? Peggio, non ha mai detto una parola chiara. Tutti e due hanno sempre tenuto ben distante la prospettiva dell’assunzione pubblica. Nel caso degli ex-Lsu, che sono la componente maggioritaria del settore, il ricatto del posto di lavoro ha di fatto cancellato l’opzione dell’assunzione pubblica, pur contenuta nel loro status. Per quanto riguarda la Cgil, poi, paradossale quello che è accaduto a Latina qualche anno fa. La Cgil di fronte alla scelta se scagliarsi o meno contro la ditta che non pagava i lavoratori ha pensato bene di organizzare una elemosina andando a pietire solidarietà all’uscita dei supermercati.

La sola sigla che si è battuta per il risultato che poi è stato raggiunto è stata Usb. E per questo è stata tacciata di essere contro "gli interessi dei lavoratori". E quali sarebbero gli interessi dei lavoratori? Immolarsi sull’altare del profitto? L’affaire delle pulizie nelle scuole non è una grande prestazione da imprenditore. Tutto grava sulle braccia del singolo lavoratore. Non una lira viene reinvestita per rendere meno gravosi i processi produttivi. Non parliamo di miglioramenti nell’organizzazione del lavoro. Il controllo sui lavoratori e le lavoratrici è totale. Ed è quasi impossibile per questi trovare una qualche forma di organizzazione sindacale proprio a causa dell’estrema frammentarietà del settore. Insomma, quando arrivano i soldi dell’appalto non c’è da spendersi più di tanto: poche briciole ai lavoratori e il resto se lo pappano i "prenditori" della galassia delle coop. Un vera e propria cuccagna per i boss e i loro padrini politici, a cominciare dal Pd. Sul modo di "assegnare" gli appalti la tanto decantata Europa richiamò addirittura l’Italia già nel 2001. Qualche aggiustamento di facciata, e intanto il settore veniva foraggiato a suon di incentivi e sgravi fiscali. Negli anni si è verificato un tale spreco di denaro pubblico che ora tornare a una situazione di normalità diventa addirittura più conveniente. Quando Renzi si inventò "Scuole belle" nelle tasche delle aziende private andò dritto dritto mezzo miliardo. E la condizione dei lavoratori peggiorò addirittura perché il carico di lavoro aumentò e molti furono obbligati trasferimenti della sede di lavoro anche di cinquanta chilometri.

E veniamo alla Bolkenstein, altra grande bandiera liberista del Partito democratico. Anche qui, gli ultimi della scala sociale, i venditori ambulanti finalmente sono fuori dalla follia liberalizzatrice. Una mossa che chissà per quale motivo non è riuscita al Partito democratico. E questo nonostante i numerosi pronunciamenti proprio degli organi giuridici europei. Qui il gioco è più scoperto. Il Pd ha sempre protetto e coccolato il settore del commercio, soprattutto quando parliamo di Gdo e affini. E la Bolkenstein ha rappresentato una ghiotta occasione per fare "pulizia" nel settore ovvero tagliare le gambe ai piccoli commercianti. Perché, quindi, stracciarsi le vesti in difesa di chi si spacca la schiena letteralmente dall’alba al tramonto. Molto meglio il "modello Tredicine", ovvero un unico gestore privato per pù banchi di vendita/licenze in piazza. Questo avrebbe trasformato gli ambulanti in schiavi. Qualcuno ricorda i forconi? Quelli rappresentarono sicuramente la risposta estrema, ma in realtà il settore si è sempre battuto contro l’applicazione della Bolkenstein con vere e proprie mobilitazioni di massa. Parliamo di cifre di tutto rispetto. Gli ambulanti in Italia sfiorano i duecentomila addetti. Se a questi aggiungiamo gli edicolanti siamo intorno ai 230mila. Al Pd non fa né caldo e né freddo. Meglio i padroni del vapore.


Questo articolo di Fabio Sebastiani è stato pubblicato su ControLaCrisi.



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