Saremmo partiti sempre con loro, dentro cieli sconosciuti e provare ad attaccare bottone in due ore scarse di volo. Poi ci siamo ritrovati seduti al nostro posto. Soli. Loro erano rimaste a terra a compilare la domanda di disoccupazione.
Le abbiamo sempre ammirate, scrutandole di nascosto dentro le carlinghe degli aerei, mentre indicavano ai passeggeri dove accomodarsi. O magari, seduti nelle sale d’attesa degli aeroporti, fingendo di leggere una rivista. Ma non è mai stata solo un’ammirazione. Le nostre congetture si sono spinte molto più in là. Perché la figura della hostess, che riduttivamente hanno voluto definire, assistente di volo, ci ha sempre trascinato in “voli” pindarici attraverso fantasie erotiche e sogni ad occhi aperti di avventure estemporanee che non avessero mai un seguito.
Anche soltanto nel giudicare quella intrigante attività lavorativa, siamo giunti alla conclusione che quella fosse il miglior lavoro auspicabile. Stipendi d’oro, viaggi intorno al mondo e avventure galanti erano più che sufficienti per toglierci alcun dubbio.
Un giorno, però, abbiamo cominciato ad ascoltare notizie contrastanti che parlavano di crisi economiche, di compagnie aeree da vendere agli stranieri, di manifestazioni per strada dove eravamo abituati ad osservare le tute blu in protesta, di casse integrazioni a zero ore, di assunzioni precarie dal futuro incerto, di domande di disoccupazione. Di hostess che andavano ai reality.
Quella sicumera del lavoro sicuro e ben pagato è crollata sotto i colpi di una realtà non ben definibile, dove le domande sono rimaste molte e le risposte molto poche. Lo abbiamo scoperto nel mandare le nostre figlie ad inseguire questa chimera di tailleur e cappellini, di valigie con le rotelle da trascinarsi dietro. E non è stata la difficoltà nel vedere queste ragazze, quantomeno, chiamate ad estenuanti colloqui dove testare le loro capacità a farci sorgere qualche dubbio. Forse qualcosa di più crudo e realistico ci ha risbattuto con i piedi per terra, senza troppi atterraggi di fortuna a disposizione.
Abbiamo provato a capirci di più su questa realtà, che vivono quotidianamente le assistenti di volo e abbiamo scambiato qualche parola con una di loro, Simona. Una delle diecimila precarie dal futuro incerto, sparse tra le varie compagnie.
Girodivite: Quanti hanni hai e quando sei entrata in Airone?
Simona: Ho 35 anni e sono entrata in Airone tre anni e mezzo fa, circa.
Girodivite: Quale è la prassi da seguire per essere assunti in Airone?
Simona: Mandi il curriculum e se ti chiamano, devi affrontare una
selezione…e superarla!
Girodivite: Durante questi 3 anni, che tipo di contratti hai firmato e quali gli importi medi delle buste paghe?
Simona: durante questi anni ho avuto 6 contratti a tempo determinato.
La retribuzione dipende da svariate variabili. Diciamo che il mio
stipendio medio si aggira intorno ai 1700-1800.
Girodivite: Ti hanno mai proposto un contratto a tempo indeterminato o conosci situazioni di altri colleghi assunti di recente, che hanno un contratto di questo tipo?
Simona: il contratto a tempo indeterminato non è assicurato. Anche in questo
caso, la spiegazione sarebbe abbastanza tecnica! Diciamo che in linea
generale, il contratto a tempo indeterminato arriva dopo un numero
svariato di stagioni ed in base all’anzianità aziendale maturata.
Girodivite: Come si articola l’orario di lavoro e quale è il periodo continuativo più lungo che hai avuto per contratto?
Simona: Non hai un orario di lavoro standard, diciamo così!
Ogni fine mese, escono i turni di lavoro che possono consistere in
turni in giornata, in soste in Italia, all’estero. Puoi lavorare
la mattina, la notte, nei festivi ecc..hai 10 giorni di riposo al mese
e devi garantire la reperibilità nei giorni in cui hai delle fasce di
riserva. E’ un tipo di lavoro che non ha niente che vedere coi ritmi
di un lavoro più comune.
Girodivite: Durante gli intervalli da un contratto all’altro, ovviamente hai beneficiato degli ammortizzatori sociali (indennità di disoccupazione), quali sono stati gli importi medi?
Simona: Sì, ho beneficiato degli ammortizzatori sociali, e menomale che ci
stanno! sicuramente un pò aiutano.
Esistono diversi tipi di indennità di disoccupazione e l’importo
dipende dalla media delle tue retribuzioni mensili.
In ogni caso, la disoccupazione si percepisce per un periodo di tempo
determinato di 7-8 mesi e corrisponde al 60% lordo della retribuzione media degli ultimi 90 giorni di lavoro.
Girodivite: Stai lavorando in questo periodo?
Simona: Si, sto lavorando. Ho appena firmato un contratto di 4 mesi.
Girodivite: La compagnia ti ha offerto o ti ha informato se sono previsti altri contratti di lavoro e su come saranno articolati?
Simona: In realtà la compagnia non dice nulla. Non hai mai la certezza della
continuità lavorativa, del tempo che trascorrerà prima di essere
richiamati e per quanto tempo sarai in contratto.
Girodivite: Cosa farai se non dovessi essere richiamata dalla compagnia?
Simona: Se non dovessi essere richiamata dalla compagnia, mi inventerò
qualcosa. Non ci sono alternative!
Girodivite: Dove vivi adesso, sei in affitto? E quanto paghi?
Simona: Vivo a Milano e sono in affitto. Pago circa 400 euro al mese.
Girodivite: Buon viaggio!
Simona: Grazie…
DISOCCUPAZIONE ORDINARIA
E’ un’indennità che spetta ai lavoratori, assicurati contro la disoccupazione, che siano stati licenziati.
Spetta anche ai lavoratori che sono stati sospesi da aziende colpite da eventi temporanei non causati né dai lavoratori né dal datore di lavoro (mancanza di lavoro, di commesse o di ordini, crisi di mercato ecc.). Per ottenerla bisogna essere assicurati all’Inps da almeno due anni e avere almeno 52 contributi settimanali nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro.
DISOCCUPAZIONE CON REQUISITI RIDOTTI
Spetta ai lavoratori che non hanno 52 contributi settimanali negli ultimi due anni, ma che:
nell’anno precedente hanno lavorato almeno 78 giornate, comprese le festività e le giornate di assenza indennizzate (malattia, maternità ecc.);
risultino assicurati da almeno due anni e hanno almeno un contributo settimanale prima del biennio precedente la domanda.
Spetta, di regola, per un numero di giornate pari a quelle effettivamente lavorate nell’anno precedente e per un massimo di 180 giornate.