Otto per mille. Da Ruini notizie sull’uso dell’8’6%. Come viene speso il restante 91,4%? Un articolo di Vincenzo Donvito presidente Aduc.
Ieri [4 luglio 2005] la Conferenza Episcopale Italiana ha presentato il volume "Dalla parte
delle opere - 15 anni di testimonianze del Vangelo della Carità nel Terzo
Mondo", per far vedere come spendono i soldi dell’otto per mille.
Siamo contenti della pubblicazione e auspichiamo che sia l’inizio di una
cambio di rotta: cioè informare su tutto.
Nel frattempo è bene rilevare che si tratta del rendiconto, per il 2004, di
80 milioni di euro (fonte http://www.sovvenire.it), cioè quasi la metà di
quei 190 milioni che vengono dedicati alla opere di carità, rispetto ai
complessivi 936,527 milioni incassati: E se i 190 milioni delle opere di
carità rappresentano il 18,7% del totale incassato, questi 80 milioni di cui
ci fanno il resoconto sono quasi l’8,6% del totale.
E il restante 91,4% come è stato speso?
Noi abbiamo cercato di documentarlo, in modo incompleto per difficoltà di
reperimento delle notizie, in un’apposita rubrica sul nostro sito "La pulce
nell’orecchio" (http://www.aduc.it/dyn/pulce) con un lavoro certosino durato
per ora quattro anni.
E auspicheremmo, ovviamente, che possa essere superato da un cambio di rotta
della Cei su queste informazioni.
Ma non crediamo, allo stato, che sia così, perché la non informazione giova
a quel silenzio necessario a non evidenziare il vizio originario della
legge: l’obbligo di pagare per una religione pur non avendo indicato alcuna
preferenza sulla denuncia dei redditi.
Il cardinale Camillo Ruini ha definito l’otto per mille "non soltanto
un’opportunità finanziaria in più, ma una forma di democrazia fiscale,
aperta a tutti i contribuenti....".
Facciamo notare che "democrazia fiscale" è una sorta di non-sense, in sé e
nello specifico.
Il fisco, di per sé, non è democratico, perché se non si ottempera alle sue
imposizioni, non è una scelta di non-partecipazione, ma evasione fiscale,
cioè un reato.
Nello specifico, invece, non vediamo cosa si possa trovare di democratico in
un meccanismo che se il contribuente non sceglie come indirizzare i propri
soldi per una confessione religiosa, valgono le scelte degli altri sui
propri soldi.
Qualcuno dirà: in democrazia le minoranze che si esprimono - come può
succedere nelle varie elezioni ma non nei referendum...- decidono per tutti,
e quindi anche in questo caso: si tratta di soldi che lo Stato ha deciso di
evolvere alle confessioni religiose, e per come distribuirli c’è libertà di
scelta dei singoli contribuenti ... ma ci si dimentica che stiamo parlando
dell’intimità di un individuo, non del rifacimento di una strada.
Ma allora -dice sempre il nostro qualcuno- puoi devolverli allo Stato... ma
perché lo Stato deve competere nella ripartizione di ciò che dovrebbe andare
alle confessioni religiose? E poi, lo Stato, rigira più del 40% di quanto
gli viene destinato alla Chiesa cattolica romana sotto forma di restauro
delle loro chiese... forse non è proprio libera scelta e democrazia ciò che
prevede questo meccanismo elogiato dal cardinale Ruini.
(Associazione per i diritti degli utenti e consumatori - www.aduc.it)
Vincenzo Donvito presidente Aduc
> Che fine fa l’8 per mille alla chiesa di Ruini?
15 luglio 2005, di :
rollerdivision
l’organizzazione della chiesa ricorda molto quella della Famiglia...non scherzo...a cominviare dal DON!Ci chiediamo dove vadano a finire i soldi rimanenti, dunque fatemi pensare, magari una parte nella realizzazione di chiese alla memoria di persone che in vita predicavano povertà monetaria preservando però la ricchezza d’animo,valori trascurati dalla Santa Sede.
E’ una squallida questione di interessi di un’istituzione basata su una mezza leggenda che dovrebbe servire per aiutare le persone in difficoltà e non ad arricchire vecchi cardinali che vengono a dirci di donargli l’otto per mille di ciò che una persona guadagna lavorando, con la faccia tosta di andare in giro ricoperti d’oro, secondo voi ha un senso tutto questo?
Guardiamoci dentro,ognuno di noi nel suo piccolo può aiutare molte più persone cercando di essere più aperto mentalmente e accettando una società più aperta, senza avere i paraocchi imposti dai dogmi della chiesa, se ognuno di noi fosse realmente libero di pensare a cosa sta succedendo a questo mondo, ormai bruciato dalla corruzione, dalle bugie e dagli interessi politico-economici di una società considerata evoluta e civile, ci sarebbe da chiedersi il perchè di molte decisioni governative, o comunque di enti composti da una cerchia ridotta di persone che curano gli interessi di milioni di persone, che pensano prima a se stessi, a discapito di chi affida a loro speranze di un mondo migliore per tutti.
17 luglio 2005 - Risposta notturna
17 luglio 2005, di :
Giuseppe Mazzega Sbovata
Guardare dentro noi stessi per trovarsi e trovare l’ altro è sempre una sfida attualissima. Certamente la più impegnativa che ci possa essere, ieri come oggi e come anche domani, per ciascuno di noi. Ma è proprio pensando che molte decisioni governative vengano prese da una ristretta cerchia di persone e che queste persone siano poi quasi sempre quelle, che fa nascere in me un non trascurabile senso di frustrazione. Frustrazione dovuta alla consapevolezza che l’ anche volenteroso sforzo di chi si impegna per un mondo migliore, per se e per gli altri, venga vanificato, annientato quasi, dal silenzio forzato,
che viene imposto proprio da coloro che si trovano nei posti di comando. Che hanno tutto l’ interesse a non diffondere e a rendere confuso agli occhi dell’ opinione pubblica il messaggio contenuto in una qualunque voce di dissenso. Tanto che verrebbe la voglia di scendere per strada e mettersi a gridare il più forte possibile per spezzare questo muro d’ omertà che si vuol far passare come una misura necessaria, anzi indispensabile per mantenere questo nostro egoistico stato di benessere privilegiato che noi non dovremmo permetterci di contestare. E che grava come il peggiore dei calvari su quella parte dell’ umanità che la chiesa, lo stato e tutte le nostre istituzioni dicono di voler aiutare al più presto... ... ... ... ... ... ...dicono... ... ... ... ... ... ... ...dicono...